Pestaggi omofobici a Torino, tra i rom c’è chi reagisce

Entrano nella mia roulotte, se lo tirano fuori e mi dicono di succhiarli se non voglio le botte“. La prima volta che ha sentito questa storia, Valter Halilovic, mediatore culturale e animatore della comunità rom di Torino, quasi non ci voleva credere. Ma, nel corso delle ultime settimane, le testimonianze di minacce e violenze ai danni di omosessuali e bisessuali all’interno della comunità rom sono diventate più numerose e gravi. Halilovic ha deciso di denunciare la situazione dopo che l’altroieri notte sono stati diagnosticati quattordici giorni di prognosi ad un amico che aveva accompagnato al pronto soccorso: lo avevano ripetutamente colpito in testa con i pugni avvolti in catene di ferro. “E ad altri è andata anche peggio, con un mese di prognosi. Se va avanti così, ci scappa il morto” racconta Halilovic a Il grande colibrì.

La banda di violenti sarebbe composta da ragazzi del campo nomadi “Aeroporto”. “Hanno dai 25 ai 32 anni, girano in cinque-sette alla volta, colpiscono membri della comunità sia nel loro campo sia nel campo di via Germagnano“. Il gruppo avrebbe iniziato le proprie scorribande violente circa un anno fa, quando uno di loro è uscito dal carcere. Le loro vittime, tutte rom, sono “i più disgraziati, quelli che non possono reagire“, racconta ancora il mediatore culturale: tra di loro sembra ci siano anziani, disabili, intere famiglie che vengono malmenate, senza che siano risparmiati né i bambini piccoli né le donne. Halilovic ha raccolto in particolare le testimonianze dirette di tre omosessuali e di un bisessuale.

Uno di questi ragazzi, dopo essere stato più volte picchiato e derubato, dopo che la banda gli ha distrutto l’automobile e l’ha costretto ad abbandonare la casa faticosamente conquistata, è fuggito da Torino e spera di non essere più rintracciato dai suoi aguzzini. Gli altri tre vivono in una situazione angosciosa di costanti angherie. Solo in due, però, hanno sporto denuncia alle autorità: se in un caso il processo non si è ancora aperto, nell’altro il giudice ha vietato ai componenti del gruppo di avvicinarsi alla loro vittima. Ovviamente, purtroppo, il divieto non è stato mai rispettato: “A questi non gliene frega niente delle autorità“.

La mancata applicazione delle sentenze penali, tuttavia, spiega solo in parte perché gli altri due ragazzi angariati non abbiano sporto denuncia: i loro timori sono tanti, da quello di vedersi rovinata la reputazione rivelando il proprio orientamento sessuale alla possibilità di ritorsioni contro se stessi o contro le proprie famiglie. E alla mancanza reale o percepita di tutele legali (l’assenza dell’aggravante di omofobia per i reati è spesso sentita dalle vittime come una manifestazione di disinteresse dello stato) si aggiunge il silenzio della propria comunità: “Tutti sanno tutto, persino nelle comunità rom di origini bosniache delle altre città, ma nessuno fa niente. Quelli della banda appartengono a famiglie molto numerose e potenti e la fiducia nello Stato è molto bassa“.

La situazione, insomma, è complessa. Per ragioni contestuali, con le forze dell’ordine che, purtroppo, appaiono molto più impegnate negli inumani sgomberi fatti a scopi mediatici ed elettoralistici che in attività di integrazione. E per ragioni interne alla cultura rom, perché, come spiega Halilovic, “la comunità non ti dà nessuno spazio per ribellarti“. E allora cosa possono fare queste persone sole, che non sanno più cosa fare e dove andare? Dopo averne parlato con loro, il mediatore culturale ha deciso: “E’ tempo di parlare. E abbiamo scelto Il grande colibrì, perché magari gli altri media avrebbero puntato tutto sul sensazionalismo“. I rom sanno bene quanto le loro storie, quando finiscono nelle mani di un giornalista, possano essere usate non per risolvere problemi, ma per diffondere paura ed emarginazione…

E invece questa storia è piena di violenza, ma è anche un esempio importante di volontà di non stare più a tacere e di cambiare in meglio il proprio e l’altrui destino, come riconosce anche Paolo Hutter, giornalista e attivista gay da sempre attento anche al contrasto del razzismo: “Valter Halilovic è una figura nuova, che prende parola senza paura contro la violenza e l’omofobia. E’ un esempio di come si possono promuovere i diritti all’interno delle minoranze etniche: mantiene salda la solidarietà con la propria comunità, ma non accetta che diventi omertà“.

