Gerusalemme, il Pride sbugiarda razzisti e guerrafondai

lgbt in una marcia per la pace a gerusalemme
Attivisti LGBT a una marcia per la pace a Gerusalemme

Pessimi avvocati difensori. Va bene, hanno un’ottima parlantina, sanno spiegare le proprie ragioni in modo assai efficace e infatti le loro arringhe hanno convinto milioni di persone. Ma, a parte il fatto che si sono autoproclamati difensori di parti in causa che non hanno chiesto il loro aiuto e che spesso si vedono imporre con la violenza verbale e simbolica questo aiuto, hanno completamente travisato il proprio ruolo: un avvocato difensore dovrebbe tutelare il proprio assistito, non giocare al giustiziere sommario. Non che la situazione non sia chiara: a questi signori delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) che pretendono di patrocinare non gliene frega nulla, hanno semplicemente identificato in loro un’ottima scusa per giustificare la propria insaziabile fame di carne umana (subumana, dal loro punto di vista, perché il Nemico ai loro occhi non ha nulla di neppur vagamente umano).

Il teatrino montato intorno alla morte di Muhammad Abu Khdeir, il sedicenne palestinese bruciato vivo da alcuni nazionalisti israeliani, è diventato il racconto che permette di descrivere un abisso morale per il quale era difficile trovare le parole. Con l’unico fine di coprire l’assassinio di un ragazzino innocente per motivi di odio razziale e di sete di vendetta per l’omicidio, altrettanto odioso, di tre giovani israeliani, questi sedicenti difensori degli omosessuali in Medio Oriente hanno inventato di sana pianta il fatto che Muhammad fosse gay e che per questo fosse stato ucciso dalla sua famiglia. Hanno persino scritto un falso comunicato stampa dell’Open House di Gerusalemme in cui si affermava che il ragazzo fosse socio della principale associazione LGBT della città.

Media accecati dall’odio hanno rilanciato queste illazioni e alcuni, come Rights Reporter (“rete di attivisti della verità” [sic!]), hanno pure pensato di arricchirle spergiurando di avere fonti dirette che confermavano tutto (le fonti siamo “prima di tutto noi”, “le notizie ce le cerchiamo da soli come si dovrebbe fare”, perché “a riprendere le agenzie tutti sono capaci”). Ovviamente era tutto falso, era tutta una montatura grossolana. Ma “non c’è problema: noi se sbagliamo a dare una notizia (e può succedere) lo ammettiamo e facciamo la rettifica”. Che problema è aver diffuso e ingigantito una notizia manifestamente falsa, che problema è avere strumentalizzato la persecuzione degli omosessuali in Medio Oriente per coprire il crimine di assassini estremisti e per alimentare l’odio e la guerra?

Parole ben più dure sono quelle usate dal comunicato stampa dell’Open House per condannare “l’uso dell’associazione per interferire con le indagini dello Shin Bet [i servizi segreti israeliani; NdR] e della polizia, nel tentativo di sviare i sospetti dai nazionalisti ebraici”: “L’opinione pubblica israeliana è molto felice di proiettare la propria omofobia sulla società palestinese, pur di non confrontarsi con il Tito [il generale romano che devastò Gerusalemme; NdR] che la devasta dall’interno: razzismo, violenza e omofobia”. In una città ammalata d’odio, simbolo di società che, cercando di cancellarsi a vicenda, si stanno autodistruggendo dall’interno, alcuni membri dell’Open House sono stati testimoni oculari ed eroici di scene inquietanti.

Chen, ad esempio, racconta: “La notte successiva al ritrovamento dei corpi di Naftali Fraenkel, Gilad Shaer e Eyal Yifrah, ho visto una folla razzista che dava la caccia ad una donna araba, al grido di ‘Morte agli arabi’. La donna è stata tratta in salvo dalla polizia, ma più tardi, mentre stavo salendo sul treno, ho visto un altro gruppo che minacciava un ragazzo arabo. Ho iniziato a urlare per farli smettere e mi sono messa in mezzo tra loro e lui. Dopo ho postato la mia storia su Facebook e sono arrivati circa 130 commenti, la maggior parte anti-arabi e razzisti. Mi sono preoccupata per la mia stessa sicurezza e ho deciso di rimuovere il post”.

