“Pratiche perverse, attacchi alla decenza”: così Mali Web informa la popolazione di un arresto di ragazze lesbiche. Nonostante in Mali, paese dell’Africa occidentale, non c’è una legge che punisce l’omosessualità, la comunità LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali) vive una situazione terribile. Il giornale online parla di sei ragazze “affiliate alla rete internazionale LGBT che ha origini francesi”, promuovendo l’idea che si tratti di una setta e che l’omosessualità sia un’importazione occidentale.
Le indagini della polizia sono partite dopo che una madre ha denunciato l’allontanamento di sua figlia Toutou. Tempo prima aveva scoperto che Toutou faceva parte di una fantomatica rete internazionale di lesbiche e che frequentava una ragazza. Dopo continue pressioni per riportarla sulla “retta via”, la figlia è scappata per stabilirsi fuori dalla capitale Bamako. Tuttavia la polizia è riuscita a trovarla e, a quanto racconta il giornale locale, lei stessa avrebbe poi denunciato le responsabili della rete di lesbiche. La denuncia ha permesso la cattura di cinque ragazze, trovate in un edificio affittato che, secondo Mali Web, sarebbe servito per abbandonarsi alle “loro pratiche perverse”.
Luoghi comuni omofobi
Il fatto di affittare stanze per “praticare l’omosessualità” viene spesso menzionato dai giornali maliani. Nel 2020 si parlava proprio di un’emergenza legata a tali appartamenti affittati a ore, chiamati anche “bordelli“, in cui adultə e ragazzinə (spesso descrittə come vittime adescate dalle persone più grandi) si abbandonerebbero a brutti vizi.
Purtroppo, continuando con la sua narrazione omofobica, il giornale ci tiene a precisare che, grazie agli interrogatori, sarebbero venuti alla luce i traumi e le circostanze che hanno portato queste ragazze a “cadere” nel lesbismo, raccontando i dettagli di ogni singola storia: la sfortuna di uno stupro o di aver conosciuto uomini sbagliati, l’educazione familiare, le influenze dei social network, e via dicendo. Insomma, l’omosessualità è descritta come una pratica perversa, non naturale e aliena alla cultura africana e ai valori maliani.
“Iniettano l’omosessualità”
Il Mali e il suo popolo stanno attraversando un decennio molto difficile, visti i continui colpi di stato militari e il terrorismo jihadista fuori controllo. Per questo le vite delle persone LGBTQIA+ sono maggiormente in pericolo ed è fortissima sia la migrazione interna sia l’emigrazione nei paesi vicini. Tuttavia, a quanto pare, è più facile individuare il nemico nelle persone omosessuali e nella comunità LGBTQIA+ in generale invece che concentrarsi sui problemi politici.
Ultimamente, un nuovo obiettivo per gli omofobi sono i medici che inietterebbero (sic!) l’omosessualità. Le Leghe della decenza, nate a Bamako nel 2020, si fanno promotrici della difesa dei bambini contro i medici accusati di volerli convertire attraverso delle punture. Questi movimenti si riuniscono sotto l’acronimo LCHM (Lutte Contre l’Homosexualité au Mali, lotta contro l’omosessualità in Mali), che negli ultimi anni (soprattutto dal 2017, chiamato “l’anno della crisi” per l’aumento repentino delle violenze) si sono avvalsi della rete per incrementare gli abusi online. Foto e video privati, nomi e indirizzi di casa vengono spesso pubblicati per poi facilitare la ricerca delle persone LGBTQIA+, picchiarle e postare i video dei pestaggi online.
Ginevra Campaini
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Ginevra Campaini: “Mi chiamo Ginevra e non sopporto gli stereotipi delle categorie maschile e femminile. Scrivo per imparare, capire e condividere quello che succede a me e alle persone LGBT+ nel mondo” > leggi tutti i suoi articoli



