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Ti amo tanto
E lo so che la strada per l’impossibile è lunga
E lo so che sei una donna signora
E che non ho alternativa
E lo so che il tempo della nostalgia è finito
E sono morte le belle parole
Alla donna signora cosa possiamo dire
Ti amo tanto

 أحبّك جدّاً
وأعرف أنّ الطّريق إلى المستحيل طويـل
وأعرف أنّك ستّ النّساء
وليس لدي بديـل
وأعرف أن زمان الحنيـن انتهى
ومات الكلام الجميل
لِسِتِّ النّساء ماذا نقول
أحبّك جدّا

Nizar Qabbani

Nizar Qabbani (1923-1998) è un poeta nato e vissuto in Siria che, dopo la morte di sua moglie nell’attacco terroristico dentro l’ambasciata irachena a Beirut dove lavorava, ha deciso di andare in Europa, dove ha viaggiato tra Parigi e Ginevra, finché si è fermato a Londra, dove è morto. In questa bella e dolce poesia parla di una persona che ama una donna. Tanti scrittori arabi hanno parlato della bellezza della donna e dell’amore per la donna.

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Cambia anche l’aria

Per me la cultura araba è ricca, la nostra arte è un mare senza confini, con tutti i colori, dal Medio Oriente fino al mio Marocco, che sia cinema, teatro, poesia o prosa. Mi ricordo quando ero piccola e ascoltavo la musica araba e guardavo il cinema arabo e leggevo la letteratura araba: si potevano esprimere pienamente l’amore e i sentimenti. L’arte era anche un mezzo per respirare e abbattere le catene sociali. Un mezzo per contrastare la politica del paese e avere la libertà di parola. Infatti adesso mi manca sentire anche la voce di Fairouz, la cantante libanese che ha cantato l’amore, la bellezza, la libertà, la natura. Mi manca quando c’era la famiglia riunita a guardare un film egiziano o gli sketch comici di Adel Imam e ridevamo per le sue battute.

Ora è tutto cambiato! È cambiata anche l’aria, è cambiata l’atmosfera, sono cambiate le persone. Non so cosa sia successo. Siamo diventati tutti come Nizar Qabbani dopo la morte di sua moglie: è emigrato, ha lasciato la sua terra e le sue radici e ha iniziato a scrivere del regime e della politica e della divisione araba e della guerra, mentre prima scriveva della donna e della bellezza. Non c’è più serenità o tranquillità: la terra dove siamo cresciuti è piena di sangue e il cielo sta piangendo. Ogni giorno perdiamo un po’ di più la nostra speranza e le catene diventano più strette.

arabia saudita uomo palazziFuori dal cinema

Mi ricordo che prima la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) aveva un ruolo nel mondo del cinema e del teatro, era conosciuta e riconosciuta nello spazio dell’arte ed era tutto tranquillo. Oggi si parla solo dell’odio verso la comunità LGBTQIA, come nell’ultima scena del film egiziano di Marwan Hamed, “Palazzo Yacoubian”, quando il giornalista gay muore strozzato dalla cintura del suo ospite, che credeva omosessuale come lui e invece era un assassino omofobo.

Oggi il cinema egiziano rappresenta la comunità LGBTQIA come malata e destinata a morire: il film egiziano “Asrar Aa’eleya” (Segreti di famiglia) del regista Hani Fawzi rappresenta l’omosessualità come una malattia e racconta la storia di un giovane gay che deve essere guarito da uno psicologo per “tornare” etero. Oggi le persone omosessuali devono nascondersi e sparire: non esistono più agli occhi della società.

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Controllo e pregiudizio

Con i cambiamenti sociali e politici avvenuti nei paesi arabi, siamo diventate persone senza arte e senza anima. È diventato tutto controllato e proibito, la gente è diventata cieca: quando ogni tanto spunta un fiore dal terreno e inizia a fiorire, arriva la mano oscura e subito lo taglia via.

Prima c’era Nizar Qabbani a usare l’arte come arma per esprimersi e per proteggere la cultura e la libertà di opinione. Adesso neppure l’arma dell’arte funziona più, è un’arma arrugginita con il tempo. Tutto questo deriva dal fatto che la religione si è sposata con la politica e ha spogliato la nostra tradizione e la nostra cultura dell’arte, trasformandole in minacce per la libertà. Perché non torniamo ai tempi in cui la nostra cultura era arte e bellezza? Perché non abbiamo come legge quella di amare chi vogliamo, che siamo uomini, donne o persone senza identità di genere?

H.M.
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da xusenru (CC0) / da md Ashik (CC0)

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