Diario dei rifugiati LGBT – Samuel, gay evaso dalla Nigeria

in nigeria i gay sono ricercati dalla polizia
In Nigeria gli omosessuali sono braccati dalla polizia

Caro diario,

tutti gli uomini felici si assomigliano fra loro, ogni uomo infelice è infelice a suo modo. Tuttavia, quando sei nigeriano e omosessuale, la tua storia rischia di assomigliare a quella di tanti altri uomini e donne che condividono la tua sventura.

Mi chiamo Samuel e sono uno dei tanti ragazzi gay nigeriani che cercano asilo in Europa a causa delle minacce che subiamo nel nostro paese. Il mio corpo porta i segni delle violenze subite, nei suoi occhi puoi rivedere immagini atroci e la sofferenza che ho vissuto. Se Christopher mi ha incontrato, si è trovato di fronte un criminale, un fuggitivo, la cui foto appare su un manifesto della polizia nigeriana in seguito alla mia evasione dal carcere. Sono ricercato dalle forze dell’ordine per atti omosessuali e minacciato di morte nel mio stato dalla famiglia e dagli amici.

Una volta arrivato in Francia con un visto turistico e appreso di essere ricercato nel mio paese, ho richiesto la protezione francese: in Nigeria, infatti, le relazioni omosessuali sono vietate e condannate con pene che possono arrivare fino a 14 anni di reclusione, la repressione contro la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, trans, queer, intersessuali e asessuali) è costante e le violenze da parte dei civili all’ordine del giorno.

Originario del sud-ovest del paese, vivo una prima relazione omosessuale con un ragazzo del mio quartiere, conosciuto a scuola. La relazione dura per molti anni nel silenzio, il tutto mentre la gente si chiede se io sia impotente, dal momento che non ho moglie e non frequento nessuna ragazza. Mio padre mi costringe a sposarmi con una donna, il minimo sindacale per avere un figlio e conservare un’immagine sociale dignitosa. La mia vita eterosessuale, condotta parallelamente alla mia relazione clandestina, viene scossa quando un giorno mia moglie, tornando a casa improvvisamente, mi scopre a letto con il mio ragazzo e denuncia il tutto alla famiglia, facendo domanda di divorzio. Mio padre mi allontana immediatamente dalla famiglia e mi costringe ad allontanarmi verso il nord del paese.

Qui comincia la mia seconda vita. In una nuova città, cerco di ristabilire la mia attività commerciale e di vivere lontano dai riflettori, fin quando non mi innamoro talmente tanto di un ragazzo, che frequenta un ateneo prestigioso, da seguirlo dappertutto e aiutarlo ad affrontare i costi dell’università. Anche questa relazione viene relegata al segreto, costringendoci a frenare i nostri impulsi e a celare la nostra passione.

Tuttavia è proprio uno slancio amoroso a condannarci. Un giorno infatti, accompagno il mio ragazzo al campus e scambio con lui delle effusioni, notate da un gruppo di balordi che ci indica alla folla e comincia ad aggredirci. Mi picchiano brutalmente, mi spezzano le ossa, ma sopravvivo. Il mio compagno viene preso dalla folla, bloccato e bruciato vivo. L’arrivo delle ambulanze e della polizia si rivela tardivo.

Mi portano in ospedale in coma, mentre per il mio compagno non c’è più nulla da fare.

Al mio risveglio, trovo la polizia e la famiglia del mio ragazzo, che mi accusa senza mezzi termini di aver “deviato” loro figlio portandolo sulla strada dell’omosessualità. La polizia mi incarcera quindi in attesa di un’inchiesta, che porterà a una condanna. In prigione riesco, come spesso accade in Nigeria, uno degli stati più corrotti del mondo, a corrompere una guardia e fuggire, con la promessa di non far mai più ritorno nello stato.

La mia terza vita mi porta dapprima nel nord del paese, nello stato di Ogun. Qui decido di partire per la Francia con un visto turistico, per poi chiedere asilo alle autorità europee. Una volta messo piede sul territorio francese, una conoscenza mi informa che sono ricercato dalla polizia e che la mia foto è su un volantino, neanche fossi un assassino.

Sono costretto a ripartire da zero, a cominciare a vivere una quarta vita, senza un posto letto fisso in Francia né la certezza che le autorità credano alla mia storia. Tuttavia vedo nel futuro un’opportunità di ricominciare. Perché quando parti non sai quello che trovi, ma sai almeno quello che lasci.

Samuel* e Christopher
*nome di fantasia
©2017 Il Grande Colibrì

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