Sodoma: omosessuali o miscredenti? (MOI Reading 4)

la moglie di lot torrione sul monte sodoma
"La moglie di Lot", roccia sul monte Sodoma in Israele
Suggerire che la storia di Sodoma e Gomorra
tratti di sesso omosessuale è un’analisi
di valore all’incirca pari a suggerire
che la storia di Giona e della balena
sia un trattato di pesca.
Peter J. Gomes (1942-2011)

La vicenda di Sodoma e Gomorra è al centro della condanna dell’omosessualità nelle tre grandi religioni abramitiche. Come noto, una parte della teologia cristiana oggi rigetta l’interpretazione tradizionale che vorrebbe le due città distrutte perché dedite a incontri sessuali tra uomini; posizioni simili sono state assunte da alcuni studiosi del Corano, sebbene sul punto la riflessione in ambito islamico sia molto meno approfondita e sviluppata.

Spesso il tentativo è quello di applicare al Corano le riflessioni che la teologia cristiana “gay-friendly” ha sviluppato dalla lettura della Bibbia e in particolare della Genesi. Sebbene il racconto nei libri sacri di ebrei, cristiani e musulmani sia quasi identico – tranne per due elementi: la pioggia sterminatrice è di “zolfo e fuoco” nella Bibbia (Genesi, 19, 24) e di “pietre di argilla” nel Corano (Sura XI, Hud, 82) e il libro sacro dell’Islam non fa riferimento all’incesto tra Lut e le sue figlie – sembra comunque necessario che il percorso di interpretazione del Corano si sviluppi interamente a partire dal libro sacro.

Dalla lettura dei versetti che si riferiscono all’episodio (in particolare Sura VII, Al-A’raf, 80-84; Sura XI, Hud, 77-83; Sura XXVI, I poeti, 160-175; Sura XXVII, Le formiche, 54-58; Sura XXIX, Il ragno, 28-35), possiamo ricostruire la vicenda abbastanza precisamente.

Tre angeli del Dio, sotto forma di bellissimi giovani, vengono ospitati a Sodoma nella casa di Lut, un uomo timorato che sta cercando di convertire gli altri alla fede nel vero Dio (XXVI, 161-164). Ma il popolo della città, già dedito a ogni forma di turpitudine e al brigantaggio (XI, 78; XXIX, 29), si raduna davanti all’abitazione e chiede a Lut di cedergli i tre ospiti per abusare sessualmente di loro. Lut cerca di convincere la folla, arriva persino ad offrire le sue due figlie allo stupro collettivo (XI, 78), ma è tutto vano.

Anzi, il popolo di Sodoma minaccia di cacciare Lut e addirittura sfida apertamente il Dio: “Porta su di noi il castigo del Dio, se sei uno che dice la verità!” (XXIX, 29). Solo l’intervento degli angeli mette in salvo Lut e la sua famiglia. Si salvano tutti, tranne la moglie, che, disobbedendo all’ordine di non guardarsi alle spalle durante la fuga dalla città (XI, 81), rimarrà indietro per essere punita come i sodomiti. E la punizione riservata a loro è terribile: la morte sotto una pioggia sterminatrice di pietre di argilla rovente.

Sebbene in questo caso non esistano divergenze interpretative [Il Grande Colibrì] nella ricostruzione delle dinamiche dell’episodio, spiegato con grande chiarezza, non tutti gli studiosi concordano nell’individuazione del motivo che induce il Dio a punire così duramente la città. E così, anche su Sodoma, gli interpreti tradizionalisti e quelli progressisti si dividono [Il Grande Colibrì].

Per la maggior parte degli studiosi è palese la condanna dell’omosessualità: il popolo di Sodoma voleva avere un rapporto omosessuale con i tre angeli camuffati da stranieri e per questo, dopo le parole apparentemente inequivocabili di Lut (“Vorreste commettere un abominio tale che nessuna creatura ha mai commesso prima di voi? Ecco, vi accostate con lussuria agli uomini invece che alle donne. No, siete un popolo di trasgressori”, VII, 80-81), vengono colpiti a morte. Alcuni interpreti arrivano a identificare nella pioggia di pietre di argilla contro Sodoma la giustificazione per la condanna a morte degli omosessuali tramite lapidazione.

In realtà qualcosa non torna. Il testo è molto chiaro nell’affermare che i sodomiti “prima di allora avevano l’abitudine di commettere abomini” (XI, 78): “Vi accostate ai maschi, e tagliate la strada, e commettete abominio nelle vostre riunioni!” (XXIX, 29). D’altra parte, Lut accusa i sodomiti di voler compiere “un abominio tale che nessuna creatura ha mai commesso prima” (VII, 80; XXIX, 28).

I commentatori tradizionalisti ritengono che i sodomiti erano dediti da lungo tempo al sesso omosessuale, ma non spiegano perché Lut li accusi di voler compiere un peccato per la prima volta e, soprattutto, perché il castigo divino giunge solo dopo il tentativo di stupro degli angeli presentatisi sotto le spoglie di viaggiatori stranieri. Il dubbio è, appunto, che l’omosessualità non c’entri nulla.

