Le cosiddette “terapie riparative” (o “terapie di conversione”) sono un problema in tutto il mondo: attraverso violenze fisiche, psicologiche e/o sessuali, pseudo-medici promettono (invano) di “curare” bisessualità, omosessualità e transgenderismo, trasformando chiunque in una “perfetta” persona cisgender eterosessuale. Queste pratiche causano danni fisici e traumi mentali a molte persone anche in Italia, ma Javaid Rehman, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, ha lanciato un allarme particolare per la repubblica islamica.
“Cure” crudeli
Rehman riporta in parte fatti già noti: “Le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender [LGBT] si sentono dire spesso che la loro non conformità di genere o la loro attrazione verso persone dello stesso sesso rappresenterebbe un cosiddetto disturbo dell’identità di genere e che per ‘curarle’ sarebbe necessaria una terapia ‘riparativa’ o un’operazione chirurgica di riassegnazione sessuale”. Il rapporto precisa che il governo di Teheran smentisce che questi trattamenti siano imposti a chi li subisce.
Javaid Rehman aggiunge però alcuni dettagli molto meno noti, che riguardano gli atroci tentativi di “guarire” persone minori sospettate di sviluppare una sessualità non conforme ai modelli eteropatriarcali: “Ci sono informazioni che indicano che ad alcuni bambini LGBT vengono inflitte scariche elettriche e vengono somministrati ormoni e forti medicamenti psicoattivi”. Il relatore ONU spiega che “queste pratiche costituiscono atti di tortura e trattamenti crudeli, inumani e degradanti”.
Ancora reato
Il rapporto ricorda ancora: “I rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso consenzienti possono essere puniti con la pena di morte: l’applicabilità di questa sanzione dipende dalla religione e dallo stato civile delle persone coinvolte e dalla natura degli atti (passivi o attivi). ‘Baci e contatti motivati dal desiderio’ tra persone dello stesso sesso possono essere puniti con la fustigazione”.
Il quadro giuridico ha anche ripercussioni più ampie: “La criminalizzazione degli atti consensuali tra persone dello stesso sesso legittima la violenza degli attori statali e dei privati cittadini, in particolare legittima il ricorso a torture, pestaggi e stupri da parte delle forze di polizia e di giustizieri autoproclamati. Le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono continuamente perseguitate e, se vengono arrestate, non hanno diritto a un processo equo”.
Poche speranze
Purtroppo non ci sono segnali di cambiamento per il futuro: il regime non sembra avere nessuna intenzione di allentare l’oppressione con cui schiaccia le minoranze sessuali. Anzi, riporta ancora Javaid Rehman, “alcuni alti funzionari descrivono le persone appartenenti alla comunità [LGBT] usando espressioni d’odio, in particolare definendole ‘subumane’ o ‘malate’”. La situazione, insomma, è davvero terribile e merita tutta l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Come la merita la situazione altrettanto terribile in altri paesi alleati dell’Occidente su cui si preferisce chiudere gli occhi. Ma questo è tutto un altro discorso…
Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da ebrahim (CC0) / da Max Pixel (CC0)


