Amrou Al-Kadhi si definisce sul proprio sito “unicorno di professione, queer irachen* non-binary britannic*” [nota del traduttore]. Quando Amrou aveva 11 anni, la sua famiglia si è trasferita dal Medio Oriente al Regno Unito, dove ha studiato e vive ancora oggi, recitando dirigendo film, scrivendo, realizzando performance e facendo la drag queen, con il nome d’arte di Glamrou. L’anno scorso ha pubblicato il suo primo libro, “Unicorn: The memoir of a Muslim drag queen” per HarperCollins (Unicorno. Memorie di una drag queen musulmana), che a maggio sarà ripubblicato da Paperback in brossura col nuovo titolo “Life as a Unicorn: A journey from Shame to Pride, and everything in between” (Una vita da unicorno. Un viaggio dalla vergogna all’orgoglio, e tutto quel che ci sta in mezzo).
Oggi sei un personaggio pubblico, impegnato nella tua identità di persona musulmana LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). Nell’introduzione del tuo libro, tuttavia, scrivi di un momento in cui ti sentivi “troppo gay per gli iracheni e troppo irachen* per i gay” e che essere non-binary ti fa sentire fuori posto nella comunità gay. Cosa ti fa provare questo senso di estreneità in queste due comunità e cosa rende difficile, ancora oggi, essere una persona musulmana LGBTQIA?
Sinceramente, non mi sento più a disagio per le mie identità in quanto tali: provo forza e orgoglio. Ciò non cambia il fatto che ci sono pochissimi spazi in cui percepisco un’accoglienza completa. Sono gay perché per lo più faccio sesso con uomini, ma gli spazi gay mi fanno davvero venire ansia, con la mascolinità iperesibita e il fatto che gli uomini bianchi sono piuttosto razzisti nel sesso (o hanno come regola di non andare a letto con le persone di colore o sono assurdamente feticisti).
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Negli ultimi anni, poi, si è sviluppata una vera e propria islamofobia nella comunità gay: un terzo degli uomini gay sposati in Francia ha votato Marine Le Pen… Credo che così tanti uomini gay abbiano faticato a trovare accettazione all’inizio della propria vita, che da adulti, quando hanno sentito di avere finalmente un posto, riproducono quei meccanismi di esclusione e, sfortunatamente, sono scombussolati dalle persone femminili e di pelle scura come me.
Inoltre, come analizzo nel mio libro, la mia vita familiare e la mia cultura in Medio Oriente erano incredibilmente ostili alla mia identità queer: molti traumi verificatisi durante la mia crescita mi hanno lasciato tante cicatrici. Per molto tempo facevo fatica persino solo ad andare in qualsiasi spazio arabo a causa di ciò che ho vissuto crescendo, ma ultimamente ho usato la mia identità drag per recuperare le cose della mia infanzia in Medio Oriente che erano davvero importanti per me.
Leggendo il tuo libro, vedo che la recitazione e le performance anche da drag sono state molto importanti per te, per il tuo percorso. Ma hai anche subito discriminazioni nella tua carriera. Solo due anni fa hai dichiarato la tua contrarietà nei confronti degli stereotipi nel cinema e del typecasting, cioè del fatto che gli attori di determinati gruppi vengono usati solo per determinati ruoli. Per esempio, hai denunciato il fatto che, in quanto artista arab*, ti hanno proposto solo ruoli da terrorista o, nella migliore delle ipotesi, da antagonista di eroi bianchi…
A dire il vero, se sei un attore gay bianco e mascolino, te la cavi bene di questi tempi… Per le persone effemminate e di pelle scura, è tutta un’altra storia. Cioè, l’industria cinematografica sta cambiando e ora c’è molto più lavoro per le persone di colore, ma sono stat* così penalizzat* che ho iniziato a scrivere sceneggiature per la TV. Prima li scrivevo per starci dentro, ma adesso scrivo copioni anche per gli spettacoli televisivi di altre persone e questa cosa mi ha dato una forza incredibile. Ci sono così poche possibilità di avere spazi autenticamente queer e diversi, così ho pensato: “Ne creerò uno io!“.
