Tutte le società umane, tra le tante cose che le differenziano, condividono almeno una cosa: il divieto di sposare determinate persone appartenenti alla propria famiglia. Benché su quante e quali siano queste persone (il fratello e la sorella, il cugino e la cugina da parte materna e/o paterna…) esistano variazioni, l’antropologia, la psicoanalisi e le altre scienze sociali sembravano avere la certezza che il tabù dell’incesto, di per sé, fosse universale.
Ma lo è davvero? L’antropologa francese Dorothée Dussy ci dice che non solo la proibizione formale, ma anche la realtà effettiva dell’incesto è universale: in tutte le società esistono pratiche incestuose e sono molto più diffuse di quello che presumiamo. In Francia il 5% dellə bambinə sono sopravvissutə all’incesto – incesto commesso nella stragrande maggioranza dei casi dal padre. Secondo l’antropologa, il fatto che la proibizione dell’incesto consista in un divieto matrimoniale ci porta a immaginare i rapporti incestuosi come potenziali relazioni tra persone adulte consenzienti: ma nella realtà dei fatti, la maggior parte dei casi di incesto consistono in stupri di bambinə all’interno della famiglia, tipicamente (7 casi su 10) bambine al di sotto dei 10 anni.
Senza parole
Intervistando ventidue autori di incesto, Dorothée Dussy – che se ne è dichiarata lei stessa sopravvissuta – rivela che per questi uomini la ricerca del piacere sessuale all’interno della famiglia è un’opzione sbrigativa ed economica: non c’è bisogno di seduzione, basta avvalersi dell’inconsapevolezza della vittima e del potere che si può esercitare all’interno della famiglia. Inoltre, spesso questi uomini non riconoscono la loro violenza in quanto tale: ne parlano usando la retorica del gioco e della scoperta della sessualità. “Mettere una mano nell’ano o nella vagina dellə figliə è visto come una carezza, come il fatto di chiedere di essere masturbati”. Secondo le statistiche, d’altronde, il 30% degli autori di incesto ha vissuto in prima persona delle relazioni incestuose precoci, in passato.
Quanto a chi subisce l’incesto, la sua posizione di inferiorità fa sì che a mano a mano i segnali di opposizione si diradino: così in media i rapporti incestuosi durano circa cinque anni. L’incesto è una brutta storia non solo tra due persone, ma coinvolge anche famiglia e conoscenti: tutto l’ambiente circostante, e non solo la vittima, impara a non parlare, a restare in diniego, a non fare domande, diventando di fatto complice della violenza perpetrata. Si impone la legge del silenzio.
Le conseguenze più profonde per le vittime però si fanno sentire con il tempo, più che durante l’infanzia. Una volta diventate adulte, le persone sopravvissute all’incesto soffrono in molti casi dell’isolamento dal resto della famiglia (soprattutto se rivelano l’accaduto), di tentativi di suicidio, bassa autostima, depressione, abuso di sostanze, grande instabilità sessuale e affettiva.
Dominio patriarcale
Sono state fondate varie associazioni nel mondo per sostenere le persone sopravvissute all’incesto attraverso gruppi di parola e di mutuo aiuto, strategie di ricerca-azione e advocacy: per esempio, Face à l’inceste (Affrontare l’incesto) o l’Association d’Action/Recherche et Échange entre les Victimes d’Inceste (Associazione di ricerca-azione e di scambio tra vittime di incesto; AREVI), di cui ha fatto parte la stessa Dorothée Dussy.
Denunciare l’incesto significa portare avanti una battaglia che ha conseguenze profonde sul nostro modo di comprendere e rapportarci alle nostre società. L’antropologo Claude Lévi-Strauss spiegava la proibizione dell’incesto alla luce del fatto che sposarsi al di fuori della propria famiglia permette ai gruppi umani di aprirsi gli uni agli altri, e di costruire la società sulla base dello scambio (di partner matrimoniali). In questa versione della storia, lo scambio e la reciprocità sembrano al cuore delle interazioni umane.
Riconoscere la realtà dell’incesto viene invece a rimettere in discussione questo mito, e a ricordarci quante relazioni, sessuali e non, si fondano su rapporti di dominazione e disuguaglianza, già a partire dal nucleo familiare. L’ordine sociale in cui viviamo si fonda, molto di più di quanto pensiamo, sulla dominazione patriarcale piuttosto che sulla reciprocità, e bisognerebbe affrontarlo e ricostruirlo sulla base di questa consapevolezza.
Simone Spera
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Per approfondire:
Dussy Dorothée, « L’institution familiale et l’inceste : théorie et pratique », Mouvements, 2015/2 (n° 82), p. 76-80.
Dussy Dorothée, « Les Théories de l’inceste en anthropologie. Concurrence des représentations et impensés », Sociétés & Représentations, 2016/2 (N° 42), p. 73-85.
L-Y Yeun, « Dorothée Dussy : Le berceau des dominations. Anthropologie de l’inceste, livre », Nouvelles Questions Féministes, 2014/2 (Vol. 33), p. 127-130.



