1.400 iscritti in appena sei settimane: ad agosto la nascita del primo gruppo online per tomboy e uomini trans in Birmania è stata un indubbio successo. E ha finalmente portato un po’ di attenzione sui tomboy (letteralmente, “maschiacci”): con questo termine si indicano le persone nate in un corpo femminile che si presentano come uomini nel comportamento, nell’abbigliamento, nella capigliatura. Le identità dei tomboy sono molte e molto diverse tra loro: ci sono persone che si identificano con il genere femminile e altre con quello maschile, c’è chi prova attrazione per le ragazze, chi per i ragazzi e chi è bisessuale. A volte un tomboy si definisce anche lesbica, altre volte uomo trans, altre volte ancora si identifica solo come tomboy.
Dal punto di vista legale, la situazione è pessima: non solo la Birmania vieta ancora ogni “rapporto carnale contro l’ordine della natura“, ma non permette neppure la rettifica del genere sui documenti. Eppure il regime, che si dimostra così determinato a reprimere con la violenza e persino con il genocidio le minoranze etniche (come dimostra la tragica sorte dei rohingya), applica molto raramente il pugno duro con le minoranze sessuali. E, lontano dalle zone degli eccidi, la società si mostra sempre più tollerante con le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali).
Luci e ombre
Una bella inchiesta della Nikkei Asian Review racconta l’esempio molto positivo di Min Min, un tomboy musulmano di 26 anni: i genitori lo chiamano “figlio” e anche al lavoro tutti rispettano e riconoscono la sua identità maschile. Tutto questo lo rende particolarmente ottimista: “Le persone che ci guardano male sono diminuite: ormai per la gente i cattivi sono i bigotti“. Anche Paing Soe San, modello trans di 24 anni, è entusiasta delle reazioni positive che hanno accompagnato la sua transizione: ha 30mila follower su Facebook ed è apparso su molte riviste.
La stessa inchiesta dà voce a tomboy che raccontano storie meno positive. Alcune famiglie interpretano l’identità tomboy come una semplice fase di passaggio e premono perché la prole torni presto sulla “retta via” della femminilità. Alcuni posti di lavoro impediscono ai tomboy di svolgere le mansioni riservate agli uomini, oppure gliele fanno svolgere, ma pagandoli con il salario più basso riservato alle donne (ma le differenze salariali tra i generi dovrebbero creare uno scandalo in sé!). Per molti, soprattutto tra chi assume testosterone, però, il problema più urgente è la mancanza di assistenza sanitaria: bisogna procurarsi gli ormoni da soli e iniettarseli senza l’assistenza di un medico, in base ai suggerimenti degli amici o ai consigli trovati online. Con tutti gli effetti collaterali e gli errori che questo comporta.
Pier Cesare Notaro
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