Il lavoro sessuale è rimasto legale in Egitto fino al 1949 e per questo settore, come per la maggior parte dei settori economici dell’epoca, esisteva una struttura sociale piramidale, in cui ogni individuo all’interno del sistema aveva un ruolo molto specifico. Questa struttura sociale ha svolto nel settore il ruolo del governo, che invece era assente, anche se nell’Egitto moderno erano state approvate numerose leggi per regolamentare il sex work a partire dal 1896. La maggior parte di queste leggi, tuttavia, rimase solo inchiostro su carta, soprattutto quando si trattava di persone straniere che lavoravano in questo settore, dal momento che a quell’epoca solo le ambasciate estere erano responsabili della gestione dei casi sollevati contro i loro cittadini.
Ma prima di addentrarci nella struttura sociale delle e dei sex worker in Egitto durante quel periodo, dobbiamo notare che c’erano due società che lavoravano in parallelo in quel settore. La prima società era riservata ai bordelli autorizzati: il ministero degli affari interni aveva una propria divisione incaricata di monitorarli e di assicurarsi che non violassero la legge, dal momento che questi bordelli non avevano il diritto di aprire e operare ovunque, ma solo in aree specifiche come Bab El-Sha’ria (Porta della sharia) al Cairo e El-Sabah Banat (Le sette ragazze) ad Alessandria.
La seconda società, quella delle “case segrete“, agiva al di fuori dello stato di diritto. Queste case operavano lontano dagli occhi della polizia, per lo più nei quartieri in cui non erano autorizzate a offrire questo tipo di servizi, specialmente durante la Seconda guerra mondiale, quando in Egitto aumentò il numero sia dei soldati alleati che delle prostitute straniere venute nel paese per servirli.
Al di fuori di queste case segrete, c’era una forma ancora più bassa di lavoro sessuale noto come il “sistema dei buchi”, in cui una sex worker si recava in un’area alla periferia della città e svolgeva il suo lavoro in una delle buche che il governo aveva scavata per proteggere la città dalle inondazioni invernali. Queste buche erano nel deserto o sulle montagne, in aree come El-Gabal El-Ahmar (la montagna rossa), vicino a El-Abbasyia, e Tal Zehinem, vicino a El-Sayda Zayneb.
El-Maqtorat
Alla base di questa struttura sociale c’era una classe chiamata “El-Maqtorat” (le prostitute), a sua volta suddivisa in varie sottoclassi. In cima a tutte queste sottoclassi, c’era un gruppo chiamato “le artiste” e composto dalle sex worker europee che vivevano in quartieri di alta classe e fornivano servizi all’élite della società. Anche la seconda sottoclasse era composta da europee, ma in questo caso per lo più borghesi. Poi, più in basso, trovavamo le egiziane e le straniere non europee.
Quest’ultimo gruppo si scomponeva a sua volta in tre sottogruppi principali. Il primo gruppo era quello delle Haraht El-Mostatrat, lavoratrici del sesso che si spostavano per la città in carrozza o su animali, accompagnate da un giovanotto che lavorava come mediatore con i clienti. Poi c’era il gruppo delle Moghanyat (cantanti) e delle Raqsat (ballerine), che avevano un loro posto dove accogliere i clienti. L’ultimo gruppo era quello delle Motwat, che vivevano in una zona chiamata El-Wasah, dove di solito si fermavano e non uscivano e si sedevano alle finestre per cercare di procurarsi clienti per strada.
El-Sahabyen
La classe sociale superiore nella struttura era un gruppo con il nome di Sahabyen, che aveva la responsabilità di portare nuove ragazze a lavorare nei bordelli. Tuttavia, non avevano solo questa mansione, poiché dovevano anche rifornire i bordelli di tutto quello di cui potevano avere bisogno, come cibo e trucchi, e portare le sex worker in ospedale per effettuare i controlli mensili sulle malattie sessualmente trasmissibili che la legge allora richiedeva.
El-Baramgy e El-Balatgy
I Baramgy erano gli uomini forti che interpretavano il ruolo degli “amanti” delle lavoratrici del sesso. Ma non facciamoci trarre in inganno: la parola “amanti” qui non significa che la relazione tra i due fosse basata sull’amore o sull’affetto. Questa relazione, invece, era principalmente basata sui benefici reciproci: le sex worker avevano spesso bisogno di un uomo forte che le proteggesse dai rischi della loro professione, e in cambio i ragazzi ne ricavavano una relazione sessuale, e talvolta emotiva, di lunga durata. La parola “Baramgy” deriva dal fatto che le donne erano solite cucinare nel tajine per i loro protettori un noto piatto chiamato “borma”, da cui è nato il soprannome per questi uomini.
Il secondo gruppo, chiamato “El-Balatgy”, era formato da ragazzi che erano spesso violenti con le lavoratrici del sesso e che spesso prendevano molte sex worker come loro amanti. I membri di questo gruppo servivano anche come scagnozzi per il magnaccia del bordello.
El-Padrona e El-Hayaqa
Le “Padrona” e le “Hayaqa” erano le donne che avevano lavorato a lungo nel settore e che ormai avevano più di 50 anni. Questo gruppo era considerato la “seconda classe” della struttura sociale. Spesso si sedevano davanti al bordello per riscuotere i pagamenti e per assicurarsi che le prostitute fossero pronte a ricevere i clienti. Queste donne erano famose per il loro sfruttamento delle sex worker, poiché spesso le costringevano a firmare cambiali, assegni o ricevute di fiducia da utilizzare contro di loro nel caso in cui avessero deciso di scappare dal bordello.
È interessante notare, però, che questa classe aveva un “codice d’onore” in cui c’erano delle regole che tutto il “padronato” doveva seguire. Per esempio una Padrona non poteva accogliere una sex worker appartenente a un’altra Padrona: affinché la Padrona potesse accogliere una lavoratrice del sesso, costei doveva ripagare tutti i propri debiti alla propria Padrona precedente, oppure la nuova Padrona poteva pagare di tasca propria tutti i suoi debiti.
È degno di nota osservare come i funzionari e le autorità rispettassero questo “codice d’onore”: per esempio, gli ospedali in cui le sex worker andavano a fare gli esami mensili per le malattie sessualmente trasmissibili non le rilasciavano fintantoché le loro Padrone non andavano a prenderle. Anche la polizia onorava gli accordi tra la Padrona e le sue lavoratrici del sesso, che arrestava se la Padrona le accusava mostrando le cambiali, per esempio.
Non è chiaro quali siano le origini del nome “El-Hayaqa”, ma alcuni storici ritengono che derivi dal fatto che usassero molto trucco, mentre “El-Padrona” viene dall’italiano, conservando il significato della parola.
Il magnaccia
Il magnaccia sedeva solo sul suo trono a guardare il suo impero: era lui a sfruttare più di tutti le sex worker nella struttura sociale. Il magnaccia viveva degli incassi delle lavoratrici del sesso e non gliene importava nulla del fatto che loro fossero malate o stanche: le prostitute dovevano lavorare per far arricchire il magnaccia e se lui portava un cliente che a loro non piaceva, non era certo un problema perché comunque erano costrette a servirlo. Il magnaccia non pagava mai una prostituta con tutto lo stipendio che le spettava, ma se ne intascava una grossa fetta in base ai servizi immaginari che forniva alle lavoratrici, servizi che esistevano solo nella sua testa.
Un incidente ci racconta l’estremo abuso che le sex worker subivano da parte dei loro magnaccia. Una volta la polizia fece irruzione nella casa di un magnaccia famoso e trovò enormi contenitori pieni di formaggio vecchio, di cipolle e di pane. Si scoprì in seguito che quella specie di “cibo” era l’unica fonte di nutrimento data alle lavoratrici del sesso al suo servizio.
E se ci si spostava alla periferia delle città, si trovava un gruppo di magnaccia ancora più brutali di quelli dei bordelli: i magnaccia dei “buchi” obbligavano le sex worker a rimanere nei buchi nel terreno tutto il giorno, dove dovevano ricevere i clienti e raccogliere il loro sperma in alcune tazzine. Alla fine della giornata, le donne consegnavano le tazzine al loro magnaccia che le pagava in base al numero di tazzine riempite.
Prostituzione maschile
Non c’erano solo sex worker di sesso femminile: ce n’erano anche di sesso maschile. Il problema nel parlare dei sex worker maschi durante quel periodo è la carenza di fonti sull’argomento, dal momento che gli scritti di quell’epoca e successivi si sono concentrati esclusivamente sulle sex worker di sesso femminile. Tuttavia vale la pena menzionare alcuni gruppi.
Dopo che Muhammed Ali Pasha proibì che le donne danzassero in pubblico al Cairo, apparvero i ballerini. Questi maschi si vestivano, si presentavano e si comportavano come donne e intrattenevano il pubblico con le proprie danze. Erano divisi in due gruppi: “Khawal” era il nome per quelli nati in Egitto, mentre gli stranieri erano chiamati “Jenky”.
I Saramha erano sex worker maschi che lavoravano per servire le clienti donne. Queste donne erano di solito anziane o straniere e in ogni caso ricche. Il lavoratore del sesso andava a offrire i propri servizi a casa delle sue clienti o affittava una stanza in un bordello.
Gli Hosngya erano sex worker omosessuali e avevano unicamente il ruolo di passivi all’interno del rapporto sessuale. Questo gruppo esisteva soprattutto nei caffè di via Wagah El-Barakha, di piazza Attaba e di via Kloot Bek. Gli Hosngya erano conosciuti per la loro effeminatezza, per il gran numero di amanti e per l’aspetto che mescolava elementi di diversi generi: erano effeminati, vestivano abiti maschili, si esprimevano spesso utilizzando nomi femminili.
Conclusioni
Alla fine, possiamo concludere che la struttura sociale dell’industria del sesso di allora non era molto diversa dalla struttura sociale di qualsiasi altro settore economico del tempo, poiché era divisa in classi che riflettevano la struttura piramidale della società egiziana in generale. Tuttavia, vale la pena notare che non per tutte le sex worker il quadro era tetro e che, a differenza di quello che gli storici sostengono di solito, non tutte le lavoratrici del sesso erano vittime costrette a lavorare: una minoranza entrava nel settore di propria volontà e senza subire violenze. Inoltre, è importante ricordare il trattamento riservato ai maschi di genere non conforme: non si pensava automaticamente a fargli del male, ma piuttosto si adottava un’ottica di coesistenza.
Alla fine, comunque, l’intero settore ebbe fine nel 1949, quando il governatore militare emanò il decreto 79, in cui ordinò la chiusura di tutti i bordelli del paese. In seguito, una legge del 1951 mise al bando qualsiasi attività di prostituzione nel paese: invece di cercare di creare un ambiente più sicuro per i e le sex worker e le altre persone che lavorano nel settore, l’Egitto decise di seguire la tendenza più comune a livello globale in quel momento, vietando l’intero settore e chiudendo così una pagina della storia del lavoro sessuale in Egitto.
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2020 Cairo 52 Legal Research Institute / Il Grande Colibrì


