Lesbiche egiziane: vivere sotto un patriarcato conservatore

"Non è carino che una ragazza ami una ragazza"

L’anno scorso, l’opinione pubblica egiziana ha subito due colpi importanti, che hanno sviluppato un acceso dibattito sui social e sui media tradizionali. Il primo quando Dalia Al-Faghal, che si definisce lesbica, ha fatto coming out sui social media, scatenando una marea di critiche e demonizzazioni. Il secondo colpo fa riferimento alle due bandiere arcobaleno, simbolo dell’orgoglio LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), che sono state sventolate dai partecipanti a un concerto dei Mashrou’ Leila.

Mentre la reazione del pubblico a entrambi gli avvenimenti è stata negativa, questi non hanno evocato la stessa risposta da parte dell’azione statale e dell’indignazione pubblica: i gay hanno subito una risposta più feroce e pesante da parte sia dello stato che dei media, oscurando la discussione intorno alle lesbiche. La dichiarazione pubblica di Dalia fa luce sugli ostacoli che le donne lesbiche affrontano in Egitto, ma soprattutto: quante altre Dalia ci sono in Egitto?

“Ho paura di amare”

Hana, una diciannovenne di Alessandria, ha raccontato a Egyptian Streets com’è la vita per una lesbica: “Ho paura di amare. Sebbene l’amore dovrebbe essere una sensazione di pace, ho paura di sentirlo a causa delle tante cose orribili che potrebbero accadere a me e a chiunque mi sia vicino“.

Hana si rese conto di essere lesbica all’età di 13 anni. “All’inizio ero molto perplessa – spiega – È possibile che a una ragazza piaccia o ami un’altra ragazza senza avere una ‘malattia’? Ero curiosa, quindi guardai diversi video su YouTube e lessi molto sull’argomento. Ho iniziato a capire che è una cosa naturale, ma che non è stata ancora accettata in Egitto, il che aveva senso per una tredicenne come me, dato che siamo in un paese a maggioranza musulmana“.

Tre anni fa mio fratello ed io stavamo parlando dell’argomento LGBTQIA – ricorda – e lui mi disse: ‘Se mia sorella o qualsiasi altro membro della famiglia fosse così, lo ucciderei“. Hana è solo un esempio delle tante donne lesbiche che hanno subito minacce di morte dalle loro famiglie e da persone care.

Un’attivista per la parità di genere e i diritti delle donne presso l’Egyptian Initiative for Personal Rights (Iniziativa egiziana per i diritti egiziani; EIPR), che ha preferito rimanere anonima, ha dichiarato a Egyptian Street che le lesbiche a volte contattano l’EIPR per maltrattamenti da parte di familiari, che si manifestano con il “picchiare, umiliare, chiudere in casa, terapie di conversione forzata, terapie istituzionalizzate forzate, pressioni per sposarsi, costringere a rinunciare all’istruzione o al lavoro, fino a sfociare in minacce di morte“.

Tuttavia, poiché la maggior parte dell’attenzione statale e dei media è incentrata sugli uomini omosessuali, si potrebbe pensare che per le lesbiche sia più facile trovare momenti per incontrarsi e crearsi una comunità lontana dall’opinione pubblica. Non è così. Nel suo libro “Sex and the Citadel” (Random UK 2014, 384 pp., 9,55 €), Shereen El Feki, giornalista e autrice egiziano-britannica, espone il senso di isolamento vissuto dalle donne lesbiche in Egitto a causa delle pressioni sociali che limitano la loro vita.

È più difficile essere donne gay che uomini gay – ha detto Warda, una delle donne lesbiche che hanno offerto la loro testimonianza a El Feki in “Sex and the Citadel” – Un uomo gay può andare e tornare in qualsiasi momento. Loro possono camminare di notte, spostarsi in qualsiasi momento. Possono essere scapoli a sessant’anni e possono ancora essere scelti. Possono viaggiare. Hanno maggiori possibilità di trovare lavoro. Essere un uomo ribalta la situazione“.

perfetta preghiera lesbica egiziana
“Una preghiera perfetta per un’ora disperata” di Hana

Sara è una ragazza di 21 anni che vive al Cairo e che si identifica come queer e non binaria. “Queer” è un termine vasto che potrebbe comprendere sia la sessualità che l’espressione di genere. Alcune persone LGBTQIA scelgono di identificarsi come queer invece di usare termini specifici come “gay”, “lesbica” o “bisessuale”. Mentre “non binario” significa che la persona non si identifica strettamente con ciò che è tradizionalmente correlato ai generi “femminile” o “maschile”.

