Studentesse lesbiche, outing di massa in Sudafrica

studenti e studentesse in una scuola africana
Studenti e studentesse in una scuola africana

Sebbene il Sudafrica sia uno dei paesi più avanzati a livello di leggi per le persone omosessuali, c’è tanto da lavorare. Nonostante il matrimonio gay sia legale, nonostante le varie confessioni religiose si stiano aprendo sul tema, nonostante le garanzie nella costituzione del paese, la povertà e l’ignoranza mietono ancora vittime. Come abbiamo raccontato più volte, una delle piaghe sociali più forti in Sudafrica sono gli “stupri correttivi” ai danni delle donne e ragazze lesbiche, stupri che servirebbero a fargli capire cosa vuol dire essere donne [Il Grande Colibrì].

Ecco, credo che Nomampondomise Kosani, preside della Ulwazi High School di Mdantsane, nella provincia del Capo Orientale, non sia a conoscenza di queste pratiche orrende o le ignori completamente. Pochi giorni fa questa signora fa ha umiliato 38 studentesse della sua scuola tra i 14 e 18 anni d’età, convocandole assieme ai loro genitori per ammettere dinanzi a loro, a tutti gli insegnanti e tutori della scuola, di essere lesbiche.

Questa decisione è stata concepita dopo aver trovato due ragazze che si baciavano in un bagno dell’istituto. Dopodiché la preside le ha perfino insultate, ha informato la scuola che alcune ragazze stavano costringendo altre studentesse ad avere rapporti con loro e ha sostenuto che la loro omosessualità dipenderebbe dal fatto che in casa non hanno una figura paterna. Questo gesto della preside non solamente ha umiliato le studentesse, ma automaticamente le ha esposte a possibili violenze e discriminazioni da parte di familiari e amici.

Gli stupri correttivi sono spesso ordinati dalla famiglia stessa della vittima, e a questo la preside (che si rifiuta di parlare con i giornalisti, sostenendo che i fatti della sua scuola non devono interessare i media) avrebbe dovuto pensare, perché – anche se ci auguriamo di no – alcune di quelle ragazze potrebbero in questi giorni subire queste violenze, che a volte si protraggono per anni, poiché le vittime non denunciano per paura di altre discriminazioni da parte della polizia.

Le ragazze, chiamate a turno, sono state costrette ad alzarsi in piedi e a dichiarare la propria omosessualità. Alcuni genitori che già sapevano dell’orientamento sessuale delle loro figlie e che riconoscono la loro libertà di amare chi vogliono, sono rimasti scioccati dall’azione della preside. Altri hanno trovato ridicolo questo gesto, perché a scuola si viene puniti per non studiare e non per l’orientamento sessuale. Purtroppo altri genitori non sapevano che le loro figlie fossero lesbiche e tra di loro c’è chi ha semplicemente detto di discuterne in casa e chi ha promesso di picchiare la figlia o di trovare un modo per farla smettere di essere lesbica [The Citizen].

Fortunatamente in Sudafrica esistono leggi contro queste violenze e discriminazioni, e ci auguriamo che vengano fatte valere. Il portavoce del Dipartimento dell’educazione della provincia del Capo Orientale, Malibongwe Mtima, ha assicurato: “Chi sta dietro a tutto questo, dovrà affrontare l’ira del dipartimento” [Dispatch Live]. Il portavoce del South African Teachers Council (Consiglio dei docenti sudafricani), Thembelani Ndlovu, ha condannato il comportamento del preside come “fuori luogo”: “L’orientamento sessuale non può essere usato per discriminare e crediamo che sia sbagliato chiamare un gruppo di studenti per discutere di un fatto privato” [African News Network 7].

Cameron Cordell, direttore esecutivo di OUTology Network (organizzazione per le minoranze di genere e sessuali di Port Elizabeth), ha descritto l’accaduto come “assolutamente disgustoso” [Mamba Girl]. L’appello di Cordell è stato accettato dal Dipartimento della pubblica istruzione e sono previsti in un futuro prossimo diversi corsi di sensibilizzazione gratuiti per gli educatori e per gli studenti.

In un luogo dove si va per imparare e crescere non è possibile subire tali violenze. Violenze che dall’inizio del 2017 si sono ripetute in altre scuole. Al Coastal College di Durban un ragazzo è stato preso di mira dai docenti, buttato fuori di classe e ripetutamente offeso. Accusato di essere figlio di Satana perché si truccava e portava le treccine, gli veniva domandato se avesse un pene o una vagina [Times Live]. In un’altra scuola una ragazza lesbica è stata sospesa per aver rifiutato di indossare la gonna, un indumento che secondo il preside è per le donne, e quello devono indossare. Fortunatamente la madre della ragazza ha preso le sue difese [Mamba Online].

Si tratta di un veri e propri oltraggi che figure roche dovrebbe essere educative hanno fatto contro i propri studenti. Forse a molte figure educatrici in Sudafrica manca la consapevolezza dei diritti umani, che invece dovrebbero trasmettere ai loro studenti affinché questa grande nazione scardini i muri, le intolleranze e l’ignoranza purtroppo ancora radicati in certe parti del paese. Coloro a cui viene affidato il compito di crescere chi guiderà la nazione un domani, non possono venire meno ai propri obblighi costituzionali: come ha dichiarato Mtima, la costituzione non permette a nessuno di essere punito per il suo orientamento sessuale.

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

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