La Israel Medical Association (Associazione medica israeliana; IMA), che riunisce circa il 90% dei medici del paese, ha vietato ai propri aderenti di eseguire le cosiddette “terapie riparative” su persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali). Secondo quanto dichiara la portavoce dell’associazione, Ziva Miral, adesso i membri che dovessero effettuare questo tipo di “cure”, se segnalati al comitato etico, potranno essere radiati dall’IMA.
Terapie pericolose
Le “terapie ripative” sono spesso portate avanti da gruppi religiosi con il fine di far “tornare eterosessuale” un giovane LGBTQIA, basandosi sul presupposto che essere gay, lesbica, bisessuale, transgender o asessuale sia una malattia mentale da trattare attraverso pratiche come l’ipnosi e l’elettroshock.
Come ribadisce anche il documento dell’IMA, le “cure” alle quali vengono sottoposte le persone perché cambino il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere non solo sono inefficaci, come ha rilevato la comunità scientifica internazionale, ma possono causare dei disturbi mentali reali, come ansia, depressione e tentativi di suicidio. Eppure veramente pochi paesi le hanno vietate (Argentina, Brasile, Ecuador, Fiji, Malta, Samoa, Svizzera, Taiwan, Uruguay e alcuni enti subnazionali, per esempio in Australia, Spagna e Stati Uniti).

Parlamento ostile
Per gli attivisti LGBTQIA israeliani il documento dell’IMA potrebbe essere un passo avanti per arrivare al divieto totale delle “terapie riparative”, ma una legge del genere deve passare dal parlamento dove, per la formazione di una maggioranza politica, risultano indispensabili i voti dei piccoli partiti religiosi. E già due volte (nel 2016 e nel 2017) i deputati hanno bocciato un disegno di legge per proibire queste pratiche nei confronti di minori.
In attesa di un parlamento più favorevole a questo tipo di tematiche, Chen Arieli, a capo della Israeli LGBT Association (Associazione LGBT israeliana), propone di rafforzare le associazioni arcobaleno religiose, affinché possano aiutare i giovani a rischio di finire in queste “terapie”.
Comunque, nonostante una buona parte della sua popolazione, per non parlare delle autorità religiose, sia profondamente conservatrice, Israele è uno dei pochi stati mediorientali (assieme alla Giordania e al Bahrain) a non criminalizzare le relazioni tra persone dello stesso sesso, in un’area dove, per la stessa ragione, in alcuni stati si può rischiare anche la pena capitale.
Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Max Pixel (CC0) / Open Clipart (CC0)
Leggi anche:


