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Lo smartphone è diventato l’arma più frequente in mano ai ricattatori di mezzo mondo: la possibilità di rubare dati, di fare foto e video, di inviare materiale compromettente è una manna per i malintenzionati. Succede così che, per limitarci a esempi recenti, in Ghana gang di malfattori prendano degli uomini, li facciano spogliare nudi e simulare rapporti omosessuali per poi ricattarli. O che a Dubai un ragazzo ricatti con video di sesso gay un collega, portandolo al suicidio. Vittime di questi ricatti possono essere anche i turisti, come dimostra questo brutto episodio che un lettore ha deciso di raccontare a Il Grande Colibrì.

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Grindr

Giovedì 3 gennaio 2019. Mi trovo in vacanza a Marrakech, in Marocco, e conosco un ragazzo di colore su Grindr: avrà all’incirca 27 anni e sarà alto 1 e 85. Lo scopo di entrambi sembra quello di divertirci. Io mi assicuro che non sia un escort e lui mi dice: “Guarda, ho anche la macchina: sono qui per lavoro, non ho bisogno di soldi”. Così decido di incontrarlo vicino casa mia.

Lui mi dice di essere originario del Mali, ma di vivere in Francia e di avere la mamma in Italia (e infatti parlava italiano). Si distingueva per l’affabilità, ma anche per una certa fretta… Aveva davvero una macchina e mi dice: “Parcheggio a casa tua“. Io gli dico di no, perché c’è un guardiano e non mi va di far capire troppo i cazzi miei. Così parcheggiamo vicino a casa e poi saliamo su.

Il cellulare

Andiamo in camera da letto e lui mi inizia a parlare della situazione dell’omosessualità in Marocco, delle sanzioni per gli stranieri e per i marocchini. Io lì un po’ mi insospettisco, ma lui si avvicina, si spoglia, mi bacia e si mette nel letto. Così mi lascio andare anch’io, fino a quando lui prende il telefono per mettere della musica, dice. Io penso che lo faccia come precauzione, per la paranoia di non far sentire ai vicini il rumore del letto che si muove… Invece lui registra e fa delle foto ai nostri corpi nudi. Io non voglio essere paranoico e semplicemente gli dico: “Guarda, leva il cellulare, non voglio la musica“. E continuiamo.

A un certo punto lui si blocca e dice: “Andiamo in bagno, cambiamo preservativo e laviamoci un po’“. Io dico ok, faccio strada, lui mi segue e riprende il telefono! Io lì mi incazzo e dico: “Scusa, ma cosa stai facendo?“. Lui: “Dai, voglio mettere un po’ di musica“. Ma io vedo che ha attivato la fotocamera, così insisto: “Senti, o lo togli o vai via“. E lui: “Ma dai, di cosa hai paura?“. Fatto sta che finiamo.

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Il ricatto

Lui si veste in pochi secondi e va in cucina, io mi dico che questo sta fuori… e inizia l’orrendo incubo. Io, in asciugamano, gli chiedo: “Ma perché stai correndo?“. Lui risponde: “Fatti la doccia, dai, e andiamo“. Io: “Guarda, se hai fretta puoi scendere anche da solo“.

E lui: “Forse tu non hai capito che era tutta una trappola: foto e video sono già su Snapchat! Ora tu ti vesti velocemente, che io non ho tempo da perdere: andiamo in banca e mi paghi, altrimenti io so a chi rivolgermi. Ho conservato il profilattico e tu finisci in galera. Forza, se non vuoi problemi con l’ appartamento e vuoi tornare in Italia, sbrigati, scendiamo e andiamo in banca! Tra l’altro ho anche qui in mano il tuo telefono per ulteriori prove“. Mi aveva preso di nascosto il telefono dal tavolo! Io sono sbiancato, non sapevo se svenire o colpirlo, ma ho preferito restare calmo e assecondarlo.

Il furto

Scendiamo giù e a quel punto, nella mia testa, tutti, dal mio guardiano ai passanti, mi sembravano essere d’accordo con lui. Tra l’altro lui inizia a salutare tutti, è molto disinvolto, e mi dice: “Io abito qui, tu non hai capito un cazzo“. Andiamo nella banca della stazione, gli dico: “Guarda, io non posso prendere molto“. E lui: “Prendi 300 euro, ti ridò il cellulare e cancello le prove sul mio“. Io ritiro solo 50 euro e gli dico: “Te li do solo se tu mi ridai cellulare“. Lui me lo restituisce e mi fa vedere che cancella qualcosa (ma secondo me era solo il materiale che aveva online, non quello nella memoria).

Fatto sta che mi dice di prendere gli altri soldi e inizia a strillare, a chiamare i passanti. Io mi incazzo: “Senti, ma che cazzo vuoi? Io questi posso prendere, se ne prendo altri la mia banca mi blocca la carta e mi chiamano dalla polizia perché ho impostato un tot giornaliero“. Lui inizia a incazzarsi ancora di più, io prendo il portafoglio per vedere quanto posso dargli ancora e mi accorgo che è vuoto: aveva già preso gli euro e i dirham che avevo dentro!

La paura

Lui dice: “Aspettami qua, vado a prendere la macchina e vediamo quanto mi puoi dare ancora, altrimenti dico tutto alla polizia e tu non parti più“. Io decido di andare in un bar con le monete che avevo a bere qualcosa, perché stavo quasi per collassare. Inizio a pensare: “Se torna e finisco dalla polizia, dirò che mi ha portato a fare sesso con lui sotto minaccia, che l’ho fatto entrare a casa perché pensavo fosse un massaggiatore esperto“. Fatto sta che cado nella disperazione e nella paura più profonde, perché la legge in Marocco di certo non ti aiuta!

manette

Mi tornano in mente tutti quei video e quelle foto che ho visto su internet, anche sui profili dei miei studenti africani, dove uomini e donne vengono puniti per i peccati sessuali… e in questo momento potrei esserci io! In questo momento però l’unica cosa importante è conservare la mia integrità e la calma e aspettare di andare via al più presto dal Marocco, e chi se ne importa dei soldi!

Mi dico: “Vai dalla polizia e denuncia“… ma cosa racconto, se le leggi marocchine mi giudicherebbero colpevole e mi punirebbero! Farabutti e stupratori ce ne sono dappertutto, ma sono le leggi quelle che contano! E davvero in Marocco si può andare in carcere da un mese a tre anni e pagare una multa da 50 a 300 euro per omosessualità!

La fuga

Inizio a cancellare dal mio cellulare tutte le foto che potrebbero far pensare a questo, cancello le chat, cancello tutto. Cerco di calmarmi, di andare a dormire: domani aspetterò il proprietario per dargli le chiavi e partirò per Casablanca.

Durante la notte ogni suono e ogni parola da fuori sembrano cercarmi: è un incubo. Ma cerco di stare molto calmo, di trovare la pace e la lucidità dentro di me. Il giorno dopo dico tutto al proprietario di casa, ma non denuncio nessuno e parto per il weekend a Casablanca. La mia ultima paura è essere bloccato in aeroporto e non poter partire, ma a quanto pare lo stronzo voleva solo derubarmi, giocando sulla vergogna, sul senso di colpa e su una legge ingiusta.

lettera firmata
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì / elaborazione da pngimg e da pngimg (CC BY-NC 4.0)

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