Come persona non binaria, cerco di esprimermi in modo diverso. È un po’ uno stereotipo, ma mi taglio quasi completamente i capelli – racconta a Egyptian Streets – A malapena mi trucco e adoro indossare abiti che non mostrano necessariamente com’è il mio corpo, se sono un maschio o una femmina. Per questo vengo costantemente attaccata da tutti, sia dalle persone che conosco che da quelle che non conosco“.

Alla domanda su come incontra altre donne, Sara dice che per le donne gay, rispetto agli uomini gay, è più sicuro usare le app per appuntamenti, come Tinder, ma riusciva anche a incontrare la maggior parte delle donne gay attraverso certi spazi all’università. Invece Hana usa Twitter come mezzo principale per trovare altre donne con le quali possa essere se stessa. “Scrivo un messaggio a quelle che potrebbero piacermi, e di solito non sono solo brevi chiacchierate. Controllo i loro account Instagram o Facebook per assicurarmi che siano effettivamente loro” spiega Sara riguardo alla sua esperienza su Tinder.

La paranoia è intrinseca alla vita delle persone gay in Egitto, poiché le applicazioni di incontri, come Grindr, sono state il mezzo principale attraverso cui gli omosessuali sono stati arrestati. Si dice che i poliziotti in Egitto creino account sotto false identità e organizzino incontri con persone gay. Una volta che la persona omosessuale si presenta all’incontro, viene arrestata dalla polizia. Secondo l’EIPR, la conversazione, tra le altre cose, è usata dai poliziotti come prova incriminante.

Le leggi che sono usate per punire l’omosessualità in Egitto hanno definizioni vaghe e sono piuttosto ambigue, specialmente quella che è nota come la “legge sulla depravazione” (legge n. 10 del 1961), in base alla quale gli omosessuali sono generalmente perseguiti per la “pratica abituale della depravazione“. Ma la definizione della “depravazione”, che in arabo si dice فجور (fujur), dal punto di vista legale è cambiata nel tempo.

Questa legge ha una storia lunga e contorta, dato che fu inizialmente introdotta nel 1961 per combattere la prostituzione (sesso a scopo di lucro tra un uomo e una donna), ma dagli anni ’90 è stata reinterpretata al fine di includere l’omosessualità in una relazione sessuale non a scopo di lucro tra due uomini.

L’Egitto ha sempre negato di avere “disposizioni che designano la perversione sessuale come un reato“, come ha detto il portavoce della Camera dei rappresentanti egiziana al Parlamento europeo nel 2003. Ma Human Rights Watch ha elencato in un suo rapporto i moltissimi modi in cui l’omosessualità viene punita penalmente in Egitto, specialmente dopo che la Corte di cassazione ha stabilito un precedente nel 1975, quando ha perseguito penalmente due uomini per aver avuto una relazione sessuale con il pretesto di “pratica abituale della depravazione”. Da allora la “depravazione” è stata spesso invocata per colpire uomini gay.

Tuttavia, si ritiene che le lesbiche non possano essere perseguite per “pratica abituale della depravazione”, secondo l’attivista per la parità di genere e i diritti delle donne dell’EIPR. Ciò potrebbe essere dovuto alla definizione della Corte di cassazione di ciò che può costituire una “depravazione”, limitandola alla condotta tra uomini. Inoltre, non ci sono stati precedenti legali in cui donne lesbiche siano state perseguite in base alla “legge sulla depravazione”.

Non è chiaro se le lesbiche possano essere processate per “istigazione all’indecenza” (فسق, fisq, in arabo), che è un altro modo attraverso cui i rapporti tra persone dello stesso sesso possono essere puniti in Egitto ai sensi dell’articolo 269 bis del codice penale.

misoginia lesbica egiziana
“Non è carino che una ragazza dica quel che ama” di Christina Atik

“Pensano solo che siamo sexy”

Alla domanda sul perché preferisce il termine “donna gay” a “lesbica”, Hana risponde che il termine lesbica, secondo la sua percezione, ha una connotazione negativa in Egitto: “La gente usa questo termine per sessualizzarci, non per descrivere il nostro orientamento sessuale“.

