Egitto e Iran, arresti di massa contro gli omosessuali

Al-Marg, quartiere periferico e proletario a nord-est del Cairo, in Egitto . La polizia ha fatto irruzione in un centro benessere, un esercizio commerciale composto da una piccola palestra con annessa sauna. Si sospettava, racconta il giornale locale akhbarelyom.com, che “uomini e ragazzi pervertiti praticassero azioni immorali nelle sue stanze“. In altre parole, il centro sarebbe stato solo la facciata di un luogo di prostituzione omosessuale, in cui spendendo tra le 50 e le 200 sterline egiziane (circa 5-20 euro) si potevano comprare le prestazioni sessuali di alcuni giovani maschi. E infatti, continua il giornale, “quattordici uomini sono stati scoperti in posizioni contrarie ai precetti religiosi“. La polizia ha arrestato tutti i clienti, impedendogli di rivestirsi prima di essere portati al commissariato, e anche il direttore e gli impiegati del centro benessere. Inoltre avrebbe sequestrato ingenti quantità di stimolatori sessuali.

Mentre la notizia falsa (come abbiamo scritto su ilgrandecolibri.com) dei ricchi turisti gay occidentali a cui sarebbe impedito di recarsi nei lussuosi hotel del Kuwait continua ancora a fare il giro del mondo, la notizia vera di questo arresto di massa di omosessuali egiziani in un modesto quartiere del Cairo è stata per lo più snobbata da giornali e siti web. Senza quella minima protezione che può offrire l’attenzione mediatica internazionale, senza l’assistenza delle associazioni per i diritti umani, alle quali il regime militare impedisce di prestare aiuto ai carcerati, la sorte di questa ventina di persone non è purtroppo molto difficile da immaginare: dopo essere arrivate in carcere e essere state sottoposte a test anali (tanto dolorosi e umilianti quanto inutili), le attende un lungo periodo di violente fisiche e psicologiche…

L’arresto di al-Marg, intanto, sta contribuendo ad alimentare il senso di paura e di sconforto della comunità omosessuale egiziana. Uniti nello scendere in piazza contro il dittatore “laico” Mubarak prima e contro il presidente islamista Morsi dopo, gay e lesbiche si sono drammaticamente divisi in occasione del colpo di stato militare del generale as-Sisi che ha deposto il governo dei Fratelli Musulmani per sostituirlo con quello di Adli Mansur: mentre una parte della comunità LGBT ha contestato le modalità del cambio di regime, che ha segnato la fine di un processo storico difficile ma democratico, altri hanno festeggiato la sconfitta del partito islamista e l’inizio di una nuova era di laicità. Sfortunatamente le vicissitudini che sta affrontando ora l’Egitto stanno dando ragione ai più pessimisti…

Il nuovo potere imposto dai militari, infatti, sta ripercorrendo i passi della dittatura di Mubarak: mentre governo ed esercito riescono a presentarsi all’esterno come forze laiche impegnate ad arginare l’avanzata dell’estremismo islamista, all’interno invece cercano di conquistare l’appoggio delle fasce più integraliste della popolazione e di quelle più povere da una parte presentandosi come paladini della moralità (e quindi perseguitando chi non rispetta la morale religiosa nella sua interpretazione più conservatrice, come gli omosessuali o le femministe) e dall’altra lanciando campagne contro gli immigrati dell’Africa sub-sahariana, fingendo – come fanno tutte le destre populiste – che per fare gli interessi dei cittadini più deboli sia utile e sufficiente prendersela con esseri umani ancora più deboli…

Nulla di nuovo o di sorprendente, purtroppo: alimentare l’ignoranza, l’odio, l’omofobia e il razzismo per costruire un capro espiatorio è una pratica politica usata in tutto il mondo (Italia compresa) per distrarre la popolazione dai problemi e dagli scandali. E così si possono cogliere alcune interessanti analogie tra il raid poliziesco del Cairo e quello avvenuto pochi giorni prima a Kermanshah, in Iran . Qui pasdaran e basij (appartenenti rispettivamente al Corpo delle guardie della rivoluzione e alla Forza di resistenza di mobilitazione) hanno fatto irruzione in una sala da feste dove, secondo loro, con la scusa di celebrare un compleanno si sarebbero riuniti satanisti e omosessuali. Le guardie e i paramilitari hanno malmenato tutti i presenti (circa ottante persone), poi ne hanno portati alcuni in prigione, dove le violenze sono continuate [*].

Se l’accusa di satanismo è poco credibile (come lo era quando era usata dal “laico” Mubarak per arrestare i gay e come lo è quando accompagna la sodomia nelle condanne in Arabia Saudita), non è tuttavia chiara la motivazione del raid. Il bersaglio era una festa alla quale partecipavano anche omosessuali? Oppure il bersaglio erano i dervisci yarsan, minoranza islamico-sincretistica alla quale, secondo l’Organizzazione queer iraniana (irqo.org), molti degli arrestati aderiscono? Comunque sia, ritroviamo la stessa amalgama di violenza, di bugie, di omofobia. E di xenofobia. Non a caso, infatti, il sito della milizia basij (basij.ir) sottolinea come “c’erano molti uomini stranieri, provenienti dall’Iraq e da altri paesi della regione” per sostenere che gruppi di satanisti e di omosessuali si starebbero infiltrando nel paese…

Ma il satanismo non è l’unica accusa vaga e assurda usata dal regime iraniano: come ricorda theguardian.com, il giornalista Siamak Ghaderi è da tre anni in carcere a causa di una condanna inflittagli per aver “insultato il presidente“, “diffuso propaganda contro il regime” e “agito contro la sicurezza nazionale“. La sua vera colpa? Dopo che l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad aveva affermato che in Iran non esistevano gay come negli Stati Uniti, Ghaderi aveva iniziato ad intervistare alcune persone omosessuali a Teheran. Un’operazione di verità intollerabile per un regime di menzogne…

 

Pier
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[*] Aggiornamento del 16 ottobre: secondo la Rete lesbica e transgender iraniana (6rang.org), tutte le persone ancora in carcere sarebbero state rilasciate su cauzione. Il loro futuro rimane incerto.

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