Mentre fioccano le “curiosità” tra gli eletti britannici al parlamento di Westminster, tra cui figurano una folle complottista convinta che i musulmani vogliano trasformare tutti gli inglesi in transgender e il primo deputato musulmano dichiaratamente omosessuale (che però ha smentito di essere un “candidato LGBT dichiarato“), dagli antipodi (ma pur sempre legati alla corona inglese) arriva una notizia un po’ più seria che poteva essere ben più drammatica.
Due fratelli australiano-libanesi, Khaled e Mahmoud Khayat, sono stati condannati rispettivamente a 40 e 36 anni di carcere per aver tentato, nel luglio 2017, di causare una strage su un aereo da Sydney ad Abu Dhabi della compagnia Etihad che trasportava complessivamente 400 persone e su cui era imbarcato il fratello Amer. Quest’ultimo, inconsapevole kamikaze, sarebbe stato al contempo vittima sacrificale e causa stessa dell’attentato, essendo considerato dai due come un drogato, un alcolizzato, un giocatore d’azzardo e un gay.
L’attentato mancato
Amer doveva andare in Libano e Khaled e Mahmoud, seguendo le istruzioni di un quarto fratello che ha militato nel gruppo terroristico Stato Islamico, lo avevano convinto a trasportare una serie di regali per i familiari, mentre in realtà nel bagaglio erano celate sostanze che avrebbero dovuto causare una reazione chimica e un’esplosione a bordo del volo. Una volta all’aeroporto, però, i due fratelli sarebbero andati nel panico perché all’imbarco il bagaglio era risultato eccessivamente pesante: per evitare di essere scoperti, hanno cercato di rimuovere parte del materiale pericoloso, ma hanno finito per attirare i sospetti della polizia che ne ha seguito le mosse e, dopo l’imbarco del fratello per il Libano, li ha arrestati.
Arrivato a Beirut anche Amer è stato arrestato dalla polizia libanese ed è rimasto in carcere fino allo scorso settembre, quando una sentenza del tribunale locale ha chiarito che era completamente all’oscuro dell’attentato che i fratelli avevano tentato di organizzare. Nel frattempo, però, sembra che abbia subito diverse violenze da parte delle guardie carcerarie libanesi e sia stato costretto a firmare confessioni mendaci. Logico quindi che se ne sia tornato in Australia, dichiarando fedeltà al suo nuovo paese e disconoscendo al contempo quello della sua nascita. Meno logico, forse, ma pure comprensibile, che si dica incredulo della colpevolezza dei fratelli.
Michele Benini
©2019 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì
Aggiornamento del 20 dicembre: abbiamo aggiunto la smentita all’omosessualità dichiarata del deputato britannico.
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