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Il matrimonio tra Nikesh e Sonu non è stato proprio quello che si sogna di solito: i due ragazzi si sono scambiati le tradizionali ghirlande di fiori e gli anelli di nascosto nel parcheggio del tempio indù di Guruvayur, in Kerala, stato meridionale dell’India. Era il 5 luglio del 2018 e nel paese asiatico l’omosessualità era ancora un reato: solo due mesi e un giorno più tardi la Corte suprema avrebbe finalmente cancellato il crimine di “rapporti carnali contro l’ordine della natura“, retaggio della dominazione coloniale britannica. Il loro gesto d’amore rischiava di farli finire in galera.

Poi, appunto, l’omosessualità è diventata legale e la coppia è stata la prima di tutto il Kerala, uno stato con più di 33 milioni di abitanti, a fare coming out pubblicamente. È stata un’altra scelta coraggiosa, anche se tutto è andato bene: l’accoglienza di amici, parenti e colleghi è stata molto calorosa. Forse anche questa inaspettata reazione positiva ha alimentato la forza e la speranza della coppia, che ora ha deciso di fare un passo avanti: dopo aver chiesto il riconoscimento del proprio matrimonio alle autorità religiose e politiche e aver ottenuto solo dinieghi, i due sposi si sono rivolti all’Alta corte del Kerala.

Gli stessi diritti?

Secondo i due giovani, la legge che concede il diritto di sposarsi solo alle coppie eterosessuali è incostituzionale, perché viola l’articolo 15 della costituzione indiana, che vieta le discriminazioni basate su religione, etnia, casta, genere o qualsiasi altra condizione. L’impossibilità di sposarsi nega il diritto all’autodeterminazione di chi ama una persona dello stesso sesso e ne lede la dignità: è un dato di fatto e toccherà ai giudici stabilire se tutto questo può essere considerato legale in uno stato che si proclama democratico.

La sentenza della Corte suprema che ha legalizzato l’omosessualità rappresenta sicuramente un punto di partenza importante e una fonte di speranza, perché, anche se non ha introdotto diritti come il matrimonio, le adozioni o le pensioni di reversibilità, ha stabilito chiaramente che devono essere riconosciuti alle persone omosessuali gli stessi diritti e le stesse libertà di cui godono quelle eterosessuali: per quanto ancora durerà il paradosso, che conosciamo molto bene anche in Italia, per cui abbiamo in teoria gli stessi diritti, ma in pratica non possiamo goderne?

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da kunjan detroja (CC BY-SA 2.0)

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