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Siamo solidali con il movimento #BlackLivesMatter [Le vite nere contano; ndr] e le centinaia di migliaia di persone queer di colore che accedono alla nostra app ogni giornoha scritto la più nota app di incontri per uomini del mondo – Continueremo a combattere il razzismo su Grindr sia attraverso il dialogo con la nostra comunità sia con una politica di tolleranza zero verso il razzismo e i discorsi d’odio sulla nostra piattaforma. Come parte di questo impegno, e sulla base dei vostri feedback, abbiamo deciso di rimuovere il filtro su base etnica dalla nostra prossima versione“. E subito dopo Grindr anche le app concorrenti Scruff e Jack’d hanno deciso di prendere la stessa decisione.

Occhi chiusi

La lotta al razzismo di Grindr continua più agguerrita che mai: in fondo l’azienda ci ha messo solamente qualche anno a prendere una decisione chiesta con insistenza da molti utenti. E lo ha fatto dopo aver trasformato per lungo tempo il filtro che permette di escludere gli utenti su basi razzist… ehm, etniche in un servizio a pagamento riservato agli utenti Xtra (che spendendo qualche soldino possono godersi il privilegio di non mischiarsi con la marmaglia del colore sbagliato). Il filtro su base etnica, ricorda l’attivista nero Alexander Leon, “ha contribuito a normalizzare l’idea che le ‘preferenze’ razziali dei bianchi negli incontri siano legittime, invece che il risultato di un condizionamento sociale discriminatorio che idealizza la bellezza eurocentrica“.

Le app di incontro non hanno fatto nessuna autocritica, ma anzi oggi si presentano addirittura come paladine della lotta al razzismo, pavoneggiandosi per una decisione presa con gravissimo ritardo, a cui si accompagna il lassismo nel combattere la piaga delle frasi discriminatorie nei profili e degli insulti nei messaggi privati. Tutte esperienze comuni per gli utenti non “bianchi”, ma non solo. L’attivista trans bianco Jacob Edwards racconta: “Ho segnalato tantissimi abusi, messaggi e minacce davvero terribili mentre usavo l’app. Solo per scoprire che gli utenti segnalati tornavano con un nuovo account o mantenevano il loro account di partenza“.

grindr app incontri gayAcqua di rose

Ora però ci sarà finalmente la vera svolta? Possiamo fidarci di un’azienda che ha annunciato innumerevoli volte di aver preso provvedimenti per proteggere i propri utenti nei paesi dove gay e bisessuali rischiano la morte, per poi scoprire che in realtà non aveva fatto nulla? Possiamo fidarci di un’azienda che, costretta a cambiare proprietario per motivi di sicurezza, trova un acquirente legato a doppio filo proprio a quel proprietario, come ha scoperto proprio in questi giorni Reuters? O sarà l’ennesimo fumogeno per nascondere quello che l’azienda fa davvero o per sviare l’attenzione proprio dallo scandalo che Reuters ha fatto emergere?

Probabilmente sarà la nuova edizione della grande rivoluzione annunciata a settembre del 2018 con la nascita di Kindr, la nuova politica aziendale che avrebbe dovuto spazzare via razzismo e intolleranza dall’app più usata dai bisessuali e dai gay del mondo intero. La rivoluzione fu affidata allo staff del sito INTO, proprietà di Grindr, che venne poi licenziato in massa nel gennaio del 2019. Kindr, insomma, è sopravvissuto appena un quadrimestre. Mufseen Miah, direttore finanziario di Pride In London, l’ha qualificata, con un leggiadro eufemismo, come “campagna di marketing all’acqua di rose“. Più esplicitamente, era stata l’ennesima presa in giro. Ma non l’ultima, ovviamente.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

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