#NoteDagliIslam. Rohingya, il popolo più perseguitato

Le notizie di questa settimana:
Rohingya – Musulmani perseguitati da buddisti
Bangladesh – Un altro blogger laico assassinato
Egitto – L’attrice Hala difende gli omosessuali
Moschea – Le donne musulmane alla guida
Medio Oriente – I sauditi pronti alla battaglia

Rohingya – Musulmani perseguitati da buddisti. I Rohingya fuggono dall’intolleranza della maggioranza buddista in Birmania. E, se gli altri stati li respingono, le Filippine aprono all’accoglienza

Per la maggior parte dei suoi simpatizzanti occidentali, il buddismo è una mentalità profondamente umanistica, meno una religione che una filosofia, uno stile di vita di pace e di armonia. I Rohingya della Birmania, però, hanno una visione ben diversa del buddismo. I Rohingya sono musulmani che vivono per lo più in Rakhine, in Birmania occidentale, al confine col Bangladesh. Oggi, in una nazione per il 90% buddista, ci sono circa 8 milioni di musulmani, di cui circa uno su sei è Rohingya. Per il governo della Birmania, tuttavia, i Rohingya semplicemente non esistono. [nytimes.com]

I musulmani Rohingya sono sistematicamente perseguitati dai connazionali, in gran parte buddisti: cittadinanza negata, lavori forzati, stupri e uccisioni. Per l’ONU sono la “minoranza più perseguitata al mondo” e per altri osservatori sta per compiersi un vero e proprio genocidio. Nel 2013 sono scoppiate violenze nello stato di Rakhine tra buddisti Rakhine e musulmani Rohingya. Quasi 140mila persone sono sfollate e ci sono stati 280 morti. Un rapporto ONU elenca le continue violazioni subite: esecuzioni sommarie, sparizioni, torture, lavori forzati, deportazioni e stupri. [newsweek.com]

Le Filippine sono pronte a dare rifugio ai migranti che fuggono da povertà e persecuzioni in Bangladesh e Birmania. La ministra della giustizia Leila De Lima ha specificato che le Filippine hanno l’obbligo di accogliere e proteggere i richiedenti asilo in quanto il paese ha firmato la Convenzione sullo status dei rifugiati e quella sullo status degli apolidi: “Nella disperazione di lasciare il territorio dove la loro vita o libertà è stata minacciata o i loro diritti umani sono stati seriamente violati, sono perfino diventati vittime consenzienti del traffico di esseri umani“. [inquirer.net]

Bangladesh – Un altro blogger laico assassinato. Il blogger Ananta Bijoy Das è stato ucciso in Bangladesh. E’ il terzo omicidio in pochi mesi: la libertà d’opinione è sempre più sotto assedio.

Ananta Bijoy Das, blogger e organizzatore di marce di protesta, è stato ucciso a Sylhet, nell’ennesimo attacco ai liberi pensatori della società. L’assassinio segue la scia di altri due delitti recenti, in cui sono morti Avijit Roy e Oyashiqur Rahman e di cui sono stati accusati i fondamentalisti. Quattro assalitori lo hanno intercettato, inseguito e accoltellato, secondo quanto riferito da un attivista. I liberi pensatori sono stati ripetutamente bersaglio dei gruppi estremisti in tutto il Bangladesh, ma sembra che la risposta a questi avvenimenti sia, come in passato, scoraggiante. [thedailystar.net]

Egitto – L’attrice Hala difende gli omosessuali. Durante un’intervista in televisione, l’attrice egiziana Mona Hala ha criticato coraggiosamente l’omofobia del governo, anche con battute imperdibili.

Per l’attrice Mona Hala gli omosessuali “dovrebbero essere liberi. L’omosessualità esiste dall’antichità, la storia è piena di omosessuali – e chi siamo noi per giudicarli?“. La presa di posizione di Hala è particolarmente importante perché l’attrice non si è astenuta dal criticare anche precise politiche del governo: “Alessandro Magno ha costruito Alessandria, ma era omosessuale: per questo dovremmo distruggere la città o cambiarle il nome?“. Hala ha sorriso tutto il tempo, ma dietro quei sorrisi c’era un sonoro schiaffo alle regole imposte dai padroni del paese. [ilgrandecolibri.com]

Moschea – Le donne musulmane alla guida. A Bradford (Regno Unito) un gruppo di donne vuole gestire una propria moschea, principalmente gestita dalle donne per altre donne.

Il Consiglio delle donne musulmane (MWC), fondato a Bradford, sostiene che le donne siano state tradizionalmente emarginate nei luoghi di culto. I primi progetti includono servizi studiati in modo specifico per le donne musulmane, per soddisfare le loro credenze religiose, compresi i servizi per il divorzio, il lutto, la consulenza legale, la genitorialità e gli aiuti alimentari ai senzatetto. Bana Gora, tra le fondatrici dell’MWC, afferma che molte delle moschee locali seguono un modello patriarcale e che “la presenza femminile nelle strutture di guida, comitati e commissioni era inesistente“. [theguardian.com]

Medio Oriente – I sauditi pronti alla battaglia. L’Arabia Saudita è sempre più decisa a continuare a imporsi come centro di gravità del Medio Oriente, anche a costo di fare qualche sgarbo a Barack Obama.

E’ cominciato tutto quando l’Iran ha iniziato a creare satelliti fuori dai suoi confini” spiega Jamal Khashoggi, che è stato consigliere di potenti reali sauditi e rimane vicino alle alte sfere del potere. Per come la vede l’Arabia Saudita, Libano, Siria, Yemen e Iraq rientrano tutti sotto l’ombra dell’Iran, chi in maggiore, chi in minore misura. “Forse il sud dell’Iraq è perso definitivamente sotto l’influenza di Teheran, ma per Siria, Libano e Yemen non accadrà“. E dato che questi paesi sono tutti, in vario grado, sull’orlo della disgregazione, “l’Arabia Saudita è lanciata nel business della loro ricostruzione“. [thedailybeast.com]

Obama ha imparato dai propri stessi errori: ha imparato che i paesi arabi del Golfo non accetteranno mai l’avvicinamento tra Washington e Teheran. Tempesta decisiva, l’intervento militare dei governi sunniti in Yemen, ha fatto capire a Obama che l’Arabia Saudita e le altre petro-monarchie del Golfo dovevano rimanere il centro di gravità della regione. Obama ha capito che aveva commesso un errore che altri grandi paesi europei come la Francia avevano invece saputo evitare. [alwatan.com.sa]

L’intervento militare in Yemen è stato il primo effetto del riavvicinamento tra, da una parte, l’Arabia Saudita e, dall’altra, il Qatar e la Turchia. Da allora si sentono effetti fino in Siria. Il nuovo re saudita Salman ha capito che bisognava fare di tutto per favorire non la divisione, ma l’unità dei gruppi armati dell’opposizione siriana. Dall’inizio dell’operazione Tempesta decisiva in Yemen, i combattenti dell’opposizione siriana sono tornati a credere che sia possibile sconfiggere Bashar al-Assad: la Siria sarà la prossima tappa nella svolta storica nei rapporti di forza nella regione. [alaraby.co.uk]

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