Il figlio gay si sposa? L’ente islamico caccia la madre

il musulmano Ali Reza e suo marito Paul
Il canadese musulmano Ali Reza e suo marito Paul

A Vancouver, in Canada, Paul ha sposato il suo fidanzato musulmano, Ali Reza. Le nozze non avrebbero suscitato nessun clamore, nonostante le periodiche sparate della stampa sui matrimoni tra persone dello stesso sesso con almeno un partner di fede islamica [Il Grande Colibrì], se Ali non fosse il figlio di Siddika Jessa, segretaria generale dell’Organisation of North American Shia Ithna-Asheri Muslim Communities (Organizzazione delle comunità musulmane khoja sciite del Nordamerica; NASIMCO), e se Siddika non avesse partecipato orgogliosamente alla cerimonia. Alcuni fedeli indignati hanno lanciato una petizione su iPetitions per chiedere le dimissioni della donna e anche del presidente dell’associazione, Mohammad A. Dewji, colpevole di essere a conoscenza del matrimonio e di non aver fatto nulla per dissuadere gli sposi.

Un principio di giustizia

Siddika Jessa si è dimessa, ma ha difeso la propria scelta, con una lettera aperta ripresa dal sito The Ex-Muslim: “Nei momenti bui ho capito che Ali può vivere una vita autentica e non nascondersi per paura del rifiuto solo in un modo: dandogli spazio per raggiungere il suo potenziale umano come creatura di Dio. Solo Dio potrà giudicare mio figlio nel giorno del giudizio. Se un Dio compassionevole dà sostegno a ogni essere umano, chi sono io per privare mio figlio di sostegno? L’ho fatto in quanto madre che ha portato Ali Reza nel grembo per nove mesi e lo ha nutrito. Come potrei io, come madre, discriminare mio figlio? E se Dio è così giusto, come potrei non seguire questo principio di giustizia e agire di conseguenza?”.

Lo strano caso delle ennesime prime nozze gay tra musulmani

In un comunicato stampa sul sito della NASIMCO, però, Dewji ha sottolineato che l’associazione “respinge con forza le recenti affermazioni secondo cui l’organizzazione tollererebbe e sosterrebbe un comportamento considerato non islamico. Ci sforziamo di mantenere e promuovere i valori, gli ideali e le pratiche della fede islamica sciita khoja. Qualsiasi affermazione contraria è falsa e fuorviante”. Dewji si è comunque dimesso, come ha comunicato su Twitter, nonostante la petizione nel frattempo sia stata cancellata.

Diritti “sconvolgenti”

Ma la NASIMCO non è l’unica organizzazione dell’America settentrionale ad aver cacciato qualcuno solo perché LGBTQIA-friendly: a Chicago, negli Stati Uniti, l’organizzazione ombrello Islamic Society of North America (Società islamica del Nordamerica; ISNA) ha allontanato Muslims for Progressive Values (Musulmani per i valori progressisti; MPV) perché esponevano sul proprio banchetto delle brochure a favore dei diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali e asessuali), che potevano risultare “stressanti” e persino “sconvolgenti” (sic!) per i visitatori. Farhan Syed, dirigente dell’ISNA, ha anche provato a indorare la pillola dicendo di avere vari amici gay che invita pure a cena (sic!!).

Islam e libertà: i valori di Muslims for Progressive Values

Ani Zonneveld, imam e presidentessa di MPV, non ha avuto peli sulla lingua parlando con The American Spectator: “Siamo schifati e stanchi del modo ipocrita con cui dicono di essere alleati delle persone LGBT: sono alleati solo davanti alle telecamere!”. Non è tenero neppure il comunicato ufficiale di Muslims for Progressive Values: “Dopo la sparatoria nel nightclub Pulse di Orlando, fatta da un musulmano gay che odiava se stesso perché indottrinato da insegnamenti omofobi, molte moschee affiliate all’ISNA hanno detto di sostenere i diritti delle persone LGBTQ. Questo incidente getta luce non solo sull’autentica politica dell’ISNA e delle sue moschee verso i musulmani LGBTQ, ma anche sulla loro intera interpretazione discriminatoria e intollerante dell’islam”.

È ora di scegliere

Questi gravi episodi interrogano i fedeli, chiamati a decidere se queste organizzazioni rappresentative li rappresentino davvero. E interrogano anche chi si batte a favore dei diritti umani senza essere musulmano: ci si può accontentare di parole di condanna e biasimo senza effetto oppure si può sostenere attivamente chi cerca di difendere la dignità e la libertà di ogni individuo. Per questo, per esempio, è importante che musulmani e non sostengano su Produzioni dal Basso il progetto “Allah Loves Equality”, che permetterà di dare voce alla comunità LGBTQIA pachistana. Per dimostrare che questa comunità esiste e per rompere il tentativo dell’oscurantismo di conquistare il monopolio assoluto nel dire cosa sia l’islam.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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