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Nella Cina che ancora si ostina a considerare la transessualità un problema mentale, un gruppo di ragazzi transgender ha deciso di far sentire la propria voce. La sincerità del loro canto ha commosso l’intera platea. Sono arrivati da ogni parte del paese. Senza conoscersi, senza essersi mai visti. Senza mai essersi esibiti su un palco. Nessuna esperienza, nessuna particolare velleità artistica. Solo la sincera volontà di mostrare sé stessi e raccontare la propria storia di fronte a un pubblico che avrebbe accettato di ascoltarli.

L’occasione per farsi conoscere è giunta a fine agosto, quando il Trans Chorus ha avuto la possibilità di esibirsi a Chengdu, una città situata nel sud-est della Cina, considerata da molti la capitale queer del paese. La canzone scelta per presentarsi di fronte alla platea era la significativa “Me” di Jolin Tsai: “My reflection in the mirror, is a stranger’s face, which one is the real me, which one is the fake?” (Il mio riflesso nello specchio è il volto di uno sconosciuto, qual è il vero me stesso e quale il falso?). Di fronte a loro, il pubblico ascoltava ammirato e commosso. Molte le lacrime, tantissima l’emozione provata. Quell’inno all’accettazione aveva davvero colpito nel segno.

Testimonianze

La musica ha presto lasciato il posto alle parole. O, per meglio dire, a un racconto ancora più intimo e personale. È stat* Fang Yuran a rompere il ghiaccio. Trentun anni, originari* di Hefei – una città situata nella provincia di Hanui – si è ufficialmente dichiarat* transgender nel 2015 e da allora usa per sé stess* il pronome di genere non specifico “ze”. Nat* in un corpo femminile, ha cominciato a nutrire dubbi sulla propria sessualità al termine delle scuole superiori, finendo per identificarsi come lesbica. La confusione e il timore di non essere accettat* l’hanno spint* a intraprendere un dolorosissimo percorso di “conversione”.

Sopravvissut* alla terribile esperienza, Fang ha cominciato a comprendere l’importanza di riconoscere e capire sé stess* . Le difficoltà purtroppo non sono mancate, così come i momenti di ansia e sconforto. La vicinanza e il sostegno del gruppo, però, sono stati di aiuto a superare i momenti più bui. Certo la strada da fare è ancora molto lunga. L’accesso libero e sicuro ai medicinali è pressoché negato. La diffidenza e l’incomprensione minano le già fragili certezze acquisite. E, come sottolinea Fang, costringono molte persone trans a rimanere nell’ombra.

Nicole Zaramella
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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