Mentre la sessualizzazione femminile e l’oggettificazione sono dilaganti in Egitto, la sessualizzazione delle donne gay in particolare è abbastanza comune all’interno delle comunità eterosessuali, secondo le testimonianze di donne lesbiche provenienti da tutto il mondo.

Molti uomini eterosessuali preferiscono il porno lesbo rispetto ad altri generi pornografici, dipingendo un’immagine standard, solitamente falsa e ipersessualizzata del rapporto sessuale tra donne. Così delegittimano l’amore tra donne e lo riducono a un feticcio che di solito si adatta al piacere maschile, cancellando completamente le  emozioni complesse, le esperienze e l’agency delle donne coinvolte nella relazione. “Gli uomini non ci accettano. Pensano solo che siamo sexy” racconta Hana a Egyptian Streets sulla base della sua esperienza,

Quando ho fatto per la prima volta coming out come bisessuale al ragazzo che più tardi è diventato il mio fidanzato, dicendogli che in precedenza avevo avuto una ragazza, la sua prima reazione è stata: ‘Oh! È così bello e sexy!’” dice Farah, una bisessuale di Alessandria di 24 anni. E scherza: “I maschi in Egitto immaginano sempre le donne gay in un certo modo, tipo Salma Hayek e Salma Hayek 2.0 che dormono insieme“.

Nella regione araba per le donne è un problema ammettere qualsiasi tipo di attività sessuale prima del matrimonio, per non parlare delle relazioni omosessuali” scrive El Feki in “Sex and the Citadel.” Riferisce che, “a prescindere dalle loro preferenze sessuali, le donne che non si conformano al modello di stampo moglie-madre della società patriarcale sono anch’esse in una posizione difficile“.

Così, in una società dominata dagli uomini, l’oppressione contro le lesbiche è solitamente aggravata da diverse forze sovrapposte, come l’oggettificazione, l’omofobia e la sottomissione femminile nella famiglia e sul posto di lavoro. Ciò porta a qualsiasi tipo di comportamento estremo nei confronti delle donne lesbiche, dalla violenza sessuale totale alla violenza domestica. In alcuni casi i maschi fanno avance sessuali indesiderate contro le donne che non sono attratte da loro.

Hana si è sentita oggettificata proprio in questo modo, anche dai suoi amici maschi: “Un amico bisessuale una volta mi ha detto che niente gli piacerebbe come avere un rapporto a tre con due donne gay innamorate. Anche un altro amico maschio, che sapeva della mia sessualità, continuava a volermi dare un bacio e si chiedeva perché non lo baciassi e non provassi a vedere se mi sarebbe piaciuto. Per questo ho la sensazione che per il 99% siamo sessualizzate, non solo come donne, ma proprio come donne gay“.

Quando faccio coming out con le persone, specialmente con ragazzi, tendo a sentirmi molto sessualizzata. Ho avuto un sacco di ‘Wow, è così eccitante, adoro quando le ragazze stanno insieme!’” dice Sara, che ha avuto esperienze simili di sessualizzazione a causa del suo orientamento sessuale.

Tuttavia la sua esperienza non si è fermata qui, ma ha raggiunto livelli più traumatici, poiché è stata violentata da uno dei suoi amici. “Sono stata stuprata da un ragazzo che pensavo fosse un ‘amico vero’ mentre cercava di dimostrarmi che non sono gay” ha detto a Egyptian Streets. Ha anche raccontato che ha perso molti amici maschi una volta venuti a conoscenza della sua sessualità, o perché li aveva respinti. “Quasi tutte le persone etero sviliscono il mio orientamento sessuale perché non ho mai avuto un rapporto sessuale completo con un ragazzo” ha aggiunto.