Per questo a ogni performer che proviene da una minoranza e che cerca lavoro, io consiglierei: “Scriviti la tua sceneggiatura, va’ su Kickstarter, raccogli un po’ di soldi e fai un cortometraggio. In questo modo puoi scrivere qualcosa che ti rappresenti davvero e rimanere sincer*, che è la cosa più importante”.
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Cosa pensi del typecasting per gli attori della comunità LGBTQIA?
Odio il fatto che gli attori gay che sanno recitare bene spesso devono ridursi a recitare in un modo che sia accettabile per le masse. Vorrei che le persone queer potessero recitare in modo più autenticamente trasgressivo e “sgradevole”… E poi, perché tutti i gay devono essere così carini sullo schermo? Penso che questo aumenti il sentimento di vergogna tra le persone queer, perché non si sentono all’altezza di quegli standard estetici. Sarebbe bello, invece, vedere sullo schermo delle rappresentazioni più autentiche.
Una volta gli attori dovevano nascondere il proprio orientamento sessuale al lavoro, come nel caso di Rock Hudson o Richard Chamberlain. Mentre ci stavamo liberando di questo, ora si sta affermando una nuova tendenza per cui i personaggi gay dovrebbero essere interpretati da attori gay, che rischiano di essere scritturati in base alla loro sessualità. Che cosa ne pensi?
Non ho una risposta netta sul tema. Mi sembra che gli attori etero vengano talmente celebrati ogni volta che hanno il “coraggio” di recitare un ruolo gay che, insomma… vaffanculo! Non state mica facendo beneficenza, cazzo! Mi piacerebbe vedere un’industria cinematografica in cui le persone gay siano prese in considerazione per qualsiasi ruolo, e non solo per quelli gay, e a quel punto penso che avrei meno problemi con gli attori etero che interpretano ruoli gay. Quello che odio è il fatto che così spesso la gayezza è interpretata dagli attori etero dandole un forte senso di mascolinità, ma è un peccato non vedere sullo schermo ruoli gay più autenticamente femminili. Questo farebbe davvero la differenza.
Invece agli attori cisgender non dovrebbe essere permesso di recitare ruoli trans, punto e basta. Per gli attori trans è già così assurdamente difficile trovare un ruolo, e comunque non sono mai chiamati a interpretare ruoli cis. Quindi, davvero, vaffanculo a Jared Leto in Dallas Buyers Club [film di Jean-Marc Vallée del 2013; ndr]: ci sarebbe dovuto essere un attore trans, che avrebbe potuto avere un’opportunità che gli avrebbe cambiato la vita. Mi fa ancora incazzare il fatto che non sia stato così.
Il cinema contribuisce a diffondere gli stereotipi islamofobici, ma l’islamofobia e il razzismo sono presenti nella società ed essere LGBTQIA purtroppo non è un antidoto. Da alcuni anni partiti di estrema destra come il Rassemblement National (Raduno nazionale; RN) in Francia stanno avendo successo anche tra le persone LGBTQIA, mentre in Italia diverse persone LGBTQIA hanno espresso il proprio sostegno a un altro partito di estrema destra, la Lega di Matteo Salvini. Qual è la situazione nel Regno Unito e come pensi che stia evolvendo?
In questo momento la Gran Bretagna è un posto di merda, così come la maggior parte dei paesi europei. In sostanza, il capitalismo sta mostrando di aver fallito e di aver radicato una disuguaglianza così forte. Tuttavia la destra, avendo un grande controllo sui media, è riuscita a gettare la colpa del fallimento del capitalismo sulle persone migranti e musulmane, accusandole o di venire a rubare tutte le nostre risorse o di venire a distruggere la democrazia occidentale. Hanno riformulato il dibattito in modo tale che non guardiamo agli errori che hanno commesso loro e che stanno distruggendo la società, ma incolpiamo di tutto una minoranza vulnerabile.
