Russia, la legge sulla propaganda gay compie un anno

Un anno fa l’attenzione degli attivisti dei diritti umani era concentrata sulla Russia di Vladimir Putin, in procinto di approvare una legge che, con la scusa di “proteggere i minori“, avrebbe vietato la “propaganda gay“, proibendo il fatto stesso di dichiararsi omosessuale e mettendo a rischio la vita e l’integrità di molte persone, come hanno dimostrato i ripetuti attacchi di matrice nazista che giovani gay hanno subito nel corso della scorsa estate ed anche successivamente (ilgrandecolibri.com). La normativa restrittiva di matrice putiniana seguiva di poco più di un anno un provvedimento simile adottato a San Pietroburgo. Quest’ultimo provvedimento proprio nei giorni scorsi è stato abrogato, in parte perché la legge nazionale ha reso praticamente inutile la normativa locale e in parte per evitare un atteso verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo, che probabilmente l’avrebbe giudicata illegittima (starobserver.com).

Nell’anno trascorso le organizzazioni LGBT russe segnalano un incredibile aumento della violenza contro i gay (almeno due morti e numerosissimi episodi con rilevanti danni fisici o psicologici), dato che “la legge ha contribuito a  stigmatizzare le persone omosessuali come innaturali e perverse facendone un obiettivo accettabile“, secondo Tanya Lokshina dell’organizzazione Human rights watch, mentre l’attivista russa Elena Volkova accusa: “La legge è stata approvata per fomentare l’omofobia nella società russa“. E i dati sembrano darle pienamente ragione, visto il numero di attivisti che ha dovuto lasciare il paese e quello degli insegnanti licenziati perché sospettati di avere comportamenti non conformi alla sessualità tradizionale… (sptimes.ru).

Secondo il presidente Putin il problema non esisterebbe affatto: lo aveva detto alla vigilia dei giochi olimpici invernali di Sochi, lo ribadisce ora parlando di “problema virtuale“, poiché “la Russia non considera come criminale l’appartenere ad una minoranza sessuale” e comunque non prevede la pena di morte, ammettendo tuttavia che la legislazione andrebbe migliorata (interfax-religion.com).

Il problema è anche che la Russia fa scuola. Lo scorso anno proposte simili a quella di Mosca erano state discusse in Bielorussia e in Ungheria, mentre in questi giorni una fotocopia della legge contro la “propaganda gay” è in fase di avanzata discussione nel parlamento del Kirghizistan, dove è già stata approvata dal locale Comitato per i diritti umani e potrebbe ricevere il suggello parlamentare entro la fine di luglio (buzzfeed.com).

Intanto in Ucraina la polizia ha ammesso di non essere in grado di garantire la sicurezza al Pride e così la parata è stata cancellata, anche se una battuta del sindaco di Kiev, Vitali Klichko, ha creato qualche polemica: secondo il primo cittadino, non “è il momento di eventi di intrattenimento per l’Ucraina” (amnesty.org). Diversa lettura ha dato della prevista parata il quotidiano russo pravda.ru secondo cui gli attivisti gay ucraini avrebbero inteso “dedicare il Pride alla lotta contro gli attivisti filo-russi“. Pravda mette insieme il Pride, le Femen e le proteste di Maidan per denigrarle: “A quanto sembra, il corpo umano nudo è una parte inalienabile della mentalità politica ucraina“.

In realtà, malgrado l’avvicinamento all’Europa seguito al cambio di regime, in Ucraina per le persone LGBT il clima continua ad essere molto difficile: oltre ai filo-russi, a contrastare i diritti degli omosessuali ci sono anche i nazionalisti e la destra in generale, che com’è noto ha venature neonaziste, senza contare che la società, pur senza leggi che discriminino i gay (l’Ucraina è stato il primo paese dell’ex-URSS a depenalizzare l’omosessualità), sembra muoversi molto a rilento in direzione dei diritti di uguaglianza (aljazeera.com).

La parata cancellata a Kiev, ma accusata dai media russi di diffondere presunta propaganda anti-russa (o anti-filo-russi), è solo l’ultimo esempio di demagogia in cui i diritti LGBT vengono utilizzati per altri scopi: appena una settimana fa raccontavamo infatti del finto Pride organizzato in Georgia per mettere in difficoltà l’accordo raggiunto tra il governo e l’Unione Europea (ilgrandecolibri.com). E del resto, in gran parte dei casi citati, gli attacchi ai gay svolgono principalmente lo scopo di distrarre il pubblico da altri argomenti, a cominciare dalle condizioni economiche sempre più difficili delle popolazioni.

 

Michele
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