Omofobia e islamofobia: la sfida dei musulmani LGBT

Una manifestazione contro la demonizzazione dell'islam

In Francia la discussione sul razzismo e sull’islamofobia all’interno della comunità LGBT è già avviata, anche grazie a Didier Lestrade (intervistato anche dal Grande Colibrì). In Italia, invece, la questione fatica a porsi: per l’attentissimo Ivan Scalfarotto non esiste neppure, mentre Giovanni Dall’Orto afferma: “Magari il mondo gay fosse islamofobo, così come cristianofobo, giudeofobo, buddistofobo e induistofobo! Magari! Da parte dei gay sarebbe pura e semplice legittima difesa!” [Il Grande Colibrì]. Eppure si tratta di dinamiche speculari a quelle che alimentano l’omofobia nelle comunità musulmane, come ha fatto notare l’imam omosessuale Ludovic-Mohamed Zahed in un intervento a Milano qui tradotto e trascritto. Per chi voglia approfondire, suggeriamo anche il racconto della sua esperienza [Il Grande Colibrì] e le sue riflessioni sull’omonazionalismo [Il Grande Colibrì].

* * *

Nel 2010, quando abbiamo fondato l’associazione Omosessuali musulmani di Francia (Homosexuel-les musulman-es de France; HM2F), ci siamo resi conto che avremmo dovuto combattere contro l’omofobia all’interno delle comunità musulmane di Francia e contemporaneamente contro l’islamofobia ed il razzismo all’interno della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Perché non stai facendo un favore agli individui che compongono queste comunità se lasci che si chiudano nelle proprie fobie!

La psicologia definisce la fobia come una paura priva di una motivazione. Prendiamo, ad esempio, l’aracnofobia: se ne soffri, non sai per quale motivo hai paura dei ragni, ma comunque riuscirai sempre a trovare mille argomenti per dirti che hai ragione ad avere paura dei ragni. Allo stesso modo, la paura dell’islam basata sul fatto che il Corano vieterebbe l’omosessualità è una fobia, una paura senza motivazione, dal momento che, come ho già spiegato [Il Grande Colibrì], nel Corano non c’è scritta nessuna condanna dell’omosessualità.

Insomma, coloro che affermano che sarebbe un dovere difendersi dai musulmani perché i musulmani vogliono uccidere gli omosessuali, fanno lo stesso discorso di quei musulmani che affermano che bisognerebbe difendersi dagli omosessuali perché, secondo loro, gli omosessuali sarebbero le persone più razziste e più islamofobe o, in ogni caso, la lotta per i diritti delle persone LGBT e per il loro rispetto all’interno dell’islam sarebbe un complotto di alcuni politici contro i musulmani in Europa. Questa tesi è esposta per esempio da Tariq Ramadan in un articolo del 2009 dal titolo “Islam e omosessualità”, in cui pone la questione in termini politici e non teologici.

Dal mio punto di vista, prendersela con i musulmani porterà queste persone a chiudersi nelle proprie comunità e non sarà di aiuto nella promozione dei diritti delle donne o delle persone LGBT tra i musulmani, nelle loro moschee, nelle loro famiglie, nei loro centri comunitari. Allo stesso modo, prendersela con gli omosessuali con il pretesto delle tradizioni religiose non sarà di aiuto a rendere la società più aperta nei confronti delle istituzioni religiose.

 

Leggi tutta la serie di interventi di Ludovic-Mohamed Zahed

 

Ludovic-Mohamed Zahed, imam, psicologo e antropologo
traduzione di Pier
©2015 Il Grande Colibrì

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6 commenti

  • Vedo con nessun favore e certa inquietudine il diffondersi di discorsi in cui l'omosessuale torna ad essere presentato in termini negativi (non mi riferisco a questo post in particolare, parlo in generale di discorsi che cominciano a circolare online): razzista, islamofobo, omonazionalista (sic!), pinkwasher e chi più ne ha più ne metta.