Il capitalismo ha fallito più e più volte, ma ogni volta che lo fa la responsabilità viene fatta ricadere sugli immigranti vulnerabili e sui musulmani pacifici. Con il voto sulla Brexit essenzialmente la gente ha rigettato lo status quo capitalista, ma il voto è stato trasformato in un progetto xenofobo. E questo sta accadendo dappertutto in Occidente. Tuttavia, penso che il coronavirus stia rivelando le linee di frattura del capitalismo, dai danni provocati dal settore privato alle problematiche dell’individualismo, in un modo che la destra non può controllare. Forse una volta che ne saremo fuori, avremo una società più compassionevole, che valorizza gli altri e il loro contributo. Oppure si darà la colpa ancora una volta agli immigrati, come Donald Trump e Boris Johnson stanno provando a fare. Quindi forse siamo solo nella merda!
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Spesso si pensa che una persona non possa proprio essere musulmana e LGBTQIA, ma sappiamo che non è così. Hai parlato di sacche di queerness nel Corano, un’affermazione che potrebbe far strabuzzare gli occhi a molti attivisti tanto musulmani quanto LGBTQIA. Ci parli un po’ del lato queer del Corano?
Non voglio svelare troppo del mio libro, ma penso che sia importante che la gente sappia che l’islam per secoli è stato molto tollerante e che nella storia islamica ci sono esempi di ogni tipo di diversità di genere e sessuale, con pratiche come il sufismo che sono incredibilmente diverse. Anche nel Corano non c’è nessuna esplicita condanna dell’omosessualità e ci sono esempi di poesie islamiche di secoli fa piene di desiderio omoerotico.
Sfortunatamente, il colonialismo britannico ha esportato l’omofobia, l'”illuminismo” sessuale e la tassonomia dei generi in Medio Oriente e nel sud del mondo: l’eredità del colonialismo britannico è una delle ragioni per cui oggi il Medio Oriente è così ostile alla diversità. Quindi, a chi in Gran Bretagna guarda il Medio Oriente e pensa che sia retrogrado, chiederei di confrontarsi prima con la sua storia coloniale, che nelle scuole britanniche non viene nemmeno insegnata. Mi chiedo perché…
Pensi che oggi esista una comunità musulmana LGBTQIA e che esprima una propria cultura? Le esperienze musulmane LGBTQIA in Europa hanno un impatto nei paesi a maggioranza musulmana? In particolare, nelle comunità islamiche europee, oggi è possibile essere apertamente LGBTQIA? La tua fede è presente anche quando sei Glamrou ed è presente in alcune delle tue esibizioni e spettacoli: come ha reagito a ciò la comunità musulmana nel Regno Unito?
Ho ricevuto minacce di morte e ogni tipo di manifestazione d’odio. Poi ci sono anche molte persone che mi ringraziano. Ci sono molti spazi musulmani queer in tutto il mondo. Penso che le persone musulmane queer siano sempre esistite e che anche se viviamo ai margini, siamo comunque qui. Per quanto riguarda chi compra i biglietti dei miei spettacoli drag, sa che trasgredirò sempre e che supero i limiti. Ho sempre fatto così, considero il mio lavoro costruire costantemente contro-narrazioni rispetto a quelle dominanti nel mondo. Non asseconderò mai l’essere bianchi o l’eternormatività o chi non riesce a gestirli: ciao ciao stronzi.
A causa della pandemia di COVID-19, il Muslim Pride, creato dall’organizzazione musulmana LGBT britannica Imaan, sarà rimandato, ma tu l’11 aprile avresti dovuto essere sul palco. Puoi raccontarci di questo evento e del perché è stato organizzato?
Non è il mio evento, quindi non farò troppi commenti, ma ero molto entusiasta di potermi esibire e di celebrare la ricca storia delle persone musulmane queer. Non siamo una novità, e sarebbe stato importante per noi riunirci in uno spazio e celebrare la nostra comunità e la nostra lunga storia. Ma sembra che si farà un’altra volta, vedremo!
[nota del traduttore: Amrou Al-Kadhi ha un’identità non binaria e si riconosce nel pronome “they”, che in inglese permette di non dare una connotazione di genere. L’uso del pronome “loro” in italiano, invece, non permette di evitare la connotazione di genere nella costruzione delle frasi: per questo abbiamo fatto ricorso a perifrasi e, quando necessario, all’uso dell’asterisco]Valerio Barbini
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: ©Lelia Scarfiotti / elaborazioni da pxfuel (CC0) / da Madonna Celeb (CC BY 2.0) / Il Grande Colibrì


