Uganda, bocciatura omofoba di una legge omofoba

Un colpo di scena annunciato è un interessante ossimoro per un linguista e banale routine per un mediocre sceneggiatore di soap opera. E quindi, nell’infinita e logorante telenovela della legge “Kill the Gays“, non poteva mancare l’ennesima svolta sorprendente che ormai sorprende solo chi delle vicende della comunità LGBT (lesbica, gay, bisessuale e transgender) in Uganda si interessa molto saltuariamente: il nuovo provvedimento, che avrebbe dovuto introdurre l’ergastolo per gli omosessuali e che è approvato dal parlamento poche settimane fa, è stato rigettato dal presidente della repubblica Yoweri Museveni (nella foto), come era stato ampiamente previsto (ilgrandecolibri.com). L’unico dubbio degli osservatori riguardava la “scusa” che Museveni avrebbe scelto per motivare il suo rifiuto, tenendo conto che comunque non poteva permettersi di apparire conciliante con l’omosessualità.

Il presidente ugandese nelle motivazioni del suo rifiuto a promulgare la legge ha prodotto così un capolavoro d’ipocrisia: senza mai citare le evidenti quanto imbarazzanti pressioni internazionali, Museveni è riuscito a motivare la bocciatura della nuova legge omofobica con motivazioni che sono un tripudio di omofobia. Oltre ad aggrapparsi alla motivazione tecnica del quorum non raggiunto nella votazione in parlamento (fatto capitato per molte altre leggi che pure sono state firmate senza problemi), il presidente promette un approfondimento “scientificamente corretto” (sic!) in seno al Movimento di Resistenza Nazionale (partito al potere) sull’omosessualità e riassume macabramente così la questione: “Cosa dobbiamo fare con una persona anormale? Ucciderla? Metterla in carcere? Contenerla?“.

Museveni qualche spunto di risposta lo propone già nella sua lettera, senza aspettare l’approfondimento scientifico del suo movimento: secondo lui l’omosessualità maschile sarebbe prodotta a volte da difetti congeniti che richiedono cure mediche e altre volte da “ragioni mercenarie“, cioè dal fatto che i giovani squattrinati si farebbero sedurre dai soldi offerti dai gay. Per questo il presidente ugandese pensa che, per sconfiggere l’omosessualità, lo sviluppo industriale e la modernizzazione del settore agricolo siano più efficaci di una nuova legge repressiva. Per spiegare il lesbismo Museveni aggiunge una terza causa rispetto alle due individuate per l’omosessualità maschile: le donne che non riescono a trovare marito cercherebbero consolazione tra loro… (monitor.co.ug).

Intanto, mentre le pressioni internazionali hanno convinto l’Uganda a fare un passo indietro, almeno fino al prossimo “colpo di scena”, l’ONU (un.org), l’UE (channelstv.com), gli Stati Uniti (state.gov) ed il Canada (theglobeandmail.com) hanno espresso “profonda preoccupazione” per le nuove norme promulgate in Nigeria, dove da pochi giorni unirsi in un matrimonio gay, iscriversi ad un’associazione LGBT o manifestare amore per una persona del proprio stesso sesso sono ufficialmente diventati reati penali (ilgrandecolibri.com). Ma in questo caso le proteste sono state inutili: il governo nigeriano, forte di ingenti riserve di petrolio, può infatti ignorare tranquillamente le proteste avanzate senza troppa convinzione da potenze straniere interessate all’Africa più per le materie prime che per i suoi abitanti.

Al governo del presidente Goodluck Jonathan interessa molto di più garantirsi l’appoggio dei principali leader religiosi in vista delle elezioni dell’anno prossimo. E perseguitare gli omosessuali funziona: la legge ha ottenuto il plauso, tra gli altri, dell’Associazione cristiana (“I diritti umani senza limiti sono il mezzo per distruggere qualsiasi societàpunchng.com) e dalla Società degli studenti musulmani (“Le unioni omosessuali sono non solo immorali, ma anche barbariche e nemiche della cultura africana“; dailypost.com.ng). Il cardinale cattolico John Olorunfemi Onaiyekansi si è “congratulato al cento per cento con il presidente e l’assemblea nazionale per aver difeso apertamente l’istituzione del matrimonio“, ma ha aggiunto poco coerentemente di temere che la legge criminalizzi l’omosessualità (thisdaylive.com).

Intanto la sorte delle decine di presunti omosessuali arrestati nel nord del paese appare poco chiara: i processi contro omosessuali finora non hanno portato a condanne a morte, sebbene la pena capitale possa essere teoricamente comminata dai tribunali islamici della Nigeria settentrionale. La condanna relativamente clemente a subire venti frustate pubbliche che recentemente è stata pronunciata contro un uomo che aveva avuto rapporti sessuali con un altro uomo sette anni fa (bbc.co.uk) potrebbe essere un indizio che la vicenda potrebbe non concludersi nel peggiore dei modi.

Si è invece conclusa tragicamente la vita di Roger Jean-Claude Mbede, un gay camerunese condannato a tre anni di carcere per aver mandato a un altro uomo un SMS d’amore. Dichiarato da Amnesty International prigioniero di coscienza, è morto in circostanze non chiare. A causa di un’ernia, era stato ricoverato in un ospedale, dal quale la sua famiglia lo ha prelevato circa un mese fa. A quanto sembra, i familiari, che hanno sempre vissuto l’omosessualità di Roger come un trauma, avrebbero impedito che ricevesse le cure mediche di cui aveva bisogno e lo avrebbero lasciato morire (abcnews.go.com).

La situazione delle persone LGBT in Camerun, il paese africano nelle cui carceri è detenuto il numero maggiore di omosessuali, è drammatica, come racconta molto bene un documentario di france24.com: dal prigioniero gay che non riesce più a dormire perché subisce violenze sessuali dai compagni di cella al dj che incita in radio al pestaggio dei gay, dal presidente di un’associazione giovanile che minaccia di tirar fuori i machete se venisse legalizzata l’omosessualità alla ragazza transgender che riceve accoglienza solo dalla nonna, emerge con chiarezza un quadro davvero fosco.

Qualche speranza per l’Africa arriva dallo Zimbabwe, dove l’Alta corte a sorpresa ha dato torto alla polizia (swradioafrica.com), che nel 2012 aveva illegittimamente sequestrato documenti e computer all’associazione LGBT GALZ (ilgrandecolibri.com). Piene di speranza sono anche le parole che Joaquim Chissano, ex presidente del Mozambico, ha rivolto ai leader africani: “Bisogna garantire a tutti la libertà e gli strumenti per prendere decisioni informate su aspetti davvero basilari della propria vita: la propria sessualità, la propria salute, quando e con chi avere una relazione, sposarsi o avere figli, senza alcuna forma di discriminazione, coercizione o violenza“. Superare l’omofobia e le altre forme di pregiudizio, ricorda Chissano, permetterebbe di “liberare il pieno potenziale di tutti” (theafricareport.com).

 

Pier
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Aggiornamento (18.01.2014): su internet (scribd.com) è apparsa una copia della lettera di Museveni al parlamento, la cui autenticità non è stata accertata. Leggendo il testo pubblicato, sembrerebbe che la bocciatura del presidente ugandese sia solamente politica e non (ancora?) formale.
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