Ci sono molte persone omosessuali al Cairo ed è per questo che i giovani appartenenti alle minoranze sessuali decidono di fermarsi a vivere in questa città. Indipendentemente dal suo aspetto moderno, però, la capitale egiziana rimane fortemente religiosa, come il resto del paese: sia la maggioranza musulmana sia il 20% cristiano della popolazione sostengono che alla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) non debba essere garantito alcun diritto.
LGBT nel mirino
Anche se non rischi di essere condannato a morte come in Iran o in Arabia Saudita, potresti comunque andare in prigione per diversi anni. Se fai parte della comunità LGBTQIA non puoi esprimerti liberamente, soprattutto nei centri abitati più piccoli e conservatori, dove i ragazzi vengono picchiati e sono vittime di bullismo già alle scuole elementari. Nonostante non tutte le scuole siano d’impronta religiosa, viene comunque inserita la religione tra le materie scolastiche e tutto ciò che riguarda l’omosessualità viene bollato come peccato, alimentando la vergogna nei giovani.
Per questo la sessualità viene sempre nascosta per proteggere sia la propria vita che la reputazione della famiglia, che verrebbe stigmatizzata se si venisse a sapere di una figlia o di un figlio omosessuali.
Passeggiando per le strade è facile rimanere vittime delle molestie verbali e fisiche, soprattutto ad opera degli ufficiali di polizia. Un ragazzo egiziano, per esempio, racconta di essere stato costretto a spogliarsi e a rimanere in intimo davanti a un poliziotto dopo essere stato minacciato e insultato. In generale l’omosessualità viene vissuta solo come sesso, perché costruire una relazione tra due uomini o due donne è ritenuto impensabile. In tanti hanno rapporti con persone dello stesso sesso per poi sposarne una di sesso opposto e crearsi una famiglia nel pieno rispetto delle rigide norme che la società egiziana ancora impone.
Benedetta TV
Unico motivo di felicità per molti delle nuove generazioni è la cultura occidentale: il fenomeno dell’occidentalizzazione ha fortemente influenzato l’Egitto e vedere persone come Ellen DeGeneres e Elton John che si sposano e creano una famiglia omogenitoriale rappresenta un barlume di speranza per questi ragazzi. L’enorme quantità di film, serie TV e libri a tema LGBTQIA diventa un modo per sentirsi meno soli, per capire che non c’è niente di male nell’essere sé stessi.
È facile giudicare dicendo che basterebbe trasferirsi in un paese migliore, in uno stato che possa garantire un’ampia gamma di diritti civili come in alcuni paesi occidentali. Questa visione, però, non tiene conto non solo delle politiche anti-migratorie, ma anche dei legami familiari, che in Egitto, così come in molte altre parti del mondo, rimangono forti e saldi: lasciare il proprio paese richiedendo l’asilo in un altro stato significherebbe non rivedere più i luoghi d’infanzia e la propria famiglia.
Quello che si può fare concretamente, quindi, è continuare a diffondere la cultura dei diritti civili, anche attraverso canali che ai nostri occhi possono sembrare superficiali o banali come le serie TV. Questi mezzi, infatti, rappresentano per molte persone un’utopia o un possibile futuro: la loro fruizione potrà forse portare nei cuori di questi ragazzi un motivo per alzarsi in piedi e cominciare a combattere per i propri diritti nei rispettivi paesi.
Elisa Zanoni
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