“Francamente, vorrei iniziare a creare uno spazio sicuro in cui le persone nere, indigene e di colore (black, indigenous, and people of Color; BIPOC) possano parlare liberamente delle loro preoccupazioni all’interno dell’industria [pornografica; ndr], vorrei far capire quali cambiamenti vorrebbero vedere realizzati – spiega a Il Grande Colibrì DeAngelo Jackson, pornoattore, vincitore di un GayVN Award come miglior attore, attivista per i diritti e produttore del documentario “Being Black in Porn” (Essere neri nel porno), in uscita in autunno – Ho scoperto che molte persone hanno paura di parlare. Temono di finire su una lista nero o anche peggio. Ma se vogliamo vedere un cambiamento, dobbiamo iniziare proprio da questo“.
Il film rompe questo silenzio attraverso le testimonianze dello stesso DeAngelo Jackson e di altre star afroamericane del porno gay (Max Connor, Dillon Diaz, Rock Rockafella, Micah Martinez, August Alexanderxxx, Ray Diesel), che dipingono un quadro decisamente deprimente dell’industria a luci rosse, con molti episodi di razzismo e forme sistematiche di discriminazione, per esempio nelle paghe e nelle possibilità di carriera. Gli stessi film troppo spesso riproducono e rafforzano un immaginario sessuale stereotipato e razzista in cui, per esempio, l’uomo razzializzato ha tratti animaleschi e selvaggi.
Il co-produttore del film è Dwight Allen O’Neal, scrittore e importante influencer sulla piattaforma di live streaming BIGO. Un anno fa, nella puntata del suo podcast “Shoulda, Coulda, Woulda!” dedicata all’omicidio di George Floyd e al movimento Black Lives Matter (Le vite nere contano; BLM), ha evocato l’intolleranza di tante persone afroamericane cis-etero verso quelle queer. Per lui “Being Black in Porn” è uno strumento per superare l’omobitransfobia nella comunità afroamericana, come spiega a Il Grande Colibrì: “Questo documentario creerà un grande dialogo. Credo che aiuterà davvero a iniziare una discussione, ma poi serviranno azioni consequenziali. Tutte le vite nere contano, ma, finché non agiremo di conseguenza, resteremo divisi“.
Le cose cambiano
L’omicidio di George Floyd ha comunque già iniziato a cambiare l’industria del porno gay statunitense, in un contesto in cui le istanze portate avanti dal movimento BLM hanno assunto un’importanza sempre maggiore. DeAngelo Jackson ricorda che “alcune delle casi produttrici più grandi e famose hanno finalmente impiegato più modelli neri. C’è stato bisogno di additarle pubblicamente per la loro mancanza di diversità per cambiare le cose, ma le cose ora stanno cambiamento. Il mio obiettivo è che questo documentario continui il lavoro“.
La strada da fare è comunque ancora tanta, ma il silenzio si sta sciogliendo. Lo testimoniano anche le polemiche del pornoattore nero Micah Martinez nei confronti della casa di produzione di porno gay “interrazziale” che distribuisce “Being Black in Porn”: il performer nel documentario parla del ritardo con cui Noir Male si è esposta a favore del movimento BLM. Polemiche rigettate da Dwight Allen O’Neal: “Noir Male ha risposto con le azioni. Nel 2020, mentre il movimento BLM stava iniziando a ricevere un casino di attenzione, Noir Male ha contattato direttamente i modelli per cambiare le cose. Non penso che abbiano scelto di non dire nulla, penso che si siano assicurati che le loro azioni corrispondessero alle loro parole“.
Faccio notare a DeAngelo Jackson che i pornoattori neri interpretano nella maggior parte dei casi ruoli molto stereotipati, in cui i loro corpi sono un semplice accessorio per il piacere del protagonista bianco: questo è un problema perché loro sono un esempio per molti uomini e ragazzi neri gay, soprattutto per i più giovani. “Io non alimento stereotipi negativi – mi risponde – Se guardi il mio lavoro e tutto il mio catalogo, si vede che la maggior parte, se non tutti, i miei personaggi non sono né stereotipi né feticci“. “DeAngelo ha molto talento, lo rispetto” dice Dwight Allen O’Neal.
Problemi e speranze
“Sono rimasto sorpreso dalla mancanza di rispetto che molte persone razzializzate ricevono dalle case di produzione, dagli altri performer, dai fan – racconta ancora Dwight Allen O’Neal – È triste scoprire che alcuni attori sono stati chiamati ‘venduti’ o ‘co*ns’ [termine offensivo che indica una persona nera che tradisce altre persone nere; ndr] perché lavorano con le più grandi società di produzione mainstream. Alcuni hanno anche confermato che i compensi sono diversi: anche questa è stata una triste scoperta“.
Molte pornostar hanno deciso di dedicarsi alle piattaforme come Onlyfans, anche per decidere loro stessi quale contenuto produrre. Alcuni attori sono molto scettici riguardo a questo nuovo modo di diventare famosi nell’industria del porno gay. Ma non DeAngelo Jackson: “Credo che possano coesistere il porno prodotto dalle studios con attori a luci rosse e i video prodotti da amatori. Ognuno ha il suo modo per avere successo“. Anche Dwight Allen O’Neal è positivo: “I performer si sono ripresi il proprio potere producendo contenuti per i fan. L’industria sta cambiando ed è qualcosa di molto eccitante da vedere“.
Concludo la mia discussione con Dwight Allen O’Neal: “Ho imparato che non dovremmo mai giudicare un libro dalla copertina. Spesso riduciamo l’industria del sesso a una serie di stereotipi, invece ho imparato che ognuno di loro ha le stesse difficoltà che ritrovano in qualsiasi altra professione. Questi uomini sono stati molto coraggiosi a condividere le loro storie e non vedo l’ora che il mondo veda il loro percorso“.
Stefano Duc
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: ©Mile High
Stefano Duc: “Nato a Firenze e laureato in lingue straniere e scienze della comunicazione, ho iniziato a fare attivismo nel 2020, mettendo a disposizione dell’associazione Il Grande Colibrì la mia passione per la scrittura giornalistica” > leggi tutti i suoi articoli