Tsachi è riuscito a salvare un’altra donna araba attaccata da un gruppo di nazionalisti della destra israeliana e ora commenta: “Non voglio vivere in un paese dove le persone innocenti devono avere paura a camminare per strada”. Il ragazzo preferisce lo shopping alle manifestazioni pacifiste e ama profondamente Israele, ma per lui questo amore non è una scusa per odiare altri, per alimentare la guerra: “La comunità LGBT è stata trascinata ingiustamente in questo conflitto per colpa delle voci false sul fatto che Muhammad Abu Khdeir fosse stato ucciso in un delitto di onore perché gay. La comunità LGBT ha il dovere e il privilegio di mostrare come la tolleranza funzioni e di prevenire la violenza”.

E’ per questo sentimento di dovere e di privilegio che le associazioni LGBT di Gerusalemme hanno deciso di posticipare la data del Pride cittadino al 14 agosto, per poterlo riorganizzare mettendone al centro la denuncia del razzismo, di un clima sociale che, disconoscendo pari dignità e persino pari umanità a ogni persona, indipendentemente dal fatto che si trovi da una parte o dall’altra del Muro, impedirà a qualsiasi stato di proclamarsi senza ipocrisia paradiso dei diritti di qualcuno.

Quando le iene affamate di carne umana cercheranno di convincervi che non stanno condannando le distruzioni di vite e le limitazioni di libertà imposte dal governo israeliano a Gaza in nome della vita e della libertà della comunità LGBT, ricordate loro che questa stessa comunità ha cancellato un Pride perché non è orgogliosa di una libertà strumentalizzata per distruggere la libertà altrui e ha organizzato un nuovo Pride perché è orgogliosa di sapere che la vita è sempre vita, poco importa se sei israeliano o palestinese, araba o ebrea, queer o eterosessuale: “Razzismo e omofobia sono la stessa identica cosa: non si può affrontare l’omofobia senza combattere il razzismo” scrive Open House.

Ricordate loro anche che questo Pride ha stracciato la loro maschera ipocrita e li ha additati pubblicamente: loro non sono gli avvocati difensori delle persone LGBT, ma coloro che si oppongono ai loro ideali, che contrastano i loro interessi, che inquinano l’ambiente in cui vivono.

 

Pier
©2014 Il Grande Colibrì
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9 commenti

  • @Pier: Ti ringrazio per le tue interessanti risposte! 🙂
    é raro incontrare qualcuno preparato che scrive cose interessanti e con cui é possibile dialogare. di questo ti ringrazio.

    sulla partita di calcio: hai ragione. sì. condivido.

    é un meccanismo automatico che si mette in moto. c'é odio, odio ovunque. é terribile da vedere e sinceramente mi stressa enormemente. io chiudo dopo un pò internet e in generale cerco di non discutere con i tifosi. non ha senso.

    sul pinkwashing. condivido in parte quello che hai detto.

    io separarerei il pinkwashing dalle critiche che si possono fare ad israele per come tratta le minoranze sessuali.

    Il record di israele in materia LGBT é lungi da essere perfetto e certamente essere il nipote più amato quando sei l'unico nipote (traduzione: il paese più gay friendly quando sei l'unico dove essere omosessuale non é illegale) é un pò facile.

    si possono avanzare mille critiche alla situazione e il movimento LGBT lotta per migliorare la situazione. Il problema dei ragazzi che fuggono da gaza e dalla west bank é drammatico ed é da molto tempo che andava riformata la legge.

    questo dibattito, queste critiche, sono normali e legittime.

    ma il pinkwashing non é questo.

    hai detto tu benissimo quello che non va con il pinkwashing.

    in teoria poteva essere un concetto interessante se, come hai ben detto, era uno strumento per la critica delle ipocrisie sui diritti lgbt di tanti paesi che si presentano come gay-friendly. un concetto di questo tipo andrà popolarizzato perché troppi gay nei paesi occidentali danno per scontate libertà che sono recenti ed estremamente fragili.

    ma il pinkwashing non é quello. non é stato inventato per quello ed é un concetto completamente discreditato ai miei occhi.

    quindi ben venga il dibattito ma per me il pinkwashing e, ripeto, tu hai descritto molto bene quello che é, va solo dimenticato.

    e ora i'm off

    Grazie ancora!

