India, un libro gay conquista anche i villaggi più poveri

copertina della versione inglese di Mohanaswamy
La copertina della versione inglese di "Mohanaswamy"

India: una terra che a volte sorprende per i passi avanti e le scelte del governo, e altre volte ci riporta con i piedi per terra, al duro lavoro che c’è ancora da fare. E mentre si denunciano le violenze della polizia contro le persone transgender, un libro a tematica gay riesce a raggiungere i luoghi più poveri del paese.

Un arcobaleno nei villaggi

Anche nei piccoli villaggi e paesini della penisola indiana, in cui le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali e asessuali) non hanno accesso a internet e non parlano la lingua inglese, e quindi non possono documentarsi, capire ed essere capiti, in cui insomma si sono sempre sentite sole, arriva il libro “Mohanaswamy”, che narra di un ragazzo omosessuale indiano. L’autore del preziosissimo volume, una raccolta di 11 storie di vita e amore omosessuale, è Vasudhendra, che nella sua vita ha dovuto fare i conti con la sua sessualità e accettarsi per ciò che era, da solo.

Mohanaswamy, protagonista del racconto, sogna di vivere una vita normale e tranquilla che gli permetta di lasciarsi indietro e – perché no? – di dimenticare le brutte e umilianti esperienze dell’adolescenza, i dispiaceri che lo hanno portato a pensare che sarebbe stato meglio essere “normale”, e le svariate volte che ha dovuto inventarsi di avere una moglie.

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La forza di questo libro è la lingua: scritto in kannada (uno degli idiomi dell’India meridionale, parlato da 41 milioni di persone), è riuscito a cadere sotto gli occhi di chi vive in zone rurali, spesso economicamente arretrate e generalmente conservatrici, in cui non si parla inglese e non si ha accesso a informazioni sulla sessualità. L’autore racconta di aver ricevuto innumerevoli chiamate anche dalle persone più povere del paese: ragazzi e adulti lo ringraziano perché si sono sentiti meno soli e sono riusciti a trovare la forza di accettare se stessi. Con lui, racconta, si sono sfogati, hanno condiviso la loro storia, hanno pianto e hanno riso [Reuters].

L’invisibilità delle lesbiche

Anche molte ragazze hanno contattato l’autore chiedendo di scrivere in lingua kannada qualcosa sull’omosessualità femminile, perché non si sentono rappresentate: di loro non si parla mai. Senza contare che le molte ragazze che nascondono la loro omosessualità sono condannate a sposarsi con un uomo e avere dei figli. Del resto hanno meno possibilità degli uomini di scappare e rifiutare un matrimonio combinato, e questo rende la loro situazione ancora più difficile rispetto ai ragazzi gay, ma paradossalmente anche più facile da tenere nascosta. Ultimamente proprio una storia d’amore tra due donne ha fatto scattare l’ira delle famiglie, sfociata in una denuncia. Fortunatamente le ragazze si sono allontanate dalla città dove vivevano, sfuggendo a possibili violenze [Il Grande Colibrì].

Il bisogno di riconoscersi e non sentirsi soli, insomma, è davvero forte nella comunità LGBTQIA indiana. Per fortuna “Mohanaswamy”  verrà tradotto in varie lingue indiane, tra cui hindi, malayalam e telugu, oltre che in inglese, perché è proprio dove vengono parlate solo queste lingue, nelle zone più nascoste, che si deve arrivare a parlare di diritti e di amore.

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Transfobia e polizia

Nel frattempo, le autorità spesso si adoperano per l’integrazione delle persone transgender. Un esempio è l’impiego di personale trans sulla metro di Kochi [Il Grande Colibrì], una meravigliosa manovra che però è stata resa difficile dall’intolleranza dei cittadini: alcune ragazze, che hanno dovuto lasciare le loro case per trasferirsi nella città dell’India meridionale, non sono riuscite a trovare un alloggio a causa del rifiuto di alcuni proprietari delle case di concederle in affitto a persone transessuali. Purtroppo, quindi, non tutte sono riuscite ad iniziare il loro contratto di lavoro.

E sembrerebbe che nell’ultimo arresto di 15 trans a Kochi ci fosse anche qualche dipendente della KMRL, la società di trasporti della metro. South Live parla di un’azione della polizia a danno di alcune persone transgender per la sola “colpa” di aver fermato un borseggiatore mentre tentava una rapina.

Il malintenzionato ha tentato, ad una fermata dell’autobus, di derubare un’attivista transgender. Lei, insieme ad altre amiche transessuali, lo ha consegnato alla polizia, che ha poi tenuto in custodia sei di loro, senza esimersi dall’usare violenza. La causa della detenzione delle ragazze sembra derivare da una loro protesta nel momento in cui il borseggiatore è stato rimesso in libertà, praticamente subito. Il Times of India dichiara che le donne hanno chiesto alla corte di pronunciarsi sull’accaduto, dopo che la polizia le ha accusate falsamente di reati come la detenzione di armi.

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

Errata corrige (14 luglio 2017): la lingua in cui è scritto “Mohanaswamy” è il kannada, non l’hindi come inizialmente indicato.

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