La tesi alternativa più accreditata è quella che identifica l’abominio dei sodomiti nella volontà di violentare i tre giovani ospitati da Lut: il problema, insomma, non risiederebbe nel sesso dei partecipanti al rapporto voluto dai sodomiti, ma nella natura non consenziente di questo rapporto. La punizione di Sodoma, in altre parole, sarebbe di monito contro lo stupro e non contro l’omosessualità.

A rafforzare questa tesi è la lettura del versetto 29 della Sura XXIX (“Vi accostate ai maschi, e tagliate la strada, e commettete abominio nelle vostre riunioni!”). Se in genere il brano viene interpretato come un riferimento a tre peccati distinti (l’omosessualità, il brigantaggio, il sesso orgiastico probabilmente legato a culti pagani), appare molto più convincente guardare alle tre azioni come fotogrammi della stessa sequenza: i sodomiti si avvicinano a viaggiatori stranieri, li rapiscono e li violentano in gruppo in luoghi appartati.

Questa tesi, comunque, presenta due punti da chiarire: perché, ancora una volta, se i sodomiti erano dedicati abitualmente allo stupro, Lut parla di un abominio mai commesso in precedenza? E perché, se la vicenda è un monito contro la violenza sessuale, Lut offre le sue due figlie alla folla libidinosa?

Alla prima domanda si può rispondere in vari modi, più o meno convincenti: la novità dell’abominio potrebbe risiedere nel fatto che lo stupro sarebbe stato commesso contro degli angeli; o contro persone fedeli al Dio; o lasciando inascoltate le suppliche di pietà in nome del Dio avanzate da Lut…

Per quanto riguarda il sacrificio delle figlie, possiamo giungere a due conclusioni diverse: da una parte, possiamo ritenere che la violenza sessuale contro una donna venga giudicata meno grave dello stupro di un uomo, ma per farlo dovremmo accettare una sottovalutazione dell’abuso nei confronti delle donne che è contraddetto da numerosi passaggi del Corano; dall’altra parte, seguendo un’interpretazione che appare decisamente più convincente, possiamo arguire che nella violenza contro i tre inviati dal Dio ci sia un elemento che la rende più grave persino dello stupro di due fanciulle. Non ci resta che identificare questo elemento, allora.

L’elemento più citato è la violazione della sacralità dell’ospitalità. A supportare questa tesi ci sono, da un lato, il fatto che viene rimarcato più volte come Lut cerchi di difendere i suoi ospiti stranieri e, dall’altro, le parole di Lut: “Non copritemi di vergogna nella persona dei miei ospiti” (XI, 78). Tuttavia, queste conclusioni appaiono deboli se ci interroghiamo sulla novità ed eccezionale gravità del crimine commesso, tenendo conto che, come già visto, i sodomiti erano soliti violentare gli stranieri (XXIX, 29) invece che offrire loro ospitalità.

Personalmente, mi pare che una strada interpretativa, forse ricca di sorprese, sia stata sinora poco esplorata. Partiamo da un elemento fino a questo punto abbastanza trascurato: la morte della moglie di Lut. Si noti che la donna viene punita esattamente come i sodomiti (“Quello che accadrà a loro accadrà anche a lei”, XI, 81), cosa che fa presumere che il motivo della punizione sia lo stesso. La moglie di Lut, però, non può, evidentemente, aver avuto rapporti omosessuali con uomini, non ha commesso stupro e non ci sono elementi per ritenere che abbia trattato male (così male da meritare la morte) i propri ospiti.

Proviamo allora a fare il percorso inverso: non individuiamo il peccato della moglie di Lut attraverso i sodomiti, ma individuiamo il peccato dei sodomiti attraverso la moglie di Lut. La donna commette la colpa di voltarsi indietro nonostante gli ammonimenti degli angeli: il suo peccato è la disobbedienza, il non seguire il volere esplicito del Dio. Risulta allora interessante rimarcare con più forza come i sodomiti non solo assaltino un profeta e i messaggeri del Dio e rimangano sordi alle suppliche fatte in nome del Dio, ma lancino addirittura una sfida diretta al Dio stesso (“Porta su di noi il castigo del Dio, se sei uno che dice la verità!”, XXIX, 29).

A questo punto, notiamo anche che nel Corano i riferimenti alle vicende del popolo di Sodoma sono inserite in elenchi di popoli legati dal fil rouge della punizione per aver misconosciuto e maltrattato chi, come Lut (XXVI, 161-164), portava loro la vera fede. Da questo punto di vista, è significativo che nella Sura XXVI, I poeti, la narrazione di ogni episodio, compreso quello dei sodomiti, sia conclusa da questa chiosa: “Ecco, questo è davvero un segno, ma la maggior parte di loro non crede! Ed ecco, il tuo Signore è davvero l’Eccelso, il Misericordioso!” (XXVI, 174-175). La morale delle storie, insomma, sembra decisamente legata al misconoscimento della fede nel Dio e non ad altri aspetti.

Ma se il racconto su Sodoma ha davvero questo significato di indicare simbolicamente la necessità di seguire il Dio, in quanto unica vera salvezza per l’umanità, allora cade il principale dei pilastri su cui si basa la condanna dell’omosessualità. Un pilastro buio forse fasullo che comunque sembra stonare nell’immenso chiarore del luminoso edificio dell’Islam, dove le parole di amore, giustizia, equità e solidarietà sono prevalenti e dovrebbero essere uniche…

 

Pier
©2011 Il Grande Colibrì
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