Ora dobbiamo dimostrare tutti che davvero i diritti sono universali, che la loro violazione non può essere intesa come un problema di un gruppo nel quale non ci si riconosce, ma invece ci riguarda tutti personalmente. Hutter è ottimista: “Con le sue strutture comunali, con la sua società civile, con le sue associazioni, Torino saprà rispondere nel migliore dei modi“. Coinvolgendo positivamente, si spera, l’intera comunità rom.

 

Pier
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17 commenti

    • Grazie per la segnalazione, Pierluigi.
      Sintetizzo per i lettori i commenti ai quali ti riferisci. Un rom abruzzese sostiene: "Io non ho mai sentito che nel mondo nomade ci sia la pedofilia, non esiste". Secondo il commentatore, inoltre, Valter Halilovic sarebbe solo a caccia di pubblicità.
      Faccio solo notare che Valter, oltre a non aver mai parlato di pedofilia e vivere a Torino (e non a 700 chilometri di distanza), avrebbe potuto rivolgersi a qualche quotidiano ben più diffuso del nostro sito, se avesse cercato pubblicità o sensazionalismo.
      In ogni caso, sono state depositate già due denunce dalle vittime delle violenze: la loro attendibilità ora sarà valutata dai giudici.

    • Ma, veramente, nell'articolo leggo l'inciso: "senza che siano risparmiati né i bambini piccoli né le donne", quindi dal tenore dell'articolo parrebbe che casi di pedofilia ci siano stati.
      Cmq, staremo a vedere.
      Magistratura a parte, penso che sarebbe una buona cosa contattare e dialogare sul punto con le associazioni rom e sinte presenti sul posto:

      http://federazioneromani.wordpress.com/2010/01/26/associazione-idea-rom/
      http://idearom.jimdo.com/mission/

      http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5257

      http://www.aizo.it/

      A presto, e buon lavoro!

    • Esiste molta confusione in questo articolo tra Pedofilia, Omofobia, Violenza sessuale su donne o su gay, Bullismo, Furti e Ricatti vari.
      L'articolo vuole denigrare i rom che finiscono in carcere?
      L'articolo vuole mettere in evidenza che c'è stata una denuncia: i dettagli della denuncia ??

    • L'inciso si riferisce a violenze "generiche" (ovviamente intollerabili tanto quelle sessuali), non a casi di pedofilia. Comunque abbiamo scritto a organizzazioni sia rom che LGBTQ*. Alcuni media della comunità rom hanno ripreso la notizia (come U Velto o lo stesso sito di Mahalla che citi), dalle associazioni omosessuali invece c'è stato silenzio, eccezion fatta per lo Sportello Migranti LGBT di Verona.
      Grazie comunque per la segnalazione!

    • Manlio Converti, cosa non ti risulta chiaro? E dove si denigrerebbero le persone che finiscono in carcere? Per quanto riguarda le denunce, mi sembra (ma posso ovviamente sbagliarmi) che l'articolo sintetizzi la situazione che viene denunciata…

  • Pier,e con questo-almeno io-concludo: non è con immaginifiche parole (mare in tempesta,burrasche, etc.etc) che si affronta la realtà.Abbiamo portato un solo Rom ad un qualsiasi titolo di studio valido qui in Italia? La parola "cultura Rom" assomiglia nella sua imprecisione a "cultura gay";ognuno è responsabile delle proprie azioni e non può farsi scudo di sedicenti tradizioni .Non si deve strillare all'oppressione ed all'intolleranza quando si danneggiano gli altri.Io ,come gay, non mi sognerei lontanamente di avere un rapporto non protetto ed invocare il cd."bare-back"come tipico della cultura gay! Il raffronto con le scuole di furto organizzato non è affatto casuale.Passati una serena estate.Con stima Luigi43

