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Casablanca, il cui nome anche in arabo (Ad-Dar al-Bayda) significa “casa bianca”, è la città più grande del Marocco. È famosa in tutto il mondo perché è la capitale economica, culturale e artistica del paese. La città è la destinazione di chi cerca lavoro e di chi spera di fare fortuna: c’è chi vende i propri terreni per lasciare il paesino e trasferirsi qui. Casablanca non è una città tranquilla e serena: è una metropoli che riunisce persone da tutto il Marocco e non solo e le disperde e le imprigiona come una grande foresta.

Illusioni

La gente viene a Casablanca per cambiare la propria vita, con la speranza di un futuro migliore, ma quando arriva qui entra in una competizione drammatica che genera una nuova popolazione povera che deve sopportare ogni tipo di situazione per sopravvivere e restare a galla. Una famiglia vive in una casa indipendente nel paesino e coltiva la sua terra, poi vende i campi ed emigra nella grande città. Ma tutto cambia e niente è come prima.

Il padre cerca qualsiasi lavoro per portare a casa un pezzo di pane, ma trova solo posti poco qualificati, con uno stipendio basso: muratore, agente di sicurezza in un parcheggio, addetto alle pulizie… La famiglia si trasferisce in una piccola casa in un quartiere popolare, dove dagli anni ’80 vengono a vivere persone povere da ogni parte e una stanza singola può ospitare anche una famiglia numerosa. In questi quartieri povertà e criminalità vanno a braccetto. Le famiglie di solito cercano di mandare i figli a scuola, perché grazie agli studi possano ottenere un lavoro migliore (medico, ingegnere, avvocato, insegnante…), ma raramente si riescono a finire gli studi.

arabo spritzContraddizioni

Casablanca sembra una città moderna e avanzata, con aziende e investimenti internazionali, con tante opportunità di lavoro e di studio, con tante persone ricche e la sua classe media. Ma Casablanca, in realtà, è fatta anche dai suoi quartieri popolari, dove vive una popolazione povera, discriminata ed emarginata, che subisce problemi economici che a volte portano anche alla criminalità. A Casablanca c’è la criminalità organizzata, che si dedica anche alla vendita di droga e allo sfruttamento della prostituzione. La città è poco sicura: girandola, ci sono buone probabilità di imbattersi in un ladro armato per strada o sui mezzi pubblici.

In altre parole, Casablanca è il buco in cui i ricchi spendono i loro soldi e sfruttano la parte povera, economicamente svantaggiata, della società. Per i giovani ci sono i lavori precari, mentre tante donne (ma anche molti uomini) sono sfruttate nella prostituzione, anche se è proibita tanto dalle leggi dello stato quanto dalle norme della religione islamica: il turismo sessuale attrae in città gente da tutta Europa e dal Medio Oriente.

Casanegra

Il cinema marocchino ha sempre parlato di Casablanca, con film che raccontano la sua situazione economica, la criminalità, i problemi sociali e culturali, la disuguaglianza e le discriminazioni tra le classi sociali. Prendiamo per esempio “Casanegra”, un film del 2008 del regista Nour-Eddine Lakhmari. Il titolo è molto adatto alla situazione di oggi di Casablanca: una città nera, priva di speranza, tra povertà, criminalità, disuguaglianza, violenza dentro e fuori casa.

nour eddine lakhmari casanegraAdil, 21 anni, è disoccupato e sogna di andare in Svezia. A un certo punto un capobanda manda lui e il suo amico Karim, 22 anni, in una villa nella zona più bella e ricca di Casablanca per recuperare una somma di denaro. I due ragazzi scavalcano il portone esterno, entrano nel cortile e trovano una porta aperta: senza permesso entrano e trovano il proprietario vestito con una vestaglia femminile. Costui rifiuta di dargli i soldi e, utilizzando un linguaggio “superiore” in cui mischia arabo e francese, gli intima di uscire dalla villa. I giovani iniziano a insultarlo con termini omofobi e lo picchiano a sangue, lasciandolo steso a terra mezzo nudo mentre cercano i soldi, che trovano per poi scappare via.

Zéro

Un altro film di Nour-Eddine Lakhmari, “Zéro”, uscito nel 2012, si apre con il protagonista, un giovane poliziotto, che si ferma davanti a una macchina in cui l’autista, un anziano signore ben vestito, sta baciando una ragazza tanto giovane da poter essere sua figlia. L’agente tira fuori dalla tasca una fototessera che ritrae la ragazza, chiede i documenti all’autista e confronta il viso della giovane con quello della fotografia. “Questa è una ragazza minorenne – dice all’uomo in macchina – Ha 17 anni e la stiamo cercando da tre settimane“. L’autista si scusa, dice che non lo sapeva, che pensava che lei fosse maggiorenne, ma il poliziotto inizia a ricattarlo e alla fine si prende una mancia per chiudere un occhio.

Nella scena successiva il poliziotto e la ragazza si dividono la mancia: lei in realtà è maggiorenne e lui è un agente corrotto, insieme preparano sempre questo “gioco”, per mettere in trappola gli uomini anziani che ci provano con le ragazze giovani. Ma nel resto del film si raccontano anche le storie di ragazze davvero minorenni vittime dello sfruttamento della prostituzione, in cui la polizia corrotta si mischia con i gruppi criminali. E no, non è un gioco.

H.M.
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: dalla copertina di “Zéro” / Il Grande Colibrì / dalla copertina di “Casanegra”

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