Trans, gli Stati Uniti sono davvero la patria dei diritti?

veglia per omicidio di una donna trans negli usa
Veglia dopo l'omicidio di una donna trans a St. Louis

Da sempre gli Stati Uniti d’America sono stati ritenuti all’avanguardia nel campo dei diritti civili, ma forse l’opinione pubblica è stata distorta dai media statunitensi. Da molto tempo associazioni come il National Center for Transgender Equality (Centro per l’eguaglianza delle persone transgender; NCTE) stanno facendo luce sulle gravi mancanze degli USA nei confronti delle minoranze sessuali, in particolar modo della comunità transgender, che da sempre è costretta a subire discriminazioni in tutto il mondo.

Gli altissimi tassi di suicidio

Dal rapporto rilasciato nel 2016 dal NCTE emerge che una delle maggiori piaghe che affligge questa comunità sono i tassi di suicidio: il 40% delle persone intervistate ha tentato almeno una volta di togliersi la vita, contro il 4,6% della popolazione americana. La percentuale è alta soprattutto tra i giovanissimi: tra i 18 e i 25 anni, una persona su dieci ha tentato il suicidio.

Le cause sono complesse e varie, perché una persona transgender deve affrontare ogni giorno molteplici discriminazioni. Tra le più incisive ci sono sicuramente la mancata accettazione da parte della famiglia (con il rischio di essere cacciati fuori di casa dopo il coming out) e le violenze subite nel contesto quotidiano: quasi una persona su due ha subito una violenza fisica di qualche tipo nell’ambito familiare, scolastico e lavorativo.

Una riforma sanitaria pericolosa

Le discriminazioni, purtroppo, riguardano anche la disparità economico-lavorativa: le persone transgender hanno un tasso di disoccupazione quasi quattro volte più alto dei loro connazionali e un terzo ha vissuto per brevi o lunghi periodi senza una fissa dimora.

Viste le significative disparità economiche, la riforma sanitaria soprannominata “Trumpcare”, approvata nel 2017 grazie al vicepresidente Mike Pence (apertamente contrario alla comunità LGBTQIA), non ha fatto altro che ampliare il gap della diseguaglianza. L’Obamacare, infatti, aveva permesso alla comunità transgender più povera di accedere alle cure per il trattamento dell’HIV e dell’AIDS, senza tener conto della fondamentale copertura assicurativa per il processo di transizione. Il Trumpcare, al contrario, ha tolto questa possibilità a 22 milioni di persone, tra cui moltissime transgender.

Passi indietro sui diritti trans

Nonostante molti progressi siano stati fatti grazie alla creazione di progetti come il Family Acceptance Project (che si occupa di educazione all’interno del contesto familiare per prevenire suicidi e malattie contraibili sessualmente) e la Trans Lifeline (una linea telefonica di supporto aperta a chiunque ne senta il bisogno), la strada è ancora lunga.

La discriminazione verso le persone LGBTQIA è una parte forte e integrante della società americana nonostante il mondo guardi agli Stati Uniti come alla patria dei diritti civili. L’alto tasso di suicidi, soprattutto tra i giovanissimi, rappresenta un enorme problema che delinea l’ipocrisia dell’America. Dopo l’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso nel 2015, sotto l’amministrazione Obama, la società statunitense ha fatto alcuni passi indietro soprattutto a causa di politici apertamente contrari ai diritti delle minoranze sessuali come il vicepresidente Mike Pence e il senatore della Florida Marco Rubio.

L’eguaglianza e l’accettazione sembrano quindi un traguardo lontano, soprattutto sentendo le parole di Grace Godin, una giovane donna transgender di Boston: “Se non devo esistere [a causa della mia identità di genere; ndr], che senso ha rimanere in vita?“.

Elisa Zanoni
©2018 Il Grande Colibrì

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