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Può una sentenza fare la storia senza dire nulla di nuovo? Certamente, come dimostra quello che è successo in Libano. Il procuratore militare Peter Germanos ha riconosciuto che l’omosessualità non è un reato, allineandosi a quanto già stabilito più e più volte dalla magistratura civile di primo e di secondo grado. L’importante novità è che questa sentenza arriva da un procuratore militare.

La sentenza di Germanos si limita a ribadire le conclusioni dei giudici civili: nessuno mette in discussione l’articolo 534 del codice penale, che punisce con il carcere chiunque pratichi “qualsiasi rapporto carnale contro l’ordine della natura“, ma tutti concordano sul fatto che i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso adulte e consenzienti semplicemente non hanno nulla di “innaturale”.

La sentenza

Peter Germanos doveva decidere sul caso di quattro soldati che, scoperti a fare sesso, erano stati puniti dall’esercito e denunciati con l’accusa di “sodomia”. Il procuratore militare ha però spiegato nella sua sentenza che questa accusa non ha alcun fondamento legale e quindi ha prosciolto i quattro militari.

Secondo alcune fonti anonime, l’esercito non avrebbe apprezzato questa decisione e sarebbe già pronto a fare appello a un tribunale di più alto grado. Sarebbe davvero una grande occasione sprecata per riconoscere il proprio errore e per dimostrare di essere non un paladino autoproclamato del conservatorismo, ma un difensore democratico dei cittadini. Di tutti i cittadini.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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