    • Il termine "cultura" nelle espressioni "cultura rom" e "cultura gay" ha significati ben diversi, perlomeno per il fatto che nel primo caso parliamo di una comunità etnica – in cui si nasce e si cresce – e nel secondo caso no.
      A parte questo, condemi, non abbiamo portato (noi chi, poi?) nessun rom a qualsiasi titolo di studio valido qui in Italia per il semplice fatto che i tantissimi rom che hanno conseguito licenze elementari e medie, diplomi, lauree o che sono diventati docenti universitari (urca urca, non lo sapevi?) i titoli di studio se li sono conquistati con la propria fatica, esattamente come tutte le altre persone (eccezion fatta per la marea di raccomandati, beninteso). Anche in questo caso, infatti, vige il principio che ognuno è responsabile delle proprie azioni…
      Ognuno è responsabile, poi, anche dei propri pregiudizi e delle proprie ignoranze, quando ha a disposizione i mezzi per superarli e non li utilizza. La responsabilità personale, in ogni caso, non esclude responsabilità collettive nei processi di emarginazione, da una parte, e nella diffusione di pregiudizi, dall'altra.
      Che l'estate anche per te sia serena, ma anche vivace e ricca di spunti per scoprire nuove cose…

    • Qualcuno vede la CULTURA solo come un concetto POSITIVO, purtroppo non è così, ma è solo l'insieme di pratiche tipiche in un certo contesto sociale e storico ad un certo gruppo sociale:
      il fascismo è un tipico tratto della cultura italiana, lo stupro etnico è cultura romana (il ratto delle sabine), la gang-bang (sesso di gruppo senza preservativi) è cultura gay, la violenza omofoba è cultura anche rom (di solito in modo repressivo e brutale con gay bruciati vivi nelle loro roulottes), la pedofilia è anche cultura cattolica….
      Manlio Converti

  • Purtroppo,anche in questo bell'articolo si parla di"cultura Rom".Perchè le cose non vanno espresse con le giuste parole? Anche mettere le vedove hindu sulla pira del defunto era "Cultura"?Chi vive ai margini,contro la Società,a spese della Società, è un controsenso che ne chieda la protezione.
    Cosa da' in cambio? Qualcuno ha mai sentito parlare di Contratto Sociale?Disponibile sempre ad un civile confronto.Luigi43

    • Nell'articolo si parla di "cultura rom" in un'unica occasione e con riferimento al rapporto (generale) tra l'individuo e la sua comunità. Per quanto riguarda le altre questioni, un civile confronto richiede il pagamento di un piccolo costo: abbandonare le rassicuranti spiagge del proprio pregiudizio e delle proprie generalizzazioni (un rom? "Vive ai margini, contro la Società, a spese della Società!") ed esplorare il mare (burrascoso, incerto, contraddittorio) della realtà.

    • Qualcuno vede la CULTURA solo come un concetto POSITIVO, purtroppo non è così, ma è solo l'insieme di pratiche tipiche in un certo contesto sociale e storico ad un certo gruppo sociale:
      il fascismo è un tipico tratto della cultura italiana, lo stupro etnico è cultura romana (il ratto delle sabine), la gang-bang (sesso di gruppo senza preservativi) è cultura gay, la violenza omofoba è cultura anche rom (di solito in modo repressivo e brutale con gay bruciati vivi nelle loro roulottes), la pedofilia è anche cultura cattolica….
      Manlio Converti

    • E meno male che ero io a fare confusione sulla pedofilia (v. tuo commento sotto)…
      Mi limito a segnalarti che la gang-bang non è necessariamente sesso di gruppo senza preservativi (che sarebbe invece un'orgia bareback) e comunque fa parte di una cultura sessuale senza alcuna distinzione di orientamento (Urban Dictionary
      , il dizionario più autorevole sugli slang, anzi, ne fornisce una definizione solo eterosessuale, anche se è noto come la pratica appassioni molti omosessuali).

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