Omofobia e tradizione: i pilastri del nuovo impero russo

Dopo la conquista della Crimea da parte della Russia di Vladimir Putin, che ha lasciato a bocca aperta molti degli osservatori internazionali più esperti, le tensioni dentro e fuori l’Ucraina non accennano a smorzarsi e lasciano intravvedere scenari futuri sempre più cupi: mentre, nell’est del paese controllato dalle milizie filo-russe, la tregua si è sbriciolata, Mosca promette la cittadinanza a tutti i russofoni dell’ex Unione Sovietica, “il più grande popolo diviso del mondo“, mettendo in fibrillazione l’intera Europa orientale e, con essa, l’intero pianeta. L’Occidente reagisce goffamente minacciando sanzioni. L’evolvere dei fatti, il dispiegamento degli eserciti (regolari e irregolari) e la riscrittura dei confini geografici sembrano far scolorire a pallidi dettagli quasi folcloristici le pur non lontane cronache sulla persecuzione degli omosessuali in Russia: vale la pena parlarne ancora?

Facciamo un passo indietro. Alla fine del 2013 una serie di attentati terroristici sconvolge la Russia, provocando 35 morti in appena tre giorni. La stampa vicina al regime non ha dubbi nell’attribuire la responsabilità di questi fatti: islamisti, europeisti, omosessuali, liberali, democratici, comunisti, creativi. Quello che a noi appare come un elenco assurdo senza capo né coda, per la propaganda putiniana e complottista è invece l’identikit di uno spaventoso Frankestein: “E’ possibile che gli attacchi terroristici di fine anno siano stati finanziati dalla ‘classe creativa’ russa. Questi democratici europeisti si considerano una razza superiore, dotata di un nuovo sistema di valori creativo, fondato sulla tolleranza e sull’assenza di limiti per le libertà del cittadino” (ilgrandecolibri.com).

Il governo di Mosca ha individuato un nemico esterno (l’Occidente, la sua cultura, i suoi principi democratici) e uno interno (una quinta colonna costituita dai liberali, dalla sinistra, dagli omosessuali, dall’odiata “classe creativa”, espressione che ha assunto assurdamente connotazioni dispregiative e persino funeste) e li ha fusi insieme non solo per distrarre la popolazione dalle proprie malefatte e dalla propria incompetenza, ma soprattutto per fondare sull’odio ideologico un progetto di espansione e di dominazione a scapito tanto dei paesi vicini quanto dei propri cittadini-sudditi.

Questo disegno politico viene ormai rivendicato esplicitamente, come nell’articolo di Oleg Bondarenko sulla filo-putinana izvestia.ru (tradotto anche nel numero di “Internazionale” in edicola), che, al grido di “riprendiamoci l’impero“, scrive: “Senza un’ideologia formulata con chiarezza ogni pianificazione strategica è impossibile e non ci saranno vittorie. Questa ideologia, però, oggi sta prendendo forma“. La forma è “uno spirito conservatore” la cui triade “famiglia, fede, tradizione” ricorda tristemente il purtroppo imperituro “Dio, patria e famiglia”. L’attacco alle minoranze, sessuali quanto etniche, culturali e religiose, e alla democrazia non sono separate dal progetto imperialista: ne sono il fondamento indispensabile.

Sottoposto ad un lavaggio del cervello mediatico senza fine, il lettore e telespettatore russo rischia di ritrovarsi a ripetere le farneticazioni della propaganda (esemplare la testimonianza raccolta sulla piazza Rossa di Mosca nel documentario “Invano mi odiano” di Yulia Matsiy: ilgrandecolibri.com) e di non cogliere l’evidente strumentalizzazione dei “valori morali”, asserviti ad un progetto politico in realtà del tutto estraneo a qualsiasi moralità, come denuncia anche Andrey Kolesnikov su gazeta.ru: “Quando nel 1968 i carri armati sono entrati in Cecoslovacchia, lo hanno fatto apparentemente in nome della purezza della dottrina marxista, mentre in realtà la posta in gioco era l’unità dell’impero, nel quale il marxismo semi-ufficiale era solamente un ornamento. Oggi a giocare questo ruolo è l’ortodossia semi-ufficiale“.

Da questo quadro cupo e ancora incerto, occorre trarre un insegnamento per il presente e per il futuro: la persecuzione degli omosessuali non è una storia secondaria all’interno della Storia, ma è un suo elemento imprescindibile. Da una parte, il movimento e i media LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) dovrebbero sempre sforzarsi di avere un quadro della realtà globale quanto più ampio e variegato possibile, per poter agire più efficacemente. Dall’altro, l’intera società dovrebbe finalmente capire che occuparsi dei diritti delle persone LGBT è importante non solo per una forma basilare di rispetto dell’umanità propria ed altrui, ma anche per capire aspetti essenziali del mondo nel quale si vive.

 

Pier
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