Skip to main content

 

Nel 2019 Pink Cross (Croce rosa), la principale associazione LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) svizzera, ha registrato un aumento del 57% delle segnalazioni di aggressioni e violenze motivate da omotransfobia, che sono passate da 42 a 66. In un terzo dei casi le persone hanno subito pesanti violenze fisiche, con conseguenze gravi come commozioni cerebrali e fratture. In altri casi, invece, ci sono state minacce, insulti e abusi verbali. In due terzi dei casi le aggressioni sono avvenute per strada o sui mezzi di trasporto pubblici, in presenza di altre persone.

Che la situazione fosse tutt’altro che rosea era già chiaro anche prima della pubblicazione di questi dati, come spiega il giurista Alecs Recher, dell’associazione Transgender Network Switzerland (Rete transgender svizzera; TGNS): “La mia clientela segnala continuamente casi di discriminazione e violenza non solo da parte di singole persone, ma purtroppo anche da parte di organismi governativi. Molte persone trans, comprese studenti, subiscono attacchi gravi come mobbing, abusi, violenze fisiche e sessuali“. L’impressione è che le autorità pubbliche preferiscano chiudere gli occhi e far finta che il problema non esista.

violenza pestaggio piedeSilenzio e paura

Anche questo chiarisce perché le vittime di omotransfobia “sono ancora riluttanti a denunciare gli attacchi“, spiega il presidente di Pink Cross, Roman Heggli, secondo il quale il numero reale di aggressioni è probabilmente molto più alto di quello presentato dalla sua stessa associazione. D’altra parte solo il 18% delle persone aggredite a causa della propria identità di genere o del proprio orientamento sessuale si rivolgono alla polizia. E spesso persino le violenze fisiche più gravi non vengono denunciate.

La ricercatrice Caroline Dayer ricorda: “I crimini d’odio hanno una portata tanto individuale quanto collettiva: si attacca l’individuo preso come bersaglio, ma si alimenta anche un clima ostile. Questo contesto può creare una sensazione di insicurezza e impedire alle persone di essere sé stesse per strada, in famiglia, a scuola o al lavoro“. Da questa consapevolezza era nata la proposta, poi ratificata con un referendum a febbraio di quest’anno, di criminalizzare i crimini e discorsi pubblici d’odio contro le minoranze sessuali. Ma questa innovazione legislativa purtroppo non basta, come mostra l’aumento degli episodi di intolleranza e violenza.

Per questo Pink Cross chiede un piano d’azione nazionale per attuare tre politiche pubbliche contro la violenza: creare un centro nazionale che raccolga e analizzi le segnalazioni di attacchi contro le persone LGBTQIA; formare le forze di polizia e i professionisti del diritto sulle tematiche legate ai crimini d’odio; e sensibilizzare insegnanti e studenti alla lotta all’omotransfobia. Per ora, però, la politica tace.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande  Colibrì

Leggi anche:
Svizzera, le Chiese evangeliche e cattolica pro-nozze gay
Scandalo in Svizzera: “Soldi cattolici alla lobby gay”

Leave a Reply