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La polizia fa irruzione in un appartamento della periferia sud di Giacarta, la capitale dell’Indonesia, e scopre che 56 uomini stanno facendo una festa indossando i colori della bandiera nazionale, rosso e bianco. Tutti i partecipanti sono gay e bisessuali, questo le forze dell’ordine lo sanno già perché hanno scovato dei messaggi online. Il “problema” per gli sbirri è che nel paese asiatico, il più grande stato a maggioranza musulmana del mondo, i rapporti tra persone dello stesso sesso non sono un reato (con l’eccezione della provincia settentrionale di Aceh). A questo punto gli agenti cercano di attaccarsi ai soliti pretesti, ma gli va male: non trovano traccia di droghe e devono ammettere che proprio nulla porta a pensare che qualcuno si stia prostituendo.

La maggior parte dei fermati viene rilasciata, ma nove uomini, identificati come gli organizzatori della festa, vengono arrestati appellandosi alla legge contro la pornografia e la “pornoazione”, una norma talmente vaga che, punendo tutto e niente, permette di prendersela con chiunque faccia storcere qualche naso moralista. E così nove persone rischiano di essere condannate a 15 anni di carcere per la semplice accusa di aver organizzato in un luogo privato “giochi a tematica sessuale appresi in Thailandia” (dettaglio curiosamente presentato come un’aggravante). Per Usman Hamid, direttore di Amnesty International Indonesia, “non ci sono giustificazioni legali per criminalizzare questi uomini per i comportamenti di cui sono accusati“.

Intanto, per non farsi mancare un’ulteriore pesante violazione dei diritti umani, la polizia ha sottoposto i nove arrestati ai test per il COVID-19 (tutti negativi) e per l’HIV (un positivo), con la scusa che la sicurezza sanitaria sarebbe una priorità. Bel paradosso se si pensa che l’unica “prova” raccolta dalla polizia sono stati dei preservativi usati e del lubrificante. Adulti consenzienti hanno fatto sesso protetto tra loro: dal punto di vista sanitario al massimo si meriterebbero una tirata di orecchie per non aver mantenuto le distanze anti-COVID. Ma la polizia indonesiana sceglie la strada peggiore per loro e per la tutela della salute generale: criminalizza delle persone sventolando i preservativi come armi di un delitto inesistente…

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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