Così l’India ride degli omosessuali (e dell’omofobia)

Non si può certo pretendere che un pensiero irrazionale come il pregiudizio possa essere coerente. E infatti l’omofobia mostra incoerenze da ogni punto di vista. Un esempio? In India, dove il sesso anale è reato, il gigante dell’e-commerce Snapdeal vende senza scandalo vibratori e lubrificanti anali: ora è partita una denuncia, per smascherare l’ipocrisia di regole usate solo contro gli omosessuali (qz.com). Regole, tra l’altro, oggi descritte come strumenti di difesa della cultura indiana, ma in realtà introdotte dai colonizzatori britannici contro la cultura indiana, giudicata sessualmente sfrenata: anche qui un bell’esempio di quanto l’omofobia sappia essere coerente! E che dire di Bollywood, l’industria cinematografica indiana, che sta aprendo il dibattito sulla libertà sessuale (ilgrandecolibri.com), ma che viene umiliata da censori che cancellano da un dialogo la semplice parola “lesbica” (indianexpress.com)?

Come spesso succede, il mezzo più efficace per denunciare l’assurdità del pregiudizio è l’ironia e quindi non c’è nulla di sorprendente nel constatare che spesso in prima fila nella lotta all’omofobia ci siano dei comici. E’ il caso, ad esempio, del gruppo di cabaret All India Bakchod, nato su YouTube, che ha raggiunto un’enorme popolarità grazie a sketch che mettono in parodia numerosi aspetti della società e della politica, compresi i preconcetti negativi sulle persone omosessuali e transgender.

La presenza di Imran Khan (attore di grandissimo successo, sex symbol eterosessuale, attivista per i diritti delle donne e musulmano progressista) ha reso estremamente popolare proprio il video satirico in cui il gruppo risponde ai “tanti indiani eterosessuali omofobi” favorevoli alla criminalizzazione dell’omosessualità, ridicolizzando uno dopo l’altro tutti i pregiudizi sugli omosessuali che circolano in India (e non solo lì, come purtroppo sappiamo bene): è possibile guarire e diventare etero, l’AIDS è una malattia gay, l’omosessualità è estranea alla nostra storia, vogliono trasformare tutti in gay, l’omosessualità è questione solo di sesso e non di amore… La morale è chiaramente enunciata da Khan: “Non ci dovrebbe essere bisogno dell’approvazione della società per vivere e amare in pace“.

Meno chiara è stata invece la morale dell’ultimo show del gruppo, l’All India Bakchod Knockout: si è trattato di un roast, cioè di uno spettacolo in cui alcuni ospiti VIP si sono fatti prendere in giro senza alcuna pietà. Le battute al vetriolo e il linguaggio sboccato hanno fatto urlare allo scandalo molti conservatori: i comici sono stati bombardati di denunce e polemiche, tanto da convincerli a cancellare la registrazione dello show su YouTube (facebook.com). A sentirsi offesi e infuriati, però, non sono stati solo i tutori della morale indiana, ma anche molte persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

Tra gli ospiti del roast, infatti, c’era anche Karan Johar, famosissimo divo cinematografico che da tempo i pettegolezzi descrivono come omosessuale (ha affrontato la tematica gay in tre film: “Non arriverà domani” nel 2004, “Appartamento per… 3” nel 2008 e soprattutto “Bombay Talkies” nel 2013, con un bacio maschile – nel video sottostante – entrato nella leggenda; ilgrandecolibri.com). Proprio sulla sua presunta omosessualità sono state fatte numerose battute: “Karan Johar è venuto stasera perché gli abbiamo detto che sarebbe stato preso per il culo da dieci uomini davanti a 4mila persone“; “Regista, produttore, sceneggiatore e attore: lei, Karan, è quattro uomini in uno, proprio come le piace!“; “Lei, Karan, è esattamente come i suoi film: di grande apertura“…

Alcuni giornali, come hardnewsmedia.com, hanno descritto lo spettacolo come un’accozzaglia di sketch banali e volgari. Adil è d’accordo: “Come omosessuale mi sono sentito offeso. E’ brutto offendere le persone, ma è più grave ancora offendere una minoranza discriminata. Qui siamo in India, non siamo in America o in Europa: qui noi gay siamo ancora discriminati“. Altri, invece, danno un giudizio più complesso e positivo allo show. Secondo scroll.in, ad esempio, Karan Johar non è stato una vittima inconsapevole dei comici, ma un loro coraggioso complice: “Johar ha capito già da molto tempo che un modo per parlare del desiderio represso e per farlo accettare al pubblico conservatore è riderci sopra“.

Anche Vishal, un altro contatto indiano de Il grande colibrì, esprime un’opinione molto simile: “Perché si scandalizzano se hanno parlato in modo ridicolo dell’omosessualità? Era uno spettacolo comico! A me è piaciuto vedere una persona famosa che, davanti a tante persone e anche a sua madre, seduta in prima fila, non ha reagito alle insinuazioni sulla sua omosessualità come ad un affronto, ma come ad una caratteristica come le altre su cui scherzare“. Vishal riassume così il messaggio dello show: “Pensate tutti che Johar sia gay e lo amate tutti. Pensate tutti che Johar lo prenda in culo e lo adorate tutti. E allora che senso ha la vostra omofobia? Siete incoerenti!“.

 

Pier
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