    Lo vedo con inquietudine perché temo che presentando l'omosessuale in termini negativi non si finisca per riattivare i numerosi stereotipi omofobi che sono ancora presenti nelle società anche più gay-friendly (non mi riferisco all'Italia che é un caso a parte in europa occidentale) ma che al momento (ed é un momento estremamente recente) non sono "attivati" nel discorso pubblico (ma che possono tornare molto facilmente ad esserlo riportando la percezione e il discorso pubblico sull'omosessualità indietro di decenni in pochissmo tempo).

    Sul post in particolare 3 punti per me inaccettabili:

    1) si parla di una presunta "islamofobia" e razzismo presenti nella comunità LGBT
    2) li si pone nello stesso livello – fenomeni comparabili, dinamiche speculari- de "l' omofobia all'interno delle comunità musulmane"
    3) si afferma che questa "islamofobia" "non sarà di aiuto nella promozione dei diritti delle donne o delle persone LGBT tra i musulmani"

    I punti due e tre per me sono totalemente inaccettabili e li rifiuto in blocco.

    Il punto uno é un'affermazione perentoria quanto generica a sostegno della quale bisogna apportare elementi (oltre a quello che nella direzione del FN ci sono tanti gay possibilmente) anche perché i gay hanno il diritto di criticare l'islam (e I'ebraismo e il cristianesimo e la Soka Gakkai etc…..). Un chiarimento su cosa si intende per "l'islamofobia ed il razzismo all'interno della comunità LGBT" sarebbe necessario anche per evitare il rischio che alcuni finiscano per equiparare la critica dell'islam con un presunto pregiudizio "islamofobo".

    Sono sempre stato favorevole ai dibattiti nel seno delle comunità LGBT (l'ho invocato e invoco da anni per il caso vaticaliano dove purtroppo la tendenza é stata sempre al silenzio immobile). Gli omosessuali sono esseri umani normalissimi ed é quindi ovvio che vi siano omosessuali fascisti (per la gioia di Buruma), razzisti, stronzi ( invero sotto certi soli ci sono persino gruppi che paiono composti da soli gay stronzi) e quant'altro. Quando ero a londra un gruppo LGBT – un gruppo Vero di attivisti Veri che lottavano Davvero per i diritti- con cui collaboravo face un grande lavoro per esempio sulle violenze domestiche (altro tema di cui non si parla mai). Si può quindi ovviamente dibattere di tutto e in particolare del razzismo nel seno della comunità LGBT. Ma, almeno per me, non in questi termini

    Ogni bene

    • Quando un attore sociale acquista forza e visibilità e diventa un protagonista della società credo sia normale ed inevitabile che subisca critiche (e autocritiche), anche se molte critiche al movimento LGBT sono indubbiamente degli escamotage per nascondere un’omofobia che fatica sempre di più a dirsi esplicitamente tale senza vergogna. D’altra parte, la centralità del movimento LGBT implica che le sue scelte acquistino un’importanza non solo nel campo “limitato” delle sue battaglie, ma anche nel contesto sociale, politico e culturale più ampio (cosa che spesso il movimento, soprattutto in Italia, ancora oggi fatica a comprendere).

    • Per quanto riguarda razzismo e islamofobia, personalmente credo che siano problemi presenti tanto nella società in generale quanto nella comunità LGBT, ma questo non significa (e lo dici anche tu) che non ci sia un problema e che non occorra affrontarlo. Servono elementi per discuterne? Verissimo, ma la mancanza di dati mi sembra riflettere più una sottovalutazione del problema che una sua dimensione ridotta. Anche perché gli elementi presenti sono pochi (se escludiamo le testimonianze delle persone LGBT appartenenti alle cosiddette “minoranze etniche”), ma non dipingono un quadro roseo: parlano di razzismo in termini poco lusinghieri numerose indagini qualitative e le indagini quantitative rincarano la dose (secondo l’indagine più recente, condotta da FS nel Regno Unito, dichiara di aver subito atti di razzismo all’interno della comunità l’80% dei neri, il 79% degli asiatici e via discorrendo). Un dato “curioso”: secondo una ricerca di Michael Carosone negli Stati Uniti, gli italo-americani continuano a subire discriminazioni all’interno della comunità LGBT, soprattutto quando hanno origini meridionali e la pelle più scura.

