L’Alta corte del Kenya ha stabilito che il prossimo 22 febbraio annuncerà il destino della legge locale che punisce gli atti sessuali tra due uomini o due donne con sentenze fino a 14 anni di prigione. Per quanto la legge non venga applicata, questa sarebbe una sorta di incoraggiamento per i comportamenti discriminatori, e talvolta violenti, molto frequenti nel paese.
Attivismo keniano
Il caso è stato portato avanti dalla National Gay and Lesbian Human Rights Commission (Commissione nazionale per i diritti di gay e lesbiche; NGLHRC), un’organizzazione indipendente che fornisce supporto legale gratuito alle minoranze sessuali.
L’avvocatessa Njeri Gateru, direttrice della NGLHRC, ha dichiarato: “Come avvocati crediamo nell’uguaglianza della protezione della legge e nella costituzione. Questi lasciti coloniali vanno ad attaccare i diritti fondamentali delle persone LGBT e le ostracizzano dalla società, portando miseria, isolamento e devastazione nelle loro vite. Noi crediamo che non ci debba essere posto nella nostra democrazia per delle vecchie leggi discriminatorie“.
Dalla sua fondazione, nel 2013, la NGLHRC ha assistito più di 3mila persone in casi che vanno dall’omicidio alle molestie sessuali, dai pestaggi ai ricatti e alle estorsioni. L’organizzazione ha già ottenuto anche diverse vittorie sul campo politico e nelle aule di tribunale: ad esempio, lo scorso marzo ha vinto un processo alla Corte d’appello contro l’uso dei test anali obbligatori per gli uomini “sospettati” di essere omosessuali.
Lasciti coloniali
La legge ancora in vigore in Kenya è una delle 70 leggi ancora in vigore nel mondo che puniscono i rapporti tra persone dello stesso sesso. Gli ultimi paesi a depenalizzarli sono stati l’India e Trinidad e Tobago. Come nel caso dell’India, la legislazione locale in materia è un’eredità del passato coloniale britannico, dove erano state varate leggi per punire gli “atti contro natura“.
Alessandro Garzi
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì
Leggi anche:


