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Mentre la percentuale di giovani che si identificano come LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, trans e queer) è la più alta di sempre, c’è stato anche un aumento di giovani non LGBTQ che rifiutano di accettare le minoranze sessuali. Di solito consideriamo la generazione più giovane come un faro dei valori progressisti: abbiamo dato per scontata quest’idea, ma i risultati di quest’anno mostrano che la retorica politica e culturale divisiva, che è aumentata rapidamente ed enormemente, sta esercitando un’influenza negativa sulla gioventù americana“. Ecco l’allarme lanciato da Sarah Kate Ellis, presidente di GLAAD, una delle principali associazioni arcobaleno degli Stati Uniti. E proprio GLAAD, con l’istituto di ricerca The Harris Poll, da qualche anno monitora lo stato dell’omofobia negli USA.

Sì ai diritti, no alle persone

I risultati di quest’anno non sono di semplice lettura. Il dato generale sull’intera popolazione non è negativo: l’80% delle persone interpellate è a favore del riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali, con un leggerissimo aumento rispetto al 79% dei due anni precedenti. Ma dietro questa dichiarazione politica si allunga l’ombra dell’intolleranza, come d’altra parte mostra la crescita dei crimini d’odio: è in aumento il numero di individui non LGBTQ che si dichiarano a disagio ad interagire con omosessuali, bisessuali e trans.

È in costante aumento la percentuale di chi dichiara che avrebbe problemi ad avere una persona non eterosessuale come insegnante del proprio figlio (32%) o come parente (31%), mentre è sostanzialmente stabile la quota di chi non vorrebbe un medico LGBTQ (30%). La situazione che trova meno resistenze è la presenza di una persona omosessuale, bisessuale o trans nello stesso luogo di culto: “solo” il 22% si troverebbe a disagio. Ma il dato che è cambiato maggiormente è quello di chi rifiuta che a scuola si insegni storia LGBTQ: in appena due anni la percentuale è schizzata dal 34 al 39%.

Le risposte dei più giovani

In questo quadro preoccupante, come già accennato all’inizio, le risposte delle persone più giovani sono state le più negative. Se la fascia d’età tra i 18 e i 30 anni nel 2016 si mostrava nettamente più LGBTQ-friendly rispetto al resto della popolazione, oggi la situazione si è completamente ribaltata: nelle nuove generazioni, sono più alte tutte le percentuali di rifiuto delle persone non eterosessuali in tutti i contesti (36% per i familiari, 34% per i medici, 33% per gli insegnanti). Ed è crollato dal 63% al 45% il numero di chi considera allo stesso modo eterosessuali e LGBTQ in tutte le situazioni. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani maschi: se le differenze tra i generi erano quasi irrilevanti due anni fa, oggi le differenze sono molto marcate, con il 53% di ragazze LGBTQ-friendly contro appena il 35% dei ragazzi.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
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