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Qualche giorno fa a Birmingham si è tenuto l’annuale Pride che, oltre agli attivisti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), ha potuto contare su degli alleati importanti: i musulmani. Infatti, per la prima volta in Gran Bretagna, quest’anno la parata è stata aperta con orgoglio da appartenenti alla comunità islamica: è un risultato unico che unisce la città e manda un messaggio positivo di inclusione e rispetto.

Nessuno escluso

Insieme ai musulmani, ad aprire il Pride c’era Andrew Moffat. La scelta da parte degli organizzatori non è stata casuale: Andrew, insegnante è infatti l’autore del libro “No Outsiders in Our School” (Nessuno escluso nelle nostre scuole; Routledge 2015, 96 pp.), che ha l’obiettivo di educare i bambini alla tolleranza nei confronti di qualsiasi genere e sessualità.

L’utilizzo di questo libro nelle classi di una scuola del quartiere di Saltley ha causato molte proteste e ribellioni da parte di alcuni genitori degli alunni coinvolti. Soprattutto molti genitori conservatori hanno visto in questa forma di educazione alla diversità sessuale, un affronto al loro credo religioso. Per questo motivo, molti attivisti musulmani hanno difeso Moffat e l’uguaglianza LGBTQIA e lo hanno mostrato attivamente durante il Pride.

Amare senza confini

Il direttore del Pride, Lawrence Barton, ha sottolineato l’obiettivo della manifestazione di quest’anno: “La celebrazione del nostro diritto ad amare, indipendentemente dal nostro genere, dalla nostra sessualità, dalla nostra identità personale, dal nostro colore, dalla nostra religione o dalla nostra razza“.

Una delle organizzatrici dell’evento, Saima Razzaq, ha affermato: “In quanto donna lesbica musulmana, la visibilità per me è molto più importante di quanto lo sia mai stata. Anche se le proteste fuori dalle scuole continuano, la gente deve capire che le loro azioni avranno un effetto devastante sui bambini di tutte le comunità“. Ripartire dall’unione nella comunità: è stato questo il punto di forza del Pride di Birmingham.

Uniti per i diritti

Ed è questa attenzione a tutti i gruppi minoritari e l’unione tra questi che fortifica e amplifica la positività di questa manifestazione e di tutta la città. Così come nella storia vera raccontata dal film “Pride”, diretto da Matthew Warchus, il sostegno della comunità LGBTQIA verso la causa dei minatori porta a un’alleanza improbabile ma forte, anche in questo caso l’unione della comunità LGBTQIA con la comunità musulmana diventa un modo per mettere fine alle polemiche e per comprendere la bellezza della diversità. Perché quando si combatte per i diritti si combatte per i diritti di tutti.

Il messaggio di unità che arriva dal Pride di Birmingham è un esempio positivo che mostra la necessità di difendere ognuno i diritti e le libertà dell’altro, uniti contro ogni forma di minaccia e discriminazione.

Antonella Cariello
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Shahzad Abdul Aziz (CC BY-SA 4.0) / Il Grande Colibrì

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