Ex-URSS, chi resiste al vento dell’omofobia di Mosca?

Certo non sono paragonabili alla caccia alle streghe contro i gay in alcuni paesi dell’Africa (ilgrandecolibri.com), ma le dichiarazioni dell’attore russo omofobo (ed ex prete ortodosso) Ivan Okhlobystin (nella foto) sull’ebola (alcune vittime del virus si sarebbero trasformate in zombie) e sulle persone omosessuali (che “meriterebbero di essere bruciate vive per il pericolo che rappresentano per i bambini“) gli hanno meritato di essere bandito dalla Lettonia (sptimesrussia.com). Sebbene nella repubblica baltica non tutti condividano il divieto d’accesso nel paese per le persone che si esprimono in modo discriminatorio nei confronti di alcune etnie o delle minoranze sessuali ed il paese non abbia ancora norme a favore dei diritti per le persone LGBT (mentre la vicina Estonia ha recentemente legiferato in materia di unioni civili; baltic-review.com), quantomeno esistono un po’ di garanzie.

E non si assiste ad una deriva russa, come invece sta accadendo in Lituania, dove la corte di Vilnius ha stabilito che uno spot sui diritti per tutti (v. video) potrà essere trasmesso solo dopo le 23 e con bollino rosso per adulti, per tutelare gli spettatori minorenni (delfi.lt).

Insomma, malgrado le repubbliche baltiche siano state le prime a separarsi da Mosca alla caduta del comunismo, il vento russo continua a trovare chi è in grado di apprezzarlo anche qui. E purtroppo le leggi che muovono quell’avvelenata aria da est continuano a mietere vittime anche in patria. Ma mentre nei giorni scorsi ha avuto qualche eco la surreale protesta russa contro i francobolli dedicati a Tom of Finland, il più grande artista contemporaneo del paese, reo di essere un disegnatore di fumetti omoerotici e pornografici (usatoday.com), che la Finlandia ha emesso di recente dopo averli peraltro annunciati fin dalla scorsa primavera (ilgrandecolibri.com), altre storie più gravi sono invece passate sotto silenzio forse per via del fatto che sono diventate, purtroppo, esperienze comuni.

Un paio di settimane fa otto attivisti LGBT sono stati arrestati a Mosca durante una manifestazione di protesta per ottenere diritti civili per le persone omosessuali, dopo che lo scorso anno la cosiddetta “legge contro la propaganda gay” ha di fatto vietato ogni assembramento di persone in nome dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere (washingtonblade.com); ed il copione si è ripetuto domenica a Lipetsk, paese della Russia meridionale, dove un corteo LGBT è stato attaccato in modo violento da un centinaio di nazionalisti omofobi, anche se in questo caso l’arresto di massa degli attivisti per i diritti potrebbe essere stato suggerito proprio per proteggere i manifestanti dalla violenza della contestazione (themoscowtimes.com).

E, forse per dimostrarsi più russofili dei russi, i separatisti ucraini dell’autoproclamata (ma non riconosciuta) Repubblica Popolare di Lugansk, nel Donbass, hanno approvato una legge anti-gay “per difendere i valori morali, culturali e religiosi della regione” in cui è previsto che in caso di stupro di una persona del proprio stesso sesso si possa essere puniti fino alla pena di morte (thedailybeast.com).

Non molto inferiori a quelle per l’est ucraino, sono le preoccupazioni per le violenze e l’involuzione dei diritti civili in Kirghizistan, efficacemente espresse in una conferenza stampa venerdì scorso dal portavoce dell’alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani: Bishkek starebbe infatti per approvare una norma discriminatoria per le persone LGBT, già oggetto di ripetute violenze che i funzionari pubblici non hanno mai tentato di evitare né di reprimere (ilgrandecolibri.com). Tali norme, tra l’altro, sono in contraddizione con i trattati sui diritti umani ratificati anche dal Kirghizistan (ohchr.org).

In questa svolta anti-LGBT potrebbe svolgere un ruolo proprio la Russia di Vladimir Putin, che si contende con gli Stati Uniti l’amicizia del Kirghizistan, paese in posizione strategica dal punto di vista militare che fino allo scorso marzo ospitava una base NATO e che ora ha stretto nuovamente relazioni economiche più forti con Mosca, senza contare la presenza di numerosi oleodotti che ne fanno un appetibile partner commerciale. E proprio l’aver spostato la disputa sul piano dei diritti delle persone LGBT, che godono di scarso favore popolare, potrebbe essere la chiave di volta dell’affermazione russa rispetto a quella americana (thediplomat.com).

E un episodio di violenza terribile ha scosso anche la comunità LGBT dell’Azerbaijan: a Baku una giovane ha ucciso in modo raccapricciante la propria sorella, lesbica, colpevole di portarsi a casa diverse amiche. Le foto della vittima, ventenne, hanno campeggiato su tutti i giornali della capitale e l’Alleanza LGBT azera ha stampato un manifesto denunciando il clima di omofobia che impera nel paese (aznews.az). Non c’è davvero pace per le persone LGBT nelle diverse repubbliche di quella che fu l’Unione Sovietica.

 

Michele
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