Sud America, tra nozze gay e violenze omofobiche

Se il nuovo millennio ha ormai consolidato il riconoscimento del matrimonio omosessuale in Europa (naturalmente con le debite eccezioni), le attese ora si concentrano su altri continenti dove le svolte appaiono più probabili. E mentre negli Stati Uniti  Barack Obama ha costruito la sua rielezione sulla promessa di rendere possibili le nozze gay in tutti gli Stati (Il grande colibrì), l’attenzione è ora concentrata sul Sudamerica, dove l’Uruguay si affianca all’Argentina nel riconoscere il matrimonio egualitario (Il grande colibrì), ma la situazione è in evoluzione in più di un paese.

In Colombia  era atteso per mercoledì al Senato il voto sulla legge che regola allo stesso modo i diritti di tutte le coppie che intendono contrarre il matrimonio, con i gruppi organizzati LGBTQ* fuori dal palazzo di Bogotà, ma si è deciso di rinviare a martedì prossimo la discussione per un curioso incidente che comunque dà il segno di quanto l’argomento sia al centro del dibattito nel Paese: mancava cioè il segnale televisivo e non si poteva trasmettere la seduta parlamentare in diretta (RCN Radio).

In Cile , intanto, Michelle Bachelet, ex presidente, e nuovamente candidata per la coalizione di sinistra, promette che se risulterà vincitrice delle elezioni di novembre promulgherà, tra le altre, una legge per il matrimonio egualitario: “Penso che dovremmo discutere a proposito del fatto che non esista un solo tipo di famiglia. Su questo non contano gli stereotipi, ma considerare i diversi tipi di famiglia in cui c’è affetto e una rete di sostegno, e tutte queste famiglie vanno prese in considerazione” (ADN Mundo).

La situazione è in evoluzione anche in Brasile , un paese dove, anche se molti diritti sono già riconosciuti, la Corte suprema (con, al seguito, ovviamente anche le associazioni LGBTQ*) chiede che ne vengano estesi altri. Qui la polarizzazione su questo tema è tanto forte che i contrari non si limitano a votare contro nelle consultazioni o nelle aule parlamentari, ma fomentano l’odio che produce ogni anno oltre trecento vittime di quelli che vengono definiti “homocidios” e che hanno per vittime anche bisessuali e transessuali (BBC Brasil).

Naturalmente le manifestazioni contrarie ai diritti alle persone LGBT sono legittime, anche se vengono spesso propagandate per  quello che non sono (il matrimonio egualitario non riduce i benefici di quello eterosessuale né mette in discussione la libertà religiosa), come è successo per quella promossa dal pastore Silas Malafaia a Brasilia per i prossimi giorni (A Capa). Ma forse varrebbe la pena di tener presente che nel paese sono in costante aumento la violenza omofobica e le sue vittime, come denuncia uno dei coordinatori della parata di Nova Iguaçu, Eugenio Ibiapino (O Dia): “La violenza continua a crescere: con Lula c’era un delitto di stampo omofobico ogni due giorni, ora siamo arrivati a quasi uno al giorno e spesso la polizia non fa nulla“.

Ma la violenza non è prerogativa solo del Brasile, purtroppo. Un drammatico episodio è stato riportato dai mezzi d’informazione peruviani. Nel distretto di Mazan, in un piccolo paese del Perù , un uomo – che pare fosse stanco di allusioni e canzonature a proposito delle inclinazioni omosessuali del figlio – ha cosparso di liquido infiammabile il corpo del giovane, dandogli fuoco. Fortunatamente l’intervento dei vicini ha salvato la vita del ventiduenne, che è ora curato da una zia e ha manifestato compassione per l’intollerante genitore (La Región).

E se in molti stati la situazione appare in miglioramento grazie ad una popolazione giovanile sempre più tollerante ed inclusivista, come accade in Ecuador, Bolivia, Paraguay, Costa Rica e nello stesso Perù, altrove la forte impronta cattolica o evangelica del resto delle nazioni latinoamericane promette intolleranza anche per i prossimi decenni, anche se la situazione può evolversi velocemente come è accaduto negli USA dove, nove anni fa, George W. Bush usò – tra le altre armi – l’opposizione al matrimonio gay per riuscire ad essere rieletto alla Casa Bianca (World Outline).

 

Michele
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RASSEGNA STAMPA
Cronaca. Amore: Shlomo l’israeliano e Mohammed il palestinese si sposano in Sudafrica.
Islam. Ritardi: la stampa “scopre” solo ora Daayiee Abdullah, l’imam che sposa i gay (iGC).
Mondo. Appelli: Zambia, il ministro alla Chiesa: aiutateci a discriminare gli omosessuali.
Sessualità. Stupidità: i video pornografici produrrebbero tossine che fanno diventare gay.

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4 commenti

  • Certi cambiamenti richiedono tempo. I condizionamenti culturali sono molto radicati e difficili da modificare (miei inclusi :)).
    Basti pensare che in epoche passate l'omosessualità era considerata normale mentre ora c'è chi parla di "aberrazione" (!!).
    Inoltre spesso viene mischiato il riconoscimento civile con quello religioso.

    • Quello che veramente mi sconvolge è che lo stato italiano ancora non abbia preso provvedimenti in merito e da come stanno andando le cose neanche lo farà .

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