Malesia, sul quotidiano la guida per scovare gay e lesbiche

giovane e sexy venditore di frutta in malesia
Maglietta e palestra bastano a definire gay un malese?

Certe teorie sbandierate dai mass media sugli omosessuali, non sono più una novità per la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) malese. Anzi, sono una triste realtà: circa un anno fa venne trasmesso in TV uno spot confezionato dal governo per curare l’omosessualità attraverso trattamenti psicologici e guide spirituali e, come se non bastasse, venne indetto un concorso a premi per scovare la cura più efficace.

“Magliette con collo a V”

Adesso ci riprova il quotidiano malese Sinar Harian, che svela ai suoi lettori i trucchi per riconoscere se un uomo è gay e se una donna è lesbica: sono sicuramente omosessuali gli uomini che indossano magliette attillate per mostrare gli addominali, con collo a V e senza maniche. I gay adorano i baffi, la barba e gli abiti costosi e inoltre non andrebbero nemmeno in palestra per allenarsi, bensì per guardare gli altri uomini – e quando un gay guarda un ragazzo che gli piace, gli occhi cominciano a brillare, quindi può essere facile riconoscerli. Alle lesbiche invece piace trascorrere del tempo sole, solitamente non pensano al futuro fidanzato, prendono per mano le amiche, odiano gli uomini e si divertono a sminuirli.

L’articolo cita inoltre il predicatore religioso Hanafiah Malik, secondo il quale l’omosessualità sarebbe in aumento e andrebbe quindi fermata intervenendo prima di tutto contro chi la sostiene. Inoltre, a proposito delle persone ermafrodite, Malik dice che ce sarebbero molte tra India e Pakistan e che sarebbero obbligate dalla religione a operarsi “per rimuovere uno dei genitali”.

Indicazioni pericolose

Ma immaginiamo quanti genitori o ragazzini possano aver letto queste righe, quante persone che già ritengono l’omosessualità un’insidia da cui stare ben lontane, quante famiglie che cominciano a sospettare dei figli, quanti studenti che discriminano i compagni: gli indizi di cui parla il quotidiano sono tanto inutili quanto pericolosi, perché qualcuno potrebbe riversare queste informazioni nella vita quotidiana, in un paese in cui le violenze ai danni della comunità LGBTQIA sono già tante.

Le minoranze sessuali sono seriamente perseguitate dalla legge malese, che è molto rigida verso la comunità LGBTQIA e non fa sconti né alle persone omosessuali né a quelle transessuali: criminalizza i rapporti sessuali con l’incarcerazione fino a 20 anni ed a volte con la fustigazione. Il reato di relazione omosessuale è punibile fino a 3 anni di carcere, a cui si aggiungono una sanzione pecuniaria e 6 frustate. Inoltre è assolutamente proibito travestirsi. Per questa ragione certe indicazioni, con il beneplacito di chi sta ai vertici, sembrano quasi una caccia all’omosessuale: “Trovatelo, vi aiutiamo noi, e poi curatelo!”.

Ginevra
©2018 Il Grande Colibrì

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