Algeria, golpe nell’azienda petrolifera: “Sei gay, dimettiti”

l'ex direttore della compagnia naftal hocine rizou
Hocine Rizou, l'ex direttore dell'azienza pubblica Naftal

Un presunto video compromettente, pubblicato mesi fa sulla rete e di cui non c’è più traccia, diventa affare di stato in Algeria dopo la manifestazione organizzata dai sindacalisti della più grande azienda di distribuzione di prodotti petroliferi in Algeria, la Naftal. Le accuse rivolte a Hocine Rizou, ormai ex direttore della compagnia pubblica, sono chiare: omosessualità.

Accuse di omosessualità per vendicarsi

D’altra parte i sindacalisti chiariscono che il vero motivo per cui hanno richiesto le dimissioni del direttore è dovuta il fatto che avrebbe firmato contratti lavorativi di convenienza e rimosso senza nessuna effettiva ragione altri dipendenti. Secondo le fonti di chi ha presentato le accuse, già in passato il funzionario in questione aveva la fama di avere tendenze omosessuali e serviva solamente una prova che potesse dimostrarlo per farsi avanti chiedendogli dimissioni volontarie.

Anche se paradossalmente non esiste nessuna legge, come specifica giustamente Algérie Focus, che impedisca alle persone omosessuali di occupare alte posizioni dirigenziali anche di grandi aziende pubbliche come Naftal, la questione è diventata ormai uno scandalo nazionale, anche se basato sul nulla. Ma come rammenta lo stesso sito, ancora prima di Rizou ci sono state accuse simili ad altri direttori e funzionari con un certo livello di responsabilità all’interno della medesima impresa.

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La risposta dell’opinione pubblica

Qualche giorno dopo la manifestazione che ha avuto luogo a Cheraga, nella provincia di Algeri, il canale televisivo algerino Ennahar TV ha diffuso la notizia che il direttore ha avuto una crisi cardiaca ed è finito in ospedale sotto osservazione dei medici. Il 3 giugno, dopo i drammatici sviluppi dell’intera faccenda, Hocine Rizou ha rilasciato le sue dichiarazioni alle telecamere di Ennahar TV, comunicando che le false accuse presentate contro di lui sono fondate su materiale non autentico, estremamente dannoso non soltanto per la sua carriera, ma anche per le vite private della sua famiglia, inclusi i suoi figli.

A questo punto è legittimo chiedersi: la corruzione è arrivata fino a questo punto, pur di togliere di mezzo un funzionario serio, trasparente e affidabile? Chi avrebbe filmato e diffuso questo fantomatico video? E soprattutto, cosa ne pensano gli algerini di questa storia? La risposta emerge nei commenti all’articolo pubblicato da Algérie Patriotique, in cui i lettori prendono le difese del direttore generale considerandolo vittima di un complotto mafioso tra i sindacati e il sistema nepotista, che non si fa scrupoli a diffamare chiunque non segua le loro direttive.

 

Lyas
©2017 Il Grande Colibrì

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