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Le terapie di conversione sbarcano in Etiopia. Le propone un nuovo gruppo religioso che, in nome della “sicurezza nazionale”, ha deciso di scendere definitivamente in campo. “Il nostro obiettivo non è combattere e distruggere gli omosessuali, ma condurli verso la verità” affermano convinti i suoi appartenenti.

Un leader controverso

Dereje Negash è un religioso piuttosto noto in Etiopia. Esponente di spicco della chiesa cristiano-ortodossa, da circa un decennio si batte per arginare e denunciare la diffusione dell’omosessualità in Etiopia. Di recente questo carismatico personaggio è anche balzato agli onori della cronaca internazionale per le sue dichiarazioni apertamente omofobiche: soltanto qualche mese fa, Negash si è distinto per un durissimo attacco alla Toto Tours, agenzia di viaggi di Chicago che da quasi trent’anni organizza itinerari dedicati alla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). “Non gli permetteremo di visitare i nostri luoghi di culto!aveva dichiarato combattivo – La nostra religione condanna fermamente questi atti scandalosi!“.

Il sacerdote ha anche posto l’accento sull’impossibilità per lo stato di accettare una simile pratica, ricordando che l’articolo 629 del codice penale etiope punisce i rapporti tra persone dello stesso sesso con la reclusione fino a 15 anni. Ancora troppo pochi, secondo il sacerdote, che vorrebbe che la pena da scontare fosse trasformata in una condanna a vita (sic!).

Voglia di ergastolo

Secondo una ricerca svolta da Pew Global Attitudes Project nel 2007, il 97% degli etiopi considera l’omosessualità qualcosa di assolutamente inaccettabile. Deve essere per questo che le parole di Negash sono state accolte con grande soddisfazione da quanti considerano gli appartenenti alla comunità LGBTQIA dei veri e propri mostri. “La situazione sta degenerando” ha infatti dichiarato il sacerdote, che si è detto anche molto preoccupato per la salute dei più giovani: “L’omosessualità ha infettato le menti di molti dei nostri bambini e si sta espandendo a vista d’occhio“.

Il religioso giudica responsabile di questo enorme “scempio” anche il governo centrale, che definisce “patetico” e privo di polso per la sua incapacità di arginare il “problema” e porre fine alla “minaccia” omosessuale. Che, secondo Negash e il suo gruppo, necessita di un intervento forte e deciso per essere definitivamente debellata. Anche a costo di ricorrere a metodi brutali ed estremi.

Le terapie riparative

Le famigerate “conversion therapy” non sono un novità in Etiopia, per quanto il leader religioso e i suoi seguaci si sforzino di presentarla come un’alternativa nuova e (con)vincente. Secondo le ricerche, questo tipo di pratiche sono diffuse da lungo tempo in diverse parti dell’Africa, sebbene in pochissimi abbiano il coraggio di parlarne. OutRight International Action, un’associazione che si batte per i diritti della comunità LGBTQIA nel mondo, ha sottolineato che le terapie riparative sono tristemente famose anche in Etiopia, dove la “guarigione” passa attraverso pestaggi ed esorcismi. Un quadro davvero tragico e molto diverso rispetto a quello descritto da Negash e compagni, per i quali il vero problema sarebbero i matrimoni tra persone dello stesso sesso!

Nicole Zaramella
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da A.Davey (CC BY 2.0)

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