Quando ha lasciato il Marocco per cercare rifugio in Francia, Samy aveva con sé solo i vestiti indossati poco prima della partenza. La fretta di scappare era troppa per mettersi a pensare alle valigie, e comunque i ricordi delle vecchie ferite bastavano e avanzavano a fargli da bagaglio.
Nel suo paese d’origine, Samy non ha mai davvero potuto essere se stesso. Troppo pericoloso mostrarsi in pubblico per ciò che si è realmente, assolutamente impossibile farsi vedere in giro con un altro uomo: il rischio concreto è di subire un pestaggio in piena regola o di finire direttamente in carcere. “Il codice penale marocchino considera le relazioni omosessuali come atti immorali o contro natura” chiarisce il giovane all’interno della sua testimonianza a Bladi.net. Come sa benissimo egli stesso, le pene previste per i trasgressori vanno dai sei mesi fino ai tre anni di carcere.
In fuga dalla madre
Un tempo davvero infinito, che però sembra quasi un’inezia rispetto agli anni che il ragazzo ha trascorso accanto a sua madre, o per meglio dire al suo principale aguzzino. Per quanto costi fatica ammetterlo, è stata proprio lei, la donna che l’ha messo al mondo, a rendere infernale la vita di Samy. “Quando non mi difendevo durante una rissa a scuola, quando facevo un rumore che lei giudicava poco virile, quando camminavo in un certo modo… lei mi picchiava” rammenta il ragazzo senza nascondere la tristezza. Se fosse stato per lei, a quest’ora Samy sarebbe giĂ padre di famiglia: a 16 anni la madre lo aveva promesso in sposo a una sua coetanea. “Fortunatamente – ironizza il giovane, alla fine – la ragazza in questione è andata in sposa a uno piĂą ricco“.
Una sorta di segno del destino, che ha convinto Samy della necessità di lasciare definitivamente il suo paese natale per fuggire in Francia, il paese che l’ha definitivamente accolto dopo cinque anni di peregrinazioni. Non che qui sia tutto rose e fiori, purtroppo! Per quanto la Francia sia più aperta e accogliente del Marocco, dove proprio lo scorso anno si è consumata una terrificante caccia ai gay scatenata dalle parole dell’influencer Sofia Taloni, non si può certo dire che il paese europeo sia un’isola felice.
Razzismo in Francia
A darne conferma è Nour, una delle fondatrici di Mille et une queer (Mille e una queer), un’organizzazione femminista nata per dare spazio e visibilitĂ alle donne queer di origine magrebina. Attraverso la pagina del collettivo lei e le sue compagne hanno infatti spesso denunciato “il cumulo di discriminazioni” che sono costrette a subire non solo in quanto donne e lesbiche, ma anche in quanto arabe e musulmane.
“Subiamo quotidianamente razzismo, i nostri problemi non vengono compresi” sottolinea con amarezza Assia, una giovane lesbica marocchina che proprio in Francia ha trovato il modo e il coraggio di fare coming out. Un passo avanti non da poco, che non cancella però il dolore per quegli sguardi e quelle offese che lei e tante altre ragazze sono costrette a subire.
Dolori incancellabili
I ricordi bruciano, tanto, troppo. Tornare con la mente a certi episodi fa davvero molto male. Lo sa bene Inès, una ragazza di trent’anni fuggita in Francia per poter vivere finalmente un’esistenza libera dagli stigmi e dai pregiudizi del suo paese d’origine. A Rabat, la città dove è nata e cresciuta, la giovane non ha lasciato soltanto la sua famiglia, ma anche e soprattutto la ragazza che amava. Sequestrata dalla madre, che aveva capito la vera natura della loro relazione, la compagna di Inès è stata infatti costretta a sposare un uomo scelto per lei dalla famiglia d’origine.
“Questa vicenda è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso” ha raccontato Inès nel corso della sua intervista. Rimanere a Rabat era impossibile. L’unica soluzione era abbandonare al piĂą presto la sua terra natale, anche se nemmeno la fuga e l’amore della donna che ha sposato a Parigi potranno mai lenire il dolore e il rammarico per tutti quei suoi sogni spezzati.
Nicole Zaramella
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immagini: elaborazioni da Nicole De Khors (CC0) / da pxfuel (CC0)


