Sun Wenlin è un attivista cinese molto noto a livello globale. A partire dal 2015, lui e il suo compagno Hu Mingliang sono infatti balzati agli onori della cronaca internazionale per aver richiesto (purtroppo senza successo) il legale riconoscimento della loro unione. Ora, a distanza di alcuni anni, il nome e l’impegno di Sun sono tornati alla ribalta grazie a un’iniziativa che in Cina sta facendo davvero molto parlare e che nel giro di poche ore ha già ottenuto il plauso di migliaia di suoi concittadini. Tra di essi ci sono anche Zhu e Guo, due giovani fidanzati che sognano ormai da molto tempo di poter ufficializzare il loro amore con il matrimonio.
Come i due ragazzi sanno bene, la strada per realizzare questo loro desiderio è però particolarmente ripida e insidiosa. Le leggi vigenti nel loro paese d’origine impediscono agli omosessuali di unirsi in matrimonio e dunque di godere dei medesimi diritti riservati alle coppie etero, come, ad esempio, la possibilità di accedere alle cure per la fertilità, di prendere casa insieme, di occuparsi del proprio partner e dei suoi congiunti in caso di difficoltà o malattia, e anche di adottare un@ figli@.
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Sposarsi con un’app
“Non possiamo continuare a vivere nell’ombra” sottolinea Guo, lasciando intendere che il veder legalmente riconosciuta la propria unione darebbe a moltissime coppie il coraggio e la forza di essere se stesse e di mostrarsi. Ecco perché, non appena si è diffusa la notizia di un’applicazione che permetterebbe di ottenere un certificato di matrimonio non ufficiale, lui e il suo compagno si sono subito precipitati a richiederne uno.
Poco importa se il documento che Guo e Zhu stringono tra le mani è in buona sostanza un documento privo di valore legale: ciò che conta è che per loro quel foglio di carta conta moltissimo e che potrà essere mostrato ad amici, conoscenti, colleghi e, sì, anche alle rispettive famiglie. “Da oggi in poi i parenti del mio compagno dovranno sforzarsi di accettare la situazione” sottolinea Guo al termine della sua intervista. Pur non dicendolo apertamente, sembra davvero chiaro che per lui e il suo ragazzo questo documento rappresenta una vera e propria liberazione. La stessa che devono aver provato le centinaia di coppie che in poche ore hanno utilizzato l’app ideata da Sun Wenlin per ottenere ciò che lo stato cinese ancora si ostina a negare.
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Sforzi congiunti
Pur essendo un progetto sicuramente lodevole e di forte impatto, quella di Sun non è l’unica iniziativa intrapresa dalla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali) cinese. Prima che la sua “marriage app” approdasse su WeChat (il servizio di messaggistica istantanea più utilizzato all’interno dei confini della Repubblica Popolare), Pechino aveva infatti dovuto fare i conti con un’altra forma di protesta ugualmente pacifica, ma non per questo silenziosa: lo scorso anno centinaia di migliaia di persone LGBTQIA hanno inviato lettere e commenti online ai parlamentari dello stato cinese, raccontando le loro storie e chiedendo modifiche e integrazioni alle leggi che regolano il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali.
Come ricorda tristemente Sun Wenlin, all’accorato appello i destinatari dei messaggi hanno purtroppo risposto picche. “Si tratta di testi tutti uguali fra loro” ha dichiarato Huang Wei, membro della commissione affari legislativi, che ha anche definito i messaggi un copia-incolla. Il durissimo commento, che ha suscitato rabbia e indignazione all’interno della comunità LGBTQIA cinese, non ha fatto altro che fortificare le convinzioni di Sun e di molti altri attivisti come lui: se lo stato non adempie ai suoi doveri e non mostra alcun rispetto verso i propri abitanti, l’unica cosa che rimane da fare è lottare dal basso per ottenere ciò che si desidera.
Nicole Zaramella
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