    • Per quanto riguarda l’islamofobia, concordo che non bisogna confonderla con una censura alle critiche all’islam, legittime e da difendere, e aggiungo che – come ho scritto altrove (La Falla, n. 3) – concordo con Dalal El-Bizri, intellettuale libanese, quando dice che “islamofobia” è prima di tutto la paura diffusa da stati come l’Arabia Saudita o da organizzazioni come Stato islamico (“paura della morte, della messa all’indice, della prigione, della flagellazione, dell’assassinio, una paura intima, vicina”). Esistono però discriminazioni ingiustificate nei confronti delle persone di fede musulmana o di origini musulmane.

      Come spiega altrove lo stesso Zahed [ilgrandecolibri.com], l’associazione di musulmani LGBT che ha fondato ha dovuto affrontare un boicottaggio esplicito da parte delle altre associazioni LGBT che non ha paragoni con l’esperienza vissuta dai gruppi di credenti cristiani, ebrei o di altra fede, motivata pubblicamente con parole assurde (“I musulmani hanno la lingua biforcuta”). Quando abbiamo organizzato a Parigi l’incontro di CALEM (Confederazione delle associazioni LGBTQI euro-africane musulmane), le associazioni LGBT della città hanno avuto una discussione feroce sull’opportunità di concedere una sala per un incontro pubblico sul tema “Omosessualità e islam”. E in Italia, ricordo ancora il presidente di un’associazione nazionale scagliarsi pubblicamente contro l’opportunità di partecipare a iniziative contro il razzismo “perché non voglio marciare con chi vuole aprire una moschea a Milano”, con la platea concorde.

      E’ ingiustificabile, dal mio punto di vista, chi nega (in termini tanto descrittivi quanto, ancor più assurdamente, prescrittivi) la possibilità che una persona musulmana possa vivere la propria religione e la propria spiritualità in modi diversi da quelli previsti dagli wahabiti o dai jihadisti. Fermandoci ai commenti degli ultimi due giorni agli articoli di Zahed che stiamo pubblicando, alcuni lo definiscono gentilmente “scemo”, altri (atei dichiarati!) lo accusano di apostasia, perché un musulmano non “può” e non “deve” pensare in modo non oscurantista, altri ancora pensano che sia un membro di un’organizzazione fondamentalista che vuole uccidere i gay e che dice “baggianate per accaparrarsi eventuali fedeli” (sic!). Un paio gli hanno simpaticamente augurato di farsi tagliare la gola, uno di farsi buttare dal tetto di un palazzo. Forse è il caldo a fare brutti scherzi (ma d’inverno le cose non vanno molto meglio), forse sui social network girano molte persone mentalmente squilibrate, ma quello che mi preoccupa di più è il silenzio di tutte quelle persone che pure si stracciano le vesti (spesso giustamente) appena un personaggio pubblico balbetta una frase vagamente omofobica.

      L’assurdità di certi pregiudizi è poi confermata dal fatto che persone che erano musulmane e che oggi sono atee, agnostiche o di altre fedi spesso continuano a subire discriminazioni.

    • Che orrore quei commenti che hai citato. che mondo sempre più torvo é il nostro 🙁

      Al di là delle differenze di opinione esistenti tra di di noi -che sono molte 🙂 – vi leggo quando posso e talora commento perché siete, come ho detto spesso in passato, una delle migliori pagine LGBT nell'ambito italofono. Fate un eccellente lavoro e vi rinnovo i miei complimenti. Da Ateo tendo a non entrare nelle questioni religiose e infatti evito di commentare post religiosi.

      Ho scritto commenti ai post e alle critiche, per me inaccettabili, di Ludovic perché sinceramente penso che in europa stiamo andando contro un muro e i commenti orripilanti che citi nella tua risposta non fanno che confermarmelo. Io vedo due (come minimo) impasse in cui si trova prigioniera l'europa, due cul de sac da cui io non so come usciremo: il primo é l'euro e il secondo é il fallimento della relazione con le comunità musulmane.

      Sinceramente io penso che le cose vanno di male in peggio e sono molto preoccupato e sinceramente debbo dirti che le comunità musulmane non hanno risposto come avrei sperato. Lo lamento profondamente

      Sulla comunità LGBT e i pregiudizi:

      Mi perdonerai se ignoro l'omonazionalismo e il pinkwashing perché per me non esistono, sono narrative, costruzioni verbali, parole vuote. non rispondo mai a chi parla di pinkwashing perché sarebbe degnare il concetto cosa che io non intendo fare.

      Sul razzismo e le comunità LGBT invece: la mia esperienza delle comunità LGBT in varii paesi occidentali non é quella di una comunità razzista, anzi. La mia esperienza é quella di una comunità più aperta, più curiosa e più disponibile all'incontro con l'altro che la popolazione in generale.

      Io sono un "moro" scuro di capelli e dalla pelle "mediterranea", uno che -soprattutto se porta la barba- viene scambiato per arabo dagli arabi … sono controllato per ore negli areoporti, i poliziotti mi guardano poco convinti della mia probità e so benissimo cos'é la xenophobia ma non nella comunità LGBT dove anzi l'esotico, il moro, soprattutto nei paesi nordici di solito piace.

      Tra le statistiche sarebbe interessante osservare il numero di matrimoni o unioni civili "interracial" (sic! Non ci sono razze e per me il termine é orrendo ma lo uso per convenienza) perché non mi sorprenderebbe se la loro percentuale fosse maggiore nelle coppie gay che in quelle etero.

      Naturalmente ci sono gay razzisti, l'ho detto e lo ripeto e concordo con te sul fatto che i pregiudizi esistono, ma la comunità rosa dal razzismo che pare descrivere te non corrisponde alla mia esperienza.

      Questa frase di Pym Fortuyn che non amava affatto l'islam riassume bene la situazione almeno fino a poco tempo fa: “I’ve nothing against Moroccans – after all, I’ve been to bed with so many of them”

    • quello che si esiste é una grande "diffidenza" – per usare un eufemismo- nei confronti, in particolare ma non solo, della religione musulmana

      Noi gay, noi LGBTQI siamo appena usciti da 2000 anni di persecuzioni in occidente, da un tentativo costante di farci sparire non solo fisicamente ma anche cancellare ogni traccia della nostra esistenza.

      I gay hanno il diritto di non amare la religione, i monoteismi e in questo caso l'islam. non é una fobia, é una reazione razionale, normale e comprensibile. Il commento tuo e la citazione di Dalal el-bizri vanno bene salvo che per me non é "islamofobia" (termine che peraltro non accetto come valido e sinceramente tutto questo patologizzare il dibattito pubblico mi risulta insopportabile),

      Io speravo che le cose migliorassero, che dopo decenni di immigrazione di massa a questo punto vi fosse un'integrazione delle comunità e che la diffidenza lasciasse il passo a una relazione se non di accettazione reciproca per lo meno di "tolleranza" indifferente

      Invece sta succedendo il contrario, purtroppo.

      anch'io sono stato oggetto online di abusi, censure e insulti e condivido la tua sensazione che c'é sempre più odio e intolleranza online. hai, avete come sempre la mia solidarietà Pier.

      Ogni bene e un abbraccio

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