    Ogni Bene

  • Mah in giro circola tanta roba.

    Che sia circolata anche questo non mi sorprende.

    Vai online e ti si apre l'abisso dell'orrore. foto ritoccate, foto riprese da altri conflitti e fatte passare per foto su gaza (e più é orrenda meglio é, senza nessun rispetto per i morti, la fiera dei corpi straziati da esibire, vomitevole) , notizie false, rumori deliranti.

    ricordo che sempre in tema LGBT quando Israele ha riconosciuto i diritti LGBT ed é divenuto una capitale LGBT si é inventato, ripeto Inventato, il Pink Washing.

    Dopo il rapimento ho visto "anti-israeliani" che facevano passare in giro una foto di un ragazzo dai capelli rossi con sotto la domanda: "é questo il ragazzo sparito?" e borda i commenti deliranti e le teorie del complotto sui 3 ragazzi che stavano bene, benissimo, e la cui scomparsa era usata per attaccare i palestinesi.

    allora ha fatto bene la open house ha emettere un comunicato e si fa bene a condannare questo episodio. comunque io ci tengo a notare anche un fatto e cioé che in israele la morte del ragazzo ha provocato emozione e un'infinità di polemiche

    Perché israele é una società libera che non cessa di interrogarsi e giudicarsi

    Io, come anche moltissimi israeliani che conosco, provo una pena infinita per Muhammad Abu Khdeir. Ogni volta che vedo la sua foto provo una tenerezza infinita per lui e mi si stringe il cuore.

    é stato dichiarato vittima di un atto di terrorismo, i suoi assasini sono stati arrestati. basta? no come non basta nel caso dei 3 ragazzi cui i leader e media palestinesi si riferiscono come "coloni".

    i 3 coloni.

    eh sì. i 3 coloni.

    • Eitanyao, purtroppo il conflitto israelo-palestinese viene vissuto sempre come una partita di calcio: la maggior parte del pubblico pensa solo a fare il tifo e non riesce a vedere l’umanità del “nemico”, che diventa solo carne da maciullare o da esibire…

      Per quanto riguarda il pinkwashing, credo che le accuse mosse contro il governo israeliano siano fondate, ma anche molto criticabili. Vediamo le cose con un po' di calma…

    • Perché le accuse di pinkwashing sono fondate?
      Perché molti politici della destra israeliana strumentalizzano davvero i diritti delle persone LGBT: persino dei ministri (aveva fatto scalpore ad esempio Yuli Edelstein) hanno fatto grandi dichiarazioni all’estero su Israele unico paradiso degli omosessuali in Medio Oriente… per poi contrastare a spada tratta qualsiasi riconoscimento dei loro diritti in patria. E’ difficile vedere in questo atteggiamento schizofrenico qualcosa di diverso da un tentativo di confondere le acque e nascondere la polvere sotto il tappeto.
      Perché la retorica sui poveri omosessuali perseguitati nella striscia di Gaza contrasta pesantemente con il trattamento che quegli stessi omosessuali subiscono quando fuggono dalla striscia di Gaza e arrivano in Israele: la legge proibisce di concedere loro asilo politico e punisce pesantemente dal punto di vista penale chi li aiuti e molte associazioni israeliane hanno più volte denunciato casi di violenze, stupri e ricatti ai danni di questi ragazzi disperati.
      Perché la retorica sul paese come esempio per il mondo ("Le persone LGBT di tutto il mondo hanno bisogno di Israele" titolava recentemente advocate.com) contrasta pesantemente con l’assenza di vere iniziative per promuovere i diritti nei tanti critici (e giustamente!) paesi confinanti e con i silenzi del governo israeliano nei confronti delle politiche anti-omosessuali dei due campioni dell’omofobia mondiale, l’Uganda e la Russia, entrambi alleati sempre più stretti di Israele.
      Perché Israele continua a proclamarsi paradiso dei diritti delle minoranze, ma, come notava recentemente lo Yedioth Ahronoth parlando principalmente delle discriminazioni subite dai cristiani in Israele, “comparare la situazione dei cristiani in Israele e quella dei loro fratelli in Medio Oriente è populista e vergognoso: la ‘sola democrazia del Medio Oriente’, i cui dirigenti affermano che ‘condivide i valori’ dei paesi occidentali, dovrebbe paragonare la situazione delle sue minoranze alla situazione delle minoranze nei paesi con cui condivide i valori piuttosto che a quella delle minoranze nei paesi del Medio Oriente”. Questa retorica non aiuta il paese a progredire sulla via dei diritti, ma serve solo a giustificare la distanza che la divide dal resto dei paesi occidentali (Italia esclusa, purtroppo per noi).

