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La Corte europea per i diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato la Romania a causa del mancato intervento delle autorità in un caso di violenza omofobica. Nel febbraio del 2013, a Bucarest, l’associazione per i diritti delle persone LGBTQA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) Accept aveva organizzato la visione del film “I ragazzi stanno bene”, della regista Lisa Cholodenko, che narra la storia dei figli di una coppia composta da due donne.

Durante la proiezione, un gruppo di cinquanta esponenti di estrema destra, appartenenti al movimento fascista Noua Dreaptǎ (Nuova destra), sono entrati nella sala per interrompere l’evento, urlando frasi come “Morte agli omosessuali”. Alcuni degli assalitori avevano anche le bandiere dell’organizzazione ultranazionalista, che quindi risultava ben riconoscibile.

Polizia complice

Accept ha chiesto aiuto alla polizia, presente sul posto. Ma le forze dell’ordine si sono limitate a confiscare le bandiere e se ne sono andate immediatamente, nonostante le richieste per rimanere nella sala. E quando gli estremisti sono riusciti a mettere le mani sul proiettore, la polizia ha deciso di interrompere l’evento. In seguito alle denunce effettuate da Accept, la polizia ha aperto, e chiuso nel giro dello stesso giorno, il 14 ottobre 2014, un’indagine su quanto accaduto.

romania bandiera lgbt rainbowQuesto è uno schema molto comune quando, soprattutto nei paesi dell’est Europa, ci sono aggressioni contro eventi LGBTQIA da parte di gruppi nazionalisti o religiosi: questi ultimi creano un “disturbo” tale che la polizia deve interrompere l’evento per “ragioni di ordine pubblico”, assecondando così, talvolta non proprio in buona fede, gli obiettivi dei violenti.

Omofobia nascosta

La Corte europea ha concluso che le autorità non sono state in grado né di fornire un’adeguata protezione alla dignità delle persone aggredite, né di condurre un’inchiesta che tenesse in conto la reale natura dell’aggressione subita. Inoltre la polizia ha discriminato le vittime in base al loro orientamento sessuale: basti pensare che i verbali non parlano mai di “omofobia” o di “odio”, ma di semplici “discussioni” e “scambio di vedute” tra “simpatizzanti” di estrema destra e “seguaci” dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La Romania è stata quindi condannata a pagare, oltre alle spese legali, 7.500 euro ad Accept e 9.750 euro a ognuna delle cinque persone che hanno fatto ricorso. Iustina Ionescu, avvocata di Accept, ha accolto la sentenza con favore: “Per la prima volta la Corte europea per i diritti dell’uomo ha punito la Romania perché la polizia non ha fatto il suo dovere a causa dei pregiudizi omofobici”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

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