Arcobaleni LGBT al concerto: 7 arresti (smentiti) in Egitto

bandiere rainbow al concerto dei mashrou leila
Le bandiere al concerto dei Mashrou' Leila al Cairo

Non si è fatto in tempo a gioire di quelle bandiere colorate tra la folla, con centinaia di foto divenute virali e condivisioni entusiaste, che si è spezzato l’incantesimo: come già successo a Tunisi [Il Grande Colibrì], anche al concerto del Cairo di venerdì scorso dei Mashrou’ Leila, famosa band indie rock libanese, alcuni ragazzi omosessuali hanno voluto mostrare il loro orgoglio sventolando delle bandiere arcobaleno. La scelta non è stata casuale: il gruppo, che parla nelle sue canzoni di politica, controllo delle masse, rivoluzione, guerra e amore anche omosessuale, è guidato dal cantante Hamed Sinno, gay dichiarato [Il Grande Colibrì].

Arresti misteriosi

Il concerto ha scatenato controversie e scontento nella società egiziana e, secondo quanto riportato da molti giornali (per esempio Youm7), la procura di stato, su ordine del procuratore Nabil Sadek, lunedì avrebbe identificato e arrestato sette giovani accusandoli di sostenere la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali e asessuali) e di “promuovere la devianza sessuale”, nonostante questo non sia teoricamente punibile da alcuna legge egiziana.

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Alcuni attivisti gay contattati direttamente dal Grande Colibrì, però, hanno parlato con i ragazzi presenti al concerto e hanno smentito queste notizie: secondo loro, si tratterebbe di false notizie diffuse solo per calmare l’opinione pubblica contro gli omosessuali. D’altra parte, è significativo che non sia stata annunciata nessuna denuncia formale.

Cresce l’omofobia

Resta il fatto che la reazione dei media all’episodio è stata durissima: gli attivisti si sentono ancora più in pericolo e cresce la minaccia della persecuzione poliziesca, giudiziaria ed extragiudiziale contro le minoranze sessuali in un paese dove dal 2016 sono state arrestate centinaia di persone omosessuali. Senza dubbio, poi, le autorità hanno percepito la cosa come un inaccettabile incitamento all’immoralità, tanto che alla band è stata vietata (come già accaduto in Giordania) la possibilità di esibirsi in futuro in Egitto. Questa decisione è stata applaudita anche da alcuni artisti: Reza Ragab, vicecapo dell’Unione Musicisti d’Egitto, ha infatti detto: “Siamo contro l’arte gay: è arte depravata”.

Ma non è solo la sua voce e quella di chi la pensa come lui a venir fuori. Il canto colorato di quei ragazzi, accompagnati da migliaia di sostenitori, ha raggiunto vette molto più alte.

 

Amani e Ameni
©2017 Il Grande Colibrì

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