    • Perché le accuse di pinkwashing sono molto criticabili?
      Perché è assurdo che ogni progresso nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBT sia interpretato unicamente sotto la lente interpretativa del pinkwashing: ogni passo avanti viene giudicato con disprezzo e troppi sembrano incapaci di liberarsi dal pregiudizio dell’ebreo infido e traditore incapace di fare una cosa senza in realtà volerne fare un’altra.
      Perché il complottismo che vorrebbe il movimento LGBT israeliano, le associazioni per i diritti umani israeliane e le forze politiche laiche israeliane in combutta con la (pessima) destra israeliana per far solo finta di difendere i diritti è semplicemente il frutto ridicolo dell’ignoranza: Israele è un paese dove da anni si gioca una sfida a braccio di ferro tra laici e conservatori religiosi e sicuramente i laici non hanno nessuna intenzione di darla vinta ai loro avversari.
      Perché non si capisce come mai quando si parla di pinkwashing alla fine salti fuori quasi sempre e quasi solamente Israele: e gli altri? Se sfrondiamo il concetto da alcune tendenze complottistiche, diventerebbe uno strumento interessante per giudicare l’azione politica di vari stati, sicuramente non solo di Israele. Perché non si parla del pinkwashing del Regno Unito, che con tanta enfasi magnifica i diritti LGBT a quegli stessi paesi africani ai cui profughi omosessuali non riconosce l’asilo politico? O del pinkwashing degli Stati Uniti, tanto indignati per le politiche omofobiche del piccolo Uganda e tanto accondiscendenti con le politiche ugualmente omofobiche della grande Nigeria? O del pinkwashing del Canada, dove politici omofobi hanno proposto di non importare più il petrolio dai paesi arabi per solidarietà alla loro popolazione LGBT solo per spingere progetti locali di estrazione devastanti per l’ecosistema?

  • Dovreste iniziare a mettere la difesa delle persone LGBT di fronte a tutto, anche all'ideologia politica. Così forse le persone LGBT avrebbero qualche risorsa in più, invece che articoli del genere che sembrano usciti dalla rotatorie della Pravda a pieno regime.

    • Diego mi hanno già spiegato che:
      1) questo blog è antisemita perché denuncia solamente le violazioni dei diritti commesse da Israele; in effetti abbiamo parlato di questo stato in ben 37 articoli su 624, con titoli che già da soli risuonano di un cieco odio: "Nozze civili e diritti gay: la battaglia dei laici in Israele", "Transgender, sempre più diritti: il mondo è alla svolta?", "Esercito israeliano aperto ai gay: polemica sulla foto", etc…;
      2) è ora di smetterla di condividere post di questo blog che infestano i social network; piccola nota a margine: sono persone molto coerenti che fino a ieri hanno condiviso decine di volte articoli di questo blog sfavorevoli ai paesi arabi e/o a maggioranza musulmana;
      3) le associazioni LGBT israeliane sono le portavoci di Hamas, che come è noto non vedeva l’ora di essere rappresentata da gay e ebrei, verso i quali nutre un’amicizia incondizionata.
      Ecco, ora che vi siete sfogati, vogliamo parlare dei fatti o no? Perché nelle vostre brillanti analisi i fatti, chissà come mai, latitano sempre…

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