Tel Aviv, la politica ruberà il Pride al movimento LGBT?

manifestanti al Gay Pride di Tel Aviv nel 2012
Bandiere e manifestanti al Gay Pride di Tel Aviv

Il Pride di Tel Aviv, in Israele, è una delle rare manifestazioni pubbliche dell’orgoglio LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) in Medio Oriente, insieme ai Pride turchi, e sicuramente la più grande: l’anno scorso hanno partecipato alla parata oltre 100mila persone, tra cui moltissimi turisti arrivati apposta per l’evento. Ma i giudizi su questa manifestazione sono contrastanti e spesso troppo categorici. Per alcuni è la prova della vitalità democratica e dell’apertura mentale di Israele, per altri è una foglia di fico che, dipingendo il paese come un paradiso gay, serve in realtà a nascondere l’ostilità del governo nei confronti dei diritti. Quest’ultimo giudizio è quello espresso da chi denuncia politiche di pink-washing (lo stato israeliano sventolerebbe la bandiera arcobaleno solo per distrarre il mondo dalla persecuzione dei palestinesi) e oggi condiviso a sorpresa da alcune associazioni LGBTQI israeliane, che si dicono pronte addirittura a cancellare la parata.

“UNO DEI PEGGIORI ANNI DELLA STORIA”

La controversia è nata quando il ministero del turismo israeliano ha annunciato di voler investire ben 11 milioni di nuovi sicli (oltre 2,5 milioni di euro) per promuovere il Pride di Tel Aviv: tra le spese preventivate, figura anche un aereo ridipinto con i colori dell’arcobaleno per trasportare i turisti gay. Quella che a prima vista sembrava un’ottima notizia è stata in realtà la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza degli attivisti per i diritti delle minoranze sessuali: com’è possibile che il governo, dopo un anno trascorso a ostacolare la comunità LGBTQI in ogni modo, ora cerchi di strumentalizzare il movimento arcobaleno per farsi bello agli occhi del resto del mondo?

Imri Kalman, copresidente di The Aguda, la più importante associazione LGBT del paese, spiega al Times of Israel: “A differenza delle comunità gay che hanno raggiunto obiettivi storici in tutto il mondo, la comunità gay di Israele ha vissuto uno dei peggiori anni della propria storia”. E fa un rapido cenno a quello che è successo negli ultimi mesi: omicidio di una ragazzina al Pride di Gerusalemme per mano di un ebreo ultra-ortodosso, aumento dell’80% delle aggressioni omofobiche, bocciatura di qualsiasi provvedimento gay-friendly [Il Grande Colibrì], incitamenti alla violenza di ministri e parlamentari… Il movimento non è disposto a chiudere gli occhi davanti a tutto questo in cambio di qualche milione. E per evitare strumentalizzazioni ora parla esplicitamente di cancellare la parata del Pride.

E PARATA SIA, ANCHE SENZA MOVIMENTO

Ma il comune di Tel Aviv ha idee ben diverse, come spiega la consigliera Efrat Tolkowsky, del partito socialdemocratico Meretz (Energia): “La parata si svolgerà come previsto, il comune non la cancellerà. Il comune è grato al ministero del turismo perché ha accettato la sfida e ha investito un budget mai così alto per la parata. Speriamo che gli altri ministeri facciano lo stesso”. Le opinioni delle associazioni? Come se non fossero mai state espresse. E così il prossimo 3 giugno potremmo assistere a uno spettacolo decisamente nuovo: una parata del Pride organizzata dalla politica senza il movimento LGBTQI, anzi addirittura contro il suo volere. Un evento turistico in cui i colori dell’arcobaleno saranno espropriati a chi li ha fatti brillare.

 

Pier
©2016 Il Grande Colibrì
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1 commento

  • sono d'accordo con chi non lo vorrebbe: 1) non è credibile sia veramente un obiettivo di diritto una qualsiasi manifestazione sponsorizzata da un governo contro la volontà o l'incertezza di chi di quel diritto si avvale per esistere; 2) è sicuro e provato che questa falsa apertura serva per nascondere i crimini inconfessabili ed orripilanti che la dittatura israeliana sta commettendo in questi ultimi due tre anni contro la "maggioranza" palestinese del territorio che esso israele ha abusivamente occupato dal 1948 con l'avallo degli USA; i veri combattenti per i diritti glbtqr sono coloro che rifiutano il pride così insistentemente voluto e confermato dal governo nazista dello stato; 3) non è vero che ci si deve accontentare; 4) auspico la sana collusione del movimento israeliano con quello arabo palestinese per i diritti degli omosessuali di palestina e israele: sarebbe una occasione dirompente o per sconfiggere la dittatura teocratica o per eliminare lo stato così com'è: è comunque uno stato agonizzante molto più debole di quel che si creda, solo che la spallata deve venire dall'interno, se dall'esterno figurerà sempre come vittima..ecco perchè vorrebbero fare a tutti i costi la manif pride…che i militanti quel giorno non ci siano: splendida sputtanata per lo stato che ci siano solo turisti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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