Sembra che la violenza e l’aggressione sessuale, che di solito vengono compiute in Egitto contro le donne etero, trovino nuove forme con le lesbiche, combinando la misoginia già esistente con un disprezzo per ciò che è sessualmente non conforme alle norme sociali prevalenti.

braccio lesbica egiziana
Il braccio di Hana

“Se i miei lo sapessero…”

Hana ha fatto coming out con suo fratello un paio di mesi fa, nonostante lui l’avesse minacciata di morte tre anni prima: “Mi sento un po’ più al sicuro avendoglielo detto, ma ancora sento che qualcosa è cambiato. Eravamo così vicini, come migliori amici. Adesso si comporta spesso in modo strano. Ma va bene così, stiamo convivendo pacificamente“.

Hana racconta una situazione accaduta recentemente con suo fratello: lei ha cercato di avvolgere le braccia attorno alle sue spalle, ma lui si è allontanato, chiedendo di toglierle. “Dice di essere omofobo – racconta – dice che tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, ma anche lui ha la ‘libertà’ di disprezzare che uno dei suoi amici sia gay”. Quando le viene chiesto dei suoi genitori, lei risponde dicendo che, se conoscessero la “vera lei“, “non solo spezzerebbe il loro cuore, ma li ucciderebbe“.

C’è la credenza generale che le lesbiche siano più tollerate dalla società rispetto agli uomini gay – dice il portavoce per i diritti di genere dell’EIPR a Egyptian Streets – Ma le lesbiche sono sottoposte a tutti i tipi di punizione da parte dei loro familiari. Inoltre picchiare le donne, maltrattarle e rinchiuderle nelle case sono metodi ampiamente accettati per dare loro disciplina“.

“Era disposto a uccidermi…”

Sara ha trovato supporto in alcuni membri della famiglia e in una buona rete di amici queer. È particolarmente affezionata al sostegno di sua madre, mentre suo padre al contrario non la sostiene per nulla. “È un’attivista politica e una persona davvero bella, quindi è lei che mi ha aiutato, soprattutto a crescere e diventare la persona che sono oggi” dice Sara di sua madre.

Inoltre, sia Sara che Hana si sentono grate di essere circondate dalla comprensione degli amici, il che rende la loro vita in Egitto molto più facile. Sono entusiaste del fatto che i loro amici le abbiano aiutate nel percorso di auto-accettazione e di scoperta della propria sessualità.

In particolare, l’attivista per i diritti di genere dell’EIPR ritiene che “la repressione nel 2017 ci ha permesso di discutere di questioni di cui normalmente non si sarebbe parlato“. “Penso che sia stata un’esperienza educativa per molte persone che erano omofobe e/o queer-fobiche solo perché non sapevano niente di più” aggiunge.

Le lesbiche sono sempre esistite in Egitto. Sono sempre state spinte a nascondersi, e le loro sofferenze oscurate ed emarginate. Questo articolo affronta le storie di Sara e Hana: sono esempi di donne che hanno avuto il coraggio di parlare apertamente e hanno avuto il privilegio di trovare supporto intorno a loro.

Tuttavia, è lecito ritenere che ci siano molte altre donne lesbiche che hanno difficoltà a fare i conti con la propria sessualità, e altre che provano odio per se stesse, a volte raggiungendo il suicidio. Ci sono donne gay di ogni estrazione sociale ed economica da Alessandria ad Asyut, giù fino ad Assuan.

Nonostante le loro differenze, stanno affrontando una società che denigra la femminilità, una società dominata dagli uomini che ha impedito loro di organizzarsi come lesbiche, di esprimersi e di ottenere i loro diritti fondamentali. Quindi il minimo che possiamo fare è permettere a queste donne di raccontare le loro storie per aiutare a riflettere meglio una realtà che la società egiziana ha costantemente cercato di negare.

Più queste donne ottengono visibilità, più è probabile che affronteremo collettivamente i problemi che cercano di sollevare. L’esperienza di Hana con suo fratello fornisce un esempio perfetto: “Era disposto ad uccidermi – dice – e tre anni dopo mi abbracciò quando andai a trovarlo. Quindi… progredire è possibile“.

redazione di Egyptian Streets
traduzione di Ginevra Campaini
©2018 Egyptian Streets – Il Grande Colibrì
foto: Egyptian Streets

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