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Il 26 settembre la Germania voterà il nuovo Bundestag, l’assemblea parlamentare che eleggerà il nuovo capo del governo. Il mondo non vede l’ora di scoprire chi succederà ad Angela Merkel, la cancelliera uscente che abbandona la poltrona su cui siede dal 2005. Intanto la Germania discute soprattutto di riforme fiscali, politiche contro il cambiamento climatico e azioni contro la pandemia. Le tematiche legate ai diritti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) sono decisamente marginali nel dibattito pubblico attuale, ma in ogni caso Lesben- und Schwulenverband in Deutschland (Associazione tedesca di gay e lesbiche; LSVD) ha chiesto ai partiti di impegnarsi su 24 punti. Ecco quali risposte ha ottenuto.

SPD

Il Sozialdemokratische Partei Deutschlands (Partito socialdemocratico di Germania; SPD), dopo anni di crisi, negli ultimi tempi sta volando nei sondaggi: ormai è al primo posto con il 26% delle intenzioni di voto. Nonostante questo, secondo uno studio dell’Università Justus Liebig di Giessen, il partito di centro-sinistra conquisterà solo il 9% dell’elettorato LGBTQIA+. Il suo candidato, l’attuale ministro delle finanze Olaf Scholz, è un moderato e questo si riflette nelle risposte alle richieste di LSVD: l’SPD ha preso impegni solo su metà dei punti proposti (13 su 24), mentre per il resto ha preferito tacere o dare risposte molto vaghe.

Le risposte migliori arrivano sui diritti delle persone trans e intersex, che, secondo l’SPD, dovrebbero poter cambiare nome e indicazione del genere semplicemente rivolgendosi all’anagrafe, senza la necessità di rapporti psicologici: “Tutte le persone dovrebbero essere in grado di determinare la propria vita“. Sono invece molto deludenti le risposte sulla lotta all’incitamento all’odio omobitransfobico sia in Germania (con il rifiuto di portare avanti riforme legislative) sia a livello europeo (con un silenzio imbarazzante sulle violazioni dei diritti in Polonia e Ungheria).

voto gay omofobiCDU-CSU

Le cose peggiorano con la coalizione tra la Christlich Demokratische Union Deutschlands (Unione cristiano-democratica di Germania; CDU) e la Christlich-Soziale Union in Bayern (Unione Cristiano-Sociale in Baviera; CSU), che si impegna solo nel promuovere un piano contro i crimini d’odio (ma senza riforme legislative) e nel permettere la donazione di sangue anche agli uomini gay. Su tutto il resto è un coro di “no” e di risposte piuttosto vuote: sulla questione dei diritti delle persone LGBTQIA+ richiedenti asilo, per esempio, il centro-destra si limita a dichiararsi contrario agli attacchi dei gruppi di estrema destra contro gli alloggi delle persone rifugiate (e ci mancherebbe altro!).

Anche qui il programma rispecchia il candidato, il maldestro Armin Laschet, che cerca di tenere insieme un po’ tutto e il contrario di tutto. L’uomo politico nel 2017 era stato un veemente avversario della legge per riconoscere il diritto al matrimonio tra persone dello stesso genere, definendola incostituzionale, ma dopo la sua approvazione è diventato a favore. E CDU e CSU ora non vogliono ampliare le leggi contro le discriminazioni, ma solo perché – almeno così sostengono – le normi attuali sarebbero più che sufficienti. Insomma, non sorprende se il 22% assegnato dai sondaggi alla coalizione, sprofonda al 3% tra l’elettorato LGBTQIA+.

Grünen

Il 53% delle persone LGBTQIA+ annuncia che voterà per i Grünen (Verdi), il partito in pieno boom che era riuscito a passare in testa nei sondaggi e che ora invece si è sgonfiato scendendo al 16% delle intenzioni di voto. La forza ecologista ha risposto in modo positivo e dettagliato su 23 dei 24 punti proposti da LSVD, confermando l’immagine di partito più friendly di Germania: l’unica risposta poco soddisfacente è quella relativa a Polonia e Ungheria, visto che si propone di far fronte alla loro deriva anti-democratica solo con avvisi di viaggio, sostegno alle associazioni, formazione del personale delle ambasciate e, “in caso di grave minaccia“, rilascio di visti umanitari.

Il partito è comunque l’unico a impegnarsi per la creazione di una commissione di esperti sui crimini d’odio e dà risposte importanti su temi politicamente difficili che la maggior parte delle altre forze ha preferito ignorare: per esempio, i Grünen promettono di stracciare l’aberrante lista dei “paesi sicuri” (che M5S e PD hanno riproposto anche in Italia), utilizzata per deportare le persone richiedenti asilo nei paesi d’origine, in cui spesso le minoranze sessuali rischiano condanne penali e persecuzioni sociali. Il partito ecologista propone anche di introdurre le tematiche LGBTQIA+ nei corsi di lingua e orientamento proposti alle persone migranti e richiedenti asilo.

donna latina incintaAfD

Nonostante l’immotivata fama in Italia di movimento friendly, non sorprende che Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania; AfD) non abbia sottoscritto nessuna proposta di LSVD, ma anzi proponga forti passi indietro nel riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali: AfD nega l’esistenza dell’omobitransfobia nella società tedesca e per questo propone di cancellare le norme contro le discriminazioni, perché lederebbero la libertà di chi discrimina. Le risposte del partito pullulano di richiami alla superiorità eterosessuale, con l’ideale della famiglia composta da padre, madre e figli (“se possibile tanti“), e di pregiudizi sulle persone LGBTQIA+, per esempio dipingendo gli uomini gay come diffusori di malattie sessualmente trasmissibili.

Il partito di estrema destra punta tutto su xenofobia e islamofobia. Da una parte, vuole negare il diritto d’asilo alle persone perseguitate in patria per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere, spiegando che “non sono rifugiati come li definisce la Convenzione di Ginevra sui rifugiati” (affermazione assolutamente falsa); dall’altra spiega che l’unico problema per le minoranze sessuali tedesche è costituto dalle persone immigrate musulmane. La strategia comunicativa ricorda quella di Marine Le Pen in Francia, ma, se la leader dell’estrema destra francese fa il pieno di voti tra gli uomini gay, AfD invece fallisce miseramente: meno del 3% della popolazione LGBTQIA+ vuole votarla, rispetto all’11% nella popolazione generale.

FDP

Il Freie Demokratische Partei (Partito liberale democratico; FPD) è una forza di centro-destra aperta alle tematiche LGBTQIA+: ha preso impegni precisi su ben 19 delle proposte avanzate dal movimento arcobaleno. In particolare, l’FDP propone la legalizzazione della maternità surrogata non commerciale e della donazione di ovociti ed embrioni e che sia possibile riconoscere legalmente fino a quattro persone come madri e/o padri di unə bambinə. Nei sondaggi il partito è testa a testa con AfD per il quarto posto con l’11% delle intenzioni di voto (7% nell’elettorato LGBTQIA+).

Die Linke

Die Linke (La sinistra), stando ai sondaggi, dovrebbe ottenere un deludente 6%, ma sarebbe il secondo partito più votato dalle persone LGBTQIA+, con il 17%. La sinistra si è impegnata su 21 dei 24 punti proposti da LSVD (sugli altri tre non ha risposto). Le sue risposte differiscono dagli altri partiti friendly (Grünen e FDP) soprattutto per una più forte attenzione all’intersezionalità, con una difesa dei diritti umani, sociali ed economici a 360 gradi. Die Linke propone anche le misure più forti “in caso di violazioni dei diritti umani contro le persone LGBTQIA+ all’interno dell’UE“, con “azioni legali e sanzioni finanziarie“, aggiungendo però intelligentemente che “non devono mai essere a scapito della società civile locale“.

Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Unsplash (CC0) / da pjedrzejczyk (CC0) / da Claudia Barbosa (CC0)

 

Pier Cesare Notaro: “Antifascista, attivista per i diritti delle persone LGBTQIA e delle persone migranti, dottore di ricerca in scienze politiche, mi sono interessato da subito ai temi dell’intersezionalità” > leggi tutti i suoi articoli

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