Trans: non c’è paradiso, ma in USA non è più malattia

genitori di transgender manifestano al Gay Pride
Genitori di transgender manifestano al Gay Pride

E’ difficile credere che l’Iran possa essere un “paradiso per transessuali”. E infatti non lo è affatto, ma a differenza di quanto accade con l’omosessualità [Il Grande Colibrì], il cambiamento di sesso è consentito e incoraggiato: in quattro anni più di 1.300 persone hanno avuto una modifica dello status sui documenti e operazioni di rettificazione delle caratteristiche sessuali [Gay Star News]. La spiegazione di questi dati è relativamente semplice: da un lato nemmeno il più oscurantista dei regimi può trovare parole di condanna nei confronti della transessualità nei testi sacri per i musulmani, dall’altra – essendo in vigore la pena di morte per i gay – il cambiamento di sesso è spesso l’unica salvezza offerta a chi si sente o è considerato omosessuale. E questo spiega certo il numero, incredibilmente alto, di operazioni.

Tuttavia, come si diceva, nonostante il supporto delle autorità, il Paese è ben lungi dall’essere un luogo piacevole per chi modifica il proprio corpo “cambiando” sesso. Spesso la vergogna per il “disonore” proprio o dei propri genitori, la disapprovazione della comunità circostante o, non meno di frequente, un familiare che lavi nel sangue questa “vergogna” fanno sì che non pochi di coloro che credono di aver trovato una soluzione nel diventare transgender finiscano comunque male.

E l’intolleranza, appunto, va oltre il contesto familiare. A Jakarta, in Indonesia, il Fronte di difesa islamico ha costretto alla sospensione del festival locale di cultura transgender: ufficialmente è stato chiesto l’intervento delle forze dell’ordine per una mancanza di permessi, ma le dichiarazioni  di Salim Alatas, rappresentante del gruppo islamico sull'”indecenza” di un simile evento non lasciano dubbi sulla reale ragione di protesta [Jakarta Globe].

Ma la transfobia percorre il mondo indipendentemente dalla religione dominante. Può manifestarsi come semplice indifferenza delle forze di polizia ad indagare su una persona scomparsa, come a Charlottesville in Virginia [Charlottesville Pride], o con una pubblicità di sapore vagamente offensivo nei confronti delle persone transessuali come per la compagnia di bandiera neozelandese [New Zealand Herald]. Ma sempre dalla Nuova Zelanda arriva una piccola buona notizia: una semplice dichiarazione sarà sufficiente a cambiare l’indicazione (o la non indicazione) del sesso sul passaporto [New Zealand Herald], come in effetti risulta – anche per i minori di 18 anni in possesso di dichiarazione del tutore e di un consultorio medico – anche dal sito del governo del Paese.

Quella che però può essere la notizia che rivoluziona la situazione per le persone transgender arriva dagli Stati Uniti, ed era attesa da molti anni: l’Associazione degli psichiatri americani ha deciso di non classificare più la transessualità come un disordine mentale [PinkNews]. La stessa cosa accadde per l’omosessualità nel lontano 1973 e portò poi alla sua cancellazione dalla lista delle malattie mentali dell’Organizzazione mondiale della sanità dopo qualche anno. Ora l’auspicio è che i tempi siano più rapidi perché tutta la comunità internazionale riconosca il diritto inalienabile di un essere umano di vivere e manifestare la propria identità di genere a seconda di come si sente ed indipendentemente dal sesso classificato alla nascita.

 

Michele
©2012 Il